Hitler - romanzo

Kafka e gli Aforismi di Zurau nel romanzo

kafkanl.jpgNegli Aforismi di Zürau di Franz Kafka (curati da Roberto Calasso ed editi nell’economica Adelphi) sono racchiuse le minimali verità sul rapporto che mi lega al libro che sto scrivendo – libro che mi erode, mi espone a visioni e letture d’orrore. Libro che dichiara demonica la letteratura.
Vivo un disagio complesso, interrotto da brevi illuminazioni, nel buio terrifico di un tunnel che ho intrapreso a percorrere volontariamente, per scelta più morale che estetica, il che dovrà x2.jpgessere meditato, perché qui io intendo non aderire al paradigma dell’opposizione bello/brutto, bensì a quello del conflitto vero/falso, smascherando il falso, non concedendogli nemmeno un millimetro di spazio – ragione per cui la finzione non si aggiunge alla vicenda che narro e l’opera è letteraria nella trattazione attraverso posture di sguardo, tagli di sguardo sulla materia bruta, che tutti credono di conoscere e invece non conoscono affatto.
Kafka definisce l’apocalisse umano, il qui e ora sempre costanti, sempre presenti, il non sfuggibile presente.
Per esempio, la secca definizione kafkiana che si attaglia a me mentre scrivo (e che si allarga metafisicamente a me come uomo incarnato):
È ridicolo come ti sei bardato per questo mondo.
E’ una pretesa ridicola, in effetti, quella che tento di realizzare nel romanzo. Lo è almeno finché l’io non sia abraso, scarnificato e, altrettanto ridicolmente, venga assunta una parola che parli per tutti, per tutti gli umani esposti alla vittoria postuma del male, che è l’interruzione empatica. Kafka conosce questo saldo legame empatico, sa che soltanto la distrazione, la dimenticanza e l’oblio della non consapevolezza possono inficiare questo rapporto – che attualmente mi pare incrinato, e tale incrinatura mi sembra inaugurata proprio dal soggetto/non-soggetto che è il personaggio di cui il nuovo libro tenta l’autopsia:
In teoria vi è una perfetta possibilità di felicità: credere all’indistruttibile in noi e non aspirare a raggiungerlo.
L’indistruttibile è uno; ogni singolo uomo lo è e al tempo stesso è comune a tutti, da qui il legame fra gli uomini, indissolubile come nessun altro.

Di mezzo, c’è l’arte. Non sottovalutate la sua natura serpentina, bifida. Lo zero che irradia il Male è il soggetto del romanzo in quanto viene identificato con la degenerazione della letteratura, della potenza di consapevolezza o non consapevolezza che la letteratura irradia, esorbitando e agendo nel mondo. L’arte è duplice. Dualis est numerus infamis diceva Tommaso. C’è del demoniaco nell’arte:
La nostra arte è un essere abbagliati dalla verità: vera è la luce sul volto che arretra con una smorfia, nient’altro.
Per cogliere quell’abbaglio, bisogna indentrarsi. La percezione, che è anche memoria, fornisce la carne immaginifica che si muove, agisce e opera nella letteratura, fa emergere la verità accecante. A chi scrive resta l’abbaglio, la smorfia. Non ha altro da fare che indentrarsi, come nota Kafka:
Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te.
La rappresentazione di un mondo estasiato che si torce: è il primo effetto di irradiazione del Male, su cui sto lavorando, abbacinato, la bocca distorta in una smorfia.

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