La domanda finale di GRANDE MADRE ROSSA

gmr_segretissimo_miniOnoratissimo dell’uscita di Grande Madre Rossa in nuova edizione, in edicola a 3.90 euro, nella collana Segretissimo di Mondadori guidata dall’impagabile Sergio Altieri, riproduco qui il capitolo semifinale del libro, che non fa spoiler né rovina la suspence, la quale suspence è peraltro uno degli obbiettivi polemici dello pseudothriller. Mi importa la domanda finale: nel capitolo semifinale è posta proprio la domanda finale, che avrebbe sortito sviluppi in seguito, ne L’anno luce, in Dies Irae, in Italia De Profundis.
Questa domanda finale, che sembra avere mosso un racconto apparentemente autoreferenziale, è tutto fuorché autoreferenziale.
Buona lettura agli interessati Miserabili aficionados, con inchino di gratitudine da parte del Miserabile sottoscritto.


da GRANDE MADRE ROSSA

E’ sempre Milano, tuttavia è differente.
E’ l’Italia, non è l’Italia precedente.
Tutto tornerà come prima. Calma. Tutto sarà come prima. Le stesse azioni, gli stessi personaggi. Quello a cui eravamo abituati. Bisogna coltivare le abitudini. Bisogna nutrirsene. L’abitudine, questo mercato segreto, è l’alimento, è il motore energetico. L’abitudine, la chiave del segreto in mano agli stolidi che l’hanno scoperta, che sentono di detenere il segreto.
Questo mondo che reinizia di continuo. Guardalo. Nutritene. Continua a leggere “La domanda finale di GRANDE MADRE ROSSA”

Torna in edicola GRANDE MADRE ROSSA

gmr_segretissimo_miniNell’allucinante situazione distributiva in cui versano i miei libri (si trova pochissimo in giro: a questo verrà data soluzione a breve e progressivamente), sono onorato che Grande Madre Rossa, il penultimo pseudo-thriller prima del definitivo Le teste (che verrà prossimamente pubblicato da Mondadori) trovi una collocazione in edicola da lunedì 6 e per un mese a euro 3.90, nell’amatissima collana Segretissimo, curata da Sergio Altieri. Sono in clamoroso ritardo nel fornire elementi e materiali al blog ufficiale di Segretissimo, per cui fornisco una rivisitazione del sito che montai intorno a GMR (a cui manca il sonoro e un link ai materiali per via di successive migrazioni di server), una versione grande della splendida copertina che si mangia quella dell’edizione originale, e – qui a seguire – un estratto dal libro mai pubblicato on line prima.

da GRANDE MADRE ROSSA

“Il vero nome dell’uomo è: liberazione
Ramana Maharshi

“Punto di vista e movimento si escludono l’un l’altro.
Come dice Jackson dei Black Panthers: ‘Connections, connections, connections’ – dunque movimento, interazione, comunicazione, coordinazione, combattere insieme. Strategia”
Ulrike Meinhof, ultima lettera prima di essere uccisa, 13 aprile 1976

Notte.
Milano è spirituale, quasi.
L’elettricità illumina soltanto alcune zone: si passa dalle tenebre fitte alla luce e ancora alle tenebre.
La polvere bianca di marmo sui cementi, sugli asfalti: illumina anche nel buio.
Ora che è notte, è possibile in alcune zone girare liberi in auto, indisturbati.
Nelle arterie principali, anche a questa ora, il traffico in uscita da Milano è intenso.
Guido Lopez naviga come una bolla in un liquido viscoso: vede tutta la città.
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Altieri su “Border Fiction”: sul romanzo Hitler

hitlercovermedia.jpgAlan D. Altieri, autore della memorabile Trilogia di Magdeburg, di cui su questo sito si è accennato, mi fa l’onore di occuparsi del romanzo Hitler. Lo fa con una recensione che mi imbarazza, per l’entusiasmo e la prosa che Altieri (di cui va assolutamente visitato il forum a lui dedicato) impiega in questo esercizio interpretativo, con cui ribalta la mia personale prospettiva sulla “non-persona” Hitler. La recensione sta su Border Fiction, sito letterario frequentatissimo, che si occupa di genere, fiction e realtà, o, meglio, come dice la sottotestata, di “storie di frontiera”. Riproduco, col permesso dell’autore, l’articolo, che si trova qui su BF, con la possibilità eventuale di commentare.
Mi sento in dovere di esprimere tutta la mia gratitudine ad Altieri, il cui parere è per me fondamentale trattandosi di uno scrittore che ammiro indicibilmente, e a Border Fiction che ha dato ospitalità alla recensione.

