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June 09, 2015 at 11:27AM


Parliamo di poesia: parleremo sempre e solo di poesia, esiste soltanto la poesia, anche se a volte sembra un romanzo o, addirittura, un saggio. Sono entusiasta del fatto che il 3 settembre sarà in libreria il testo di esordio di Antonio Riccardi, “Il profitto domestico”, che fu edito nel 1995 presso Mondadori e ora riappare ne Le Silerchie presso i tipi de Il Saggiatore (in immagine: la copertina). Più trascorrono gli anni occidentali e più questo testo mi sembra decisivo. Tra le altre cose, è tragedia classica, la quale è sempre un poema famigliare assoluto e universale. Antonio Riccardi è, insieme a Mario Benedetti e Milo De Angelis, il contemporaneo italiano che mi interessa (c’è anche Silvia Bre, ma dovrei compiere, e lo compirò, un atto critico diffuso e credo estremamente idiosincratico sulla poetessa romana). Questo contemporaneo non è soltanto oggi, 2015: è anche sempre poesia italiana, che so?, il 1902 quando esce lo scritto dantesco”La mirabile visione” del Pascoli, oppure il 1582 quando viene pubblicato a Londra “De gli eroici furori” di Giordano Bruno, ultima sua opera in lingua italiana, o il 1623 quando è edito “L’Adone” di Giovan Battista Marino. Ciò non toglie che esiste la narrazione poetica di Riccardi, la quale pone problemi universali a chiunque intenda narrare in lingua italiana, a chiunque intenda avvalersi di quella condensazione della poesia che è la prosa.
Il libro di Riccardi viene postfato da uno dei migliori critici e teorici letterari di questi anni, ovvero Alberto Casadei. La cura redazionale, quindi anche la nota editoriale introduttiva che si direbbe “quarta di copertina”, è di Andrea Morstabilini. Dopo “Millimetri” di Milo De Angelis e “Composita solvantur” di Franco Fortini, si tratta di un nuovo testo di poesia finenovecentesca, un presidio che evidentemente la casa editrice milanese ritiene cruciale, insieme a numerosi altri che costituiscono un’autentica “poetica editoriale”.

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