“Come fate?” – Sui “Cammelli Polari”

di ANNA MARONI

[su G. Genna, DISCORSO FATTO AGLI UOMINI DALLA SPECIE IMPERMANENTE DEI CAMMELLI POLARI, duepunti edizioni, € 6,00]

all’inizio, è il colore. si direbbero “fatti di luce”. di consistenza “nivea”. in una parola, “bianchissimi”. hanno l’indolenza e il baluginio dello “zucchero” che cadendo sfarfalla. “catabatici” – come le correnti australi che li avviluppano -, ma privi quasi di alcuno sfioramento terrestre. sì, hanno il profumo degli “angeli”. o sono volute barocche. o emissioni vaporose. o rilievi di latta “Usa”. o modulazioni/lamento della principessa riflessa d’acqua celeste, Mumtaz Mahal. o ghirigori dell’elsa dell’ultimo burgravio. o il passo, infine, di Duarte Lopes -… Lopes? – al ritorno dal Congo – davvero, era la fine del ‘500? -.

nel loro articolarsi flessuoso, hanno, forse, incrociato un leopardiano “gallo salvatico”, che “sta in su la terra coi piedi, e tocca colla cresta e col becco il cielo”. in fondo, vedono la stessa cosa – quella che sfugge di civiltà in civiltà agli umani -, vedono/percepiscono/sibilano “in ultrasuoni” impercettibili “un silenzio nudo, e una quiete altissima”, dove “questo arcano mirabile e spaventoso dell’esistenza universale, innanzi di essere dichiarato nè inteso, si dileguerà e perderassi”.

certo, gli umani non capiscono. e vanno scardinando anche il sistema binario cui sono aggrappati – unghie e denti -. il ” ‘sì’ e ‘no’ ” s’inzupperà e spappolerà come mangime per “pesci rossi”. scomparsa della fonazione. davvero, “non rimarrà pure un vestigio”.

questa non cognizione ( se si esclude qualche oscuro arrancante individuo liminale – poeta? scrittore? – ) è, in definitiva, il senso che sostiene il respiro umano quotidiano.

i “Cammelli Polari”, invece, sanno. ma non basta.

qualcosa li corrode. incredibilmente.

“esseri immensi, arcontici, dagli zoccoli di metallo istoriato e le labbra umide di arnica e di più varie mirre, lo sguardo fisso nell’astro indomito del sole”: sono – eleganti come Alcibiade, puri come Proserpina strappata ai suoi fiori, di fuoco come una dea sumerica -, ecco, i “Cammellli Solari”.

è invidia. impossibile, non guardare contro.

e allora, ancora una volta, sarà necessario che il “muscolo cardiaco” esploda “in uno spruzzo luminoso contro il regime abbagliante del sole”. ancora una volta, bisognerà strappare quei “loro zoccoli arabescati”. ancora una volta, sarà opportuno che “il piccolo essere”, “deforme, quasi gelatinoso, la epidermide liquefacentesi e grigiastra, la testa notevole” – riverbero/utopia kubrickiana – sia soffocato “per ben tre volte” e “molte ore, sott’acqua” – si era in Messico? era il 2007? -.

“assassini di luce”, in ultima istanza. “latori del buio definitivo, senza scegliere”. nel nome delll’eterna/ultima fame dell’Arcangelo perfetto, la stessa che ha aperto la voragine da cui non si emerge. e il non senso che lambiamo – noi – ora dopo ora.

p.s. restano alcune carezze femminili, è vero. resta – davvero, è possibile? – la ‘kàris’, che è pallida, sempre, e sembra ogni volta sul punto di andarsene via. ma – è indubbio – lei sa di “pane”.