Giuseppe Genna’s “Hitler”

di ALAN D. ALTIERI
ALTIERI_HITLER.jpgLA MAPPA DEFINITIVA DEL MALE UMANO
Uno spettro si aggira per (i cieli dell’) Europa. No, non e’ una inedita ideologia collettivistica (o qualsivoglia grottesca distorsione globalizzata della medesima). Non e’ nemmeno una stella cometa portatrice di pace/fede/speranza (o qualsiavoglia ridicola illusione psicotica delle medesime). Questo spettro e’ una entita’ mostruosa. Un osceno lupo deforme, il Fenrir, scaturito da un abisso di incubi. Ha una missione: trovare un araldo in grado di spalancargli le porte del Ragnarok, la Fine dei Giorni. Non deve cercare a lungo. L’araldo del Fenrir ha gia’ un volto, ha gia’ un nome. E dopo il suo passaggio sulla terra, nulla, nulla in assoluto, sara’ piu’ lo stesso.
Quanto sopra e’ l’inizio, pura rivisitazione del gotico scandinavo, di Hitler, il nuovo, grandioso romanzo di Giuseppe Genna, Mondadori Editore, collana Scrittori Italiani e Stranieri. Poco meno di dieci giorni dall’uscita e gia’ alla seconda edizione.
Non tentiamo neppure di nasconderci dietro orpelli piu’ o meno ipocriti: la storia dell’uomo E’ la storia degli sterminatori dell’uomo. Alessandro Magno e Giulio Cesare, Gengis Khan e Timur Lenk, Albrecht von Wallenstein e Napoleone Bonaparte. Eppure, nessuno di questi super-killers riesce ad avvicinarsi neppure lontanamente ai trionfi, genocidari e non solo, di Adolf Hitler.
Molto si e’ scritto su Adolf Hitler, molto altro si scrivera’. Sempre pero’ in forma di saggistica. In un suo libro non troppo conosciuto, Norman Mailer esploro’ la strada di tramutare Hitler in personaggio. Con dubbi risultati.
A tutti gli effetti, questa e’ la prima volta, la prima volta in assoluto, che un autore in generale — un autore italiano in particolare — affronta la sfida impossibile di Adolf Hitler protagonista di un’opera di narrativa.
Giuseppe Genna non vince questa sfida: Giuseppe Genna la annienta… L’uomo in questione non e’ alieno da imprese temerarie. E straordinarie. In Nel Nome di Ishmael ha ridefinito il thriller di cospirazione. In Grande Madre Rossa ha tramutato Milano in una distorsione di Dresda. In Medium — singolare proposta narrativa a diffusione (per ora) solamente Internet — fonde tragedia personale e intrigo esoterico. Per questo autore pressoche’ unico sulla nostra scena letteraria, Hitler rappresenta una nuova frontiera. In tutti i senti. Se la lingua italiana avesse un equivalente del genitivo sassone, il titolo esatto di questolibro dovrebbe essere “Giuseppe Genna’s Hitler”. Il motivo? Tanto semplice quanto agghiacciante:
“Giuseppe Genna’s Hitler” E’ la mappa definitiva del Male umano.
Basate su ricerche storiche di precisione cartesiana, queste 623 pagine — ben pochi autori, italiani e non, hanno un simile respiro narrativo — ipnotizzano e spiazzano, affascinano e coinvolgono, demoliscono e vorticano, denudano e giudicano. Esatto: giudicano. L’autore non si colloca fuori dalla storia, esistita e narrata. L’autore vi si getta dentro, alla massima profondita’. E trascina dentro anche il lettore.
“Giuseppe Genna’s Hitler” e’ la radiografia ad alta definizione di come un patetico idiota maligno, una non-persona (nel senso di antitesi umana) possa assurgere al ruolo — sanguinoso, sanguinario e molto, troppo temporaneo — di “Re del Mondo”. Nessuna mitizzazione, nell’analisi di Giuseppe Genna, nessuna assoluzione. Certamente nessuna redenzione. Per spiegare il sorgere della Bestia, non e’ sufficiente un’infanzia fottuta (chi non l’ha avuta, un’infanzia fottuta?). Non e’ sufficiente nemmeno un’adolescenza ingombra di demenze erotiche pregresse (sai che novita’). Di certo non basta un breve, quanto duro, transito nelle trincee della Grande Guerra (c’e’ andato solamente lui, in trincea?).Nulla di tutto questo spiega semplicemente perche’ non-puo’ spiegare.
