Ricordando Giovanni Raboni


Mancano due mesi al decennale della morte di Giovanni Raboni, uno dei massimi artisti e intellettuali nella Milano del secondo Novecento. Mi sono formato al fuoco lento delle sue poesie, del suo antimontalismo, del suo coraggio ben più coraggioso dell’avanguardismo d’antan con cui questa mia città dall’alto dialettizzava, se non altro. Per me, cresciuto nelle lettere, sono Antonio Porta e Giovanni Raboni i poli costitutivi di una formazione vivente, qui dove sono cresciuto. Penso che, se a questi due meravigliosi poeti e uomini di cultura profonda la vita avesse concesso più anni, qui dove vivo avrei vissuto e starei vivendo meglio. Penso anche all’altro polo di formazione, Milo De Angelis: senza Raboni io ci sarei arrivato? La quarta di copertina di “Somiglianze” è a tutt’oggi forse l’atto critico più nitido sulla poesia di De Angelis e la scrisse Raboni, un’immensità in poche righe, compresse ed essudate da un’intelligenza così vibratile e organica… Per non dire dell’incredibile gesto di ritrasformare in un poema unico, a lacerti, come una Stonehange in versi, l’intera propria opera in “A tanto caro sangue”… E dunque, sorridendo alla gentilezza e alla generosità con cui sempre certi maestri segnano l’aria del tempo, ringraziando, ecco una poesia di Raboni da “Le case della Vetra”, per chi desideri affacciarsi alla sua cifra di bellezza, anche qui, ché, come nei “Coniugi Arnolfini”, avvenga in questo luogo che “in una stanza mai tanti Giovanni”….

Città dall’alto

Queste strade che salgono alle mura
non hanno orizzonte, vedi: urtano un cielo
bianco e netto, senz’alberi, come un fiume che volta.
dei signori e dei cani.
Da qui alle processioni che recano guinzagli, stendardi
reggendosi la coda
ci saranno novanta passi, cento, non di più: però più giù, nel fondo della città
divisa in quadrati (puoi contarli) e dolce
come un catino… e poco più avanti
la cattedrale, di cinque ordini sovrapposti: e proseguendo
a destra, in diagonale, per altri
trenta o quaranta passi – una spanna: continua a leggere
come in una mappa – imbocchi in pieno l’asse della piazza
costruita sulle rocciose fondamenta del circo
romano
grigia ellisse quieta dove
dormono o si trascinano enormi, obesi, ingrassati
come capponi, rimpinzati a volontà
di carni e borgogna purché non escano dalla piazza! i poveri
della città. A metà tra i due fuochi
lì, tra quattrocento anni
impiantano la ghigliottina.