‘Assalto a un tempo devastato e vile’

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ASSALTO A UN TEMPO DEVASTATO E VILE
Oscar Mondadori
€ 6.80
2002 [edizione peQuod: 2001]

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Periferie chimiche e degradate tanto quanto le vite che le abitano, figure di attori anonimi e feroci di una vita metropolitana che sta sotto gli occhi di tutti e che nessuno osserva, rifiuti tossici, fame, lotte occulte: è il teatro disumano di cui si parla in questo libro. Gli snodi della tangenziale milanese assistono impassibili a vicende impressionanti di sottovita; Primo Moroni muore e con lui un intero universo; un uomo viene disseppellito davanti agli occhi di un bambino, a dieci anni dalla morte, ed è spaventosamente intatto; un commesso della Rinascente prende a schiaffi Pippo Baudo in un punto imprecisato degli anni Settanta; in una Sicilia diafana si consuma la più bella storia d’amore della Prima Guerra Mondiale… In questo nuovo libro, composto da racconti in parte autobiografici, in parte di pura fantasia, in parte a metà strada tra il saggio e le proiezioni post-cyberpunk, Giuseppe Genna ci narra di una realtà grottesca e durissima, quella in cui viviamo, che dietro le apparenze di una scontata normalizzazione nasconde le crepe del dissenso e della ribellione. Per raccontare il presente, Genna sente il bisogno di fare i conti con quelle generazioni – oramai del tutto estinte – che per decenni sono state la coscienza morale e sociale del nostro Paese: riscopre quindi il retaggio prima contadino e proletario poi dei nonni; la voce forte e chiara di Franco Fortini e del suo mondo, in tutto l’impatto storico e poetico, nel racconto dedicato al ricordo dell’anarchico Primo Moroni; o anche l’umanità disperata e titanica che lavora nei centri di smistamento dei corrieri internazionali; oppure quella gioventù disperata, tossica e autodistruttiva ma alla ricerca di un’insostenibile libertà “pagata con orribili morti violente”, che in alcuni casi estremi ha affrontato il vortice del terrorismo armato.
Al termine di questo viaggio, Genna arriva alla consapevolezza che “un diorama di tempi non miei continua a vorticare alle spalle”: attratto dalla conoscenza di questo “mondo sepolcrale”, di “quanti uomini morti dormono in noi”, trova in esso un rimedio contro la noia e l’indifferenza. Da questo ripercorrere un passato drammatico a noi molto vicino, raccontandolo con disincanto e onestà, l’autore ricava, nonostante tutto, una lezione di “enorme speranza”.