Lo Hitler di Giuseppe Genna “e’ un cretino”. Testuale inizio di capitolo. E restera’ un cretino fino all’abisso conclusivo nel Bunker. E’ un miserabile che si aggira per la Berlino post-bellica (sempre la Prima Guerra) delirando di architetture infernali e di grandiosita’ blasfeme. Mentitore e illuso, giocoliere e vile, istrione e schizoide. Ha un unico punto di forza dalla sua: una logorrea tanto dilagante quanto trascinante. E di che cosa potra’ mai parlare, la non-persona? Del vuoto, del nulla, del niente. Hitler visto da Giuseppe Genna e’ un untore del nihil. Lo sparge come un virus. Lo diffonde come una metastasi. E in un corpo gia’ malato per la depressione economica, gia’ prostrato dalla fame cronica come quello della Germania della repubblichetta di Weimar, la metastasi non puo’ che tramutarsi mega-metastasi. Cosi’ il blocco canceroso originario diviene un putrido bubbone rigonfio di altre non-persone, ani dementi meno carismatici ma ugualmente grotteschi, parimenti atroci. Il tossico Goering, il turpe Röhm, il pervertito Goebbels, il viscido Hess, il subdolo Himmler.
Una irrestibile ascesa, quella della non-persona e dei suoi nani dementi. Dal tragicomico “putsch della birreria”, all’infamante incendio del Reichstag, dalla feroce “Notte dei Lunghi Coltelli”, ai grondanti pogrom anti-ebrei, fino alla millenarista apoteosi pre-apocalittica della “Notte di Norimberga”.
Di questa agghiacciante epopea, Giuseppe Genna non ci risparmia — ne’ si risparmia — nulla.
Mentre i potenti d’Europa e d’America stanno a guardare — in folgorato equilibrio instabile tra ammirazione e soggezione, acquiescienza e diffidenza, ardore e terrore — la piu’ grande delle tragedie europee avanza verso l’inevitabile compimento della Seconda Guerra Mondiale. Ed e’ proprio in questa sezione del libro, il terzo atto, che Giuseppe Genna si riscopre prodigioso cantore dell’epica della distruzione. Un garrote la sua descrizione dello sterminio perpetrato dai famigerati Einsatzkommando. Un turbine la sua mis-en-scene dei bombardamenti sull’Inghilterra. Un tifone di metallo la sua rappresentazione dell’attacco all’Unione Sovietica. Uno tsumani bianco il contracco russo d’inverno alle porte di Mosca. Un’orgia del caos il suo affresco della Battaglia di Stalingrado. Una valanga di disperazione la sua cronaca del progressivo collasso del Terzo Reich. Un delirio al limite dell’onirico la sua autopsia gli ultimi giorni della non-persona in una Berlino da girone dantesco.
Uno stile, quello di Giuseppe Genna, esplosivo quanto il fiume del suo raccontare. Niente concessioni alla “bella prosa dei fasulli”, in Hitler. Niente intorcinamenti da “salotto buono dei fighetti”. Ogni singola frase e’ un colpo di maglio, perfino quando quella frase e’ composta da un’unica parola. Tutto questo integrato in una struttura della storia narrata ben piu’ solida del “Patto d’Acciaio”.
“Giuseppe Genna’s Hitler” non e’ affatto un ennesimo libro su Hitler. “Giuseppe Genna’s Hitler” arriva addirittura a scavalcare la mappa del male umano che esso stesso traccia. “Giuseppe Genna’s Hitler” e’ la parola terminale in materia della farneticazione distruttiva e auto distruttiva insita nella mente.
Ma “Giuseppe Genna’s Hitler” e’ anche, e soprattutto, un appello privo di compromessi sulla necessita’ della memoria — inevitabile e struggente l’Apocalisse con Figure nell’ultima parte del testo.
Capolavoro e’ una parola da usarsi con cautela, d’accordo. Ma se Hitler non e’ un capolavoro, certamente da queste pagine si riesce a vaderlo. Un autore da NON ignorare e un libro da NON perdere. A nessun costo.