LE DONNE STEATOPIGIE, DI NUOVO
Oggi nei brividi rientrando a casa con la tosse del sapore degli antibiotici che ci vogliono subito, stavo investendo una steatopigia. Era dura come un uovo di marmo di Brancusi, ovoidale e piatta nella faccia, come un muro fatto di tsunami di pietra grigiochiara. Aveva questo cappotto con dei bottoni fatti di cappotto anch’essi, nero, di una stoffa consolidata, anch’esso un poco stolido come lo sguardo lievemente strabico di essa. Quella capigliatura casuale fatta apposta per dire che non è casuale, ma non una goffaggine fredda e pretenziosa: la steatopigia porta la provincia a latitudini spirituali. Sembra fatta di latte, cagliato. Ti guarda fissandoti stolida con quegli occhi perfettamente rotondi e scuri, sembra un cotone aggressivo, è bianca ma non la si desidera, sa lei tutto delle relazioni che intrattiene e che valuta lei secondo l’indiscussa gerarchia data a se stessa. Se si spoglia ha dei profumi, addosso, compositi di molti profumi, con uno sfondo di una gloria profumata di una nonna nei primi anni Settanta. Stai attento perché ti giudica, anche mentre la investi con il motorino. Ti mangia lo specchietto retrovisore se vuole. Il suo erotismo è un mistero che non ti sarà mai svelato, eppure ad alcuni piacciono. E’ pronta a sgridarti tirando in causa gli orari sbagliati delle ASL e deturpando con epiteti di insulto le altre donne, che erano più facilmente desiderabili. Il selvatico in lei non è bandito: ci deve essere un po’ di muschio, da qualche parte. Sa lei le raffinatezze a cui ti sottopone, eroticamente, usando delle unghie con uno smalto trasparente e le lunette. Non guida perché è fiera dell’essere donna che non le riconosci, ma hai torto tu: con le steatopigie tu hai torto sempre ovunque. Non esistono nel Latinoamerica. Sono queste donne disumane come una Marisa Laurito fredda con una colonna di marmo a sostenerla dentro, che ti traspira freddo in faccia se le guardi. La investivo, ma non c’erano gli organi interni secondo me, quando cadeva a terra rompendosi non si spiaccica perché la carne è dura e soda, totalmente piena, come di gomma. Ti viene addosso lei anche se la investi. Sono questa cosa le steatopigie. Nelle loro borse di cuoio nero, che eroticamente sanno di cuoio nero e tu le annusi distrattamente sempre, anche se non vuoi, esse hanno una morale complessa, fatta di portapasticche metallici dei primi del Novecento e un portafoglio rosso con dentro scritti degli indirizzi in foglietti tutti ordinati. E’ così. La fronte te la corrugano per forza, in uno scetticismo, non c’è mai la vigilia con te, esse vivono sempre nella vigilia di un appuntamento erotico molto complesso e iridato di orecchini di certi diamanti, finti, o di vetro. Si spruzzano i profumi con le pompette arancio della gomma delle perette dei Settanta con il Fissan in crema. Sanno le ciprie, sono le ultime donne che si correggono la cipria nelle vetrine dei negozi guardandosi di sbieco in un segreto che comunicano e tu devi aspettare. Il loro piede è grazioso, credono di averlo grazioso loro, mentre quel tronco liscio di marmo è la caviglia, sempre con una collanina attorcigliata semplice in metallo di oro falso. Si chiamano Caterina, nomi così. Le odio profondamente nel loro dirmi che non sono un maschio. Sanno tutto loro, da sempre, si ritengono ancestrali. Io resto in una sospensione disamorata, non sentendo niente, come con tutti, con tutte, da anni, INVESTO TUTTI IN MOTORINO IO
da Facebook http://on.fb.me/1yun3BQ
Scopri di più da Giuseppe Genna
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.