Il nuovo Miserabile: DISCORSO FATTO AGLI UOMINI DALLA SPECIE IMPERMANENTE DEI CAMMELLI POLARI

Il nuovo libello, mentre è in stesura il romanzo che sarà edito nel 2011 da Einaudi Stile Libero, è il DISCORSO FATTO AGLI UOMINI DALLA SPECIE IMPERMANENTE DEI CAMMELLI POLARI, edito da :duepunti edizioni. Qui di seguito l’incipit, già pubblicato su Facebook (l’attività di questo sito è ferma, ma gli aggiornamenti che posto su Facebook sono massicci).
Prossimamente: eventuali reazioni ai Cammelli Polari, video, letture in audiofile e ipertestualizzazioni…
Buona lettura…

dal DISCORSO FATTO AGLI UOMINI DALLA SPECIE IMPERMANENTE DEI CAMMELLI POLARI
di Giuseppe Genna
[settembre 2010, :duepunti edizioni]

Amiche e amici,
viaggiatori scriteriati e visionari non ebbero il coraggio, prima che cessasse il flusso ematico circolatorio nei loro involucri corporei in pieno gelo, di testimoniare su carta, con inchiostro anche delebile (purché la cosa fosse scritta!), l’esistenza di fenomeni anomali nelle vaste rade ghiacee intorno al punto in cui l’asse magnetico fora la terra, e ne fuoriesce in pieno Antartide: il Polo.
Il cuore puntiforme, dissoluto e basculare del pianeta.Tali viaggiatori, Caboto delle cime di Ongal e della barriera di Ross, calpestatori di diomedee impallidite e ossidate sotto lo strato di cristalli gelidi, calzando quelle pedule ramponate con le stringhe di cuoio a più giri e i nodi gonfi di acqua, indossando occhiali a lenti imbrunite con fiamme fragili, disperando dei soccorsi che in situazioni estreme essi sapevano non li avrebbero mai raggiunti, slacciati gli arti in tende sferzate dai venti catabatici che corrono a trecento chilometri orari, dispersi quei corpi poco prima di esalare l’alito vitale lontani dalla temibile foca leopardo (che è tale perché carnivora), hanno osservato distanti, eppure nitidamente, le sagome in fila lineare ordinata dei Cammelli Polari e non ne hanno rilasciato testimonianza alcuna. Al punto che neanche si è sviluppata, intorno a tali curiosi o inquietanti esseri (come tutto, a questo mondo, il giudizio dipende dalla prospettiva), una leggenda, una diceria colma di fantasticherie, la malizia di sfogo del fenomeno umano, giunto a tali proibitive longitudinalità.
I Cammelli Polari, che qualcuno senza dirlo ha visto e conosce e riesce a distinguire perfino non in regioni ardue qual è la Landa di Marie Byrd – codesti Animali non risultano essere idee sulla cosa, e neanche la cosa stessa.
A volte, per distrazione nel presonno, è stato possibile a qualunque giovane intercettarli con la vista annebbiata, ma l’indolenza e il gusto sommariamente buono della stanchezza (questo zucchero corporeo!) lo hanno impedito. All’inizio della fine dell’inverno, poniamo in marzo, si avverte come un suono nella mente. Sarebbe uscito all’aperto chi allora avesse veduto, incolonnati, serafici, che masticavano non si conosce quale fibra, i bianchissimi Cammelli Polari incedere a loro modo virtuosi, maestosamente in quanto evidentemente indifferenti a tutto, a qualunque sorte, quasi non vedessero altro che il proprio movimento di avanzare, sparutamente ma non per questo in debole maniera, in questo mondo che non è loro proprio. Non dal vasto ventriloquio di cartapesta sbiadita del sonno il sole sarebbe venuto all’aperto: ma soltanto la vista che avesse colto quel lieve ondeggiare delle chine, quelle gobbe lanute e candide, quegli occhi tutti pupilla che fissavano avanti a sé, in una forma di meditazione animale o, se si vuole, di saggezza non umana, che anche i gaviali del Gange sanno imprimere all’aria, medium instabile attraverso cui si realizza il precarissimo fenomeno della visione.
Osservare in fila, quasi buddici, i Cammelli Polari sembrerebbe significare all’incirca o a pena che senza fatica viene raggiunta una nuova conoscenza del reale. Del resto essi stessi sono distanti dalla fatica quanto un universo dall’altro. Paiono pattinare, pure ondeggiando con ritmica sollecitudine, sul suolo terreno, non accorgendosi di ciò che spezza il silenzio per chi è sottomesso al giogo dell’udito. Non hanno in odio la percezione, ma ne sembrano immuni, eppure sono capaci di grandi racconti: storie, saghe, aneddoti. Essi infatti sanno parlare.
Discreti e sussurranti, appaiono per un attimo e subito sono scomparsi.
Non assomiglia, il contegno loro, a quello del più volgare, in quanto che carnalissimo, cammello battriano che siamo soliti osservare tra le steppe anatoliche, con quella pesante gobba da mezzo quintale a dondolare disarmonicamente, il membri artiodattilici quasi quasi usciti dal fango della creazione sempre or ora, una attimo addietro. E nemmeno a quello del pur apparentemente ineffabile dromedario, che non è tale in realtà, poiché veracemente menefreghista.
I Cammelli Polari si direbbero angeli, se lo fossero…