La Porta è ancora aperta: per il ventennale di Antonio Porta

di GIUSEPPE GENNA

antonio_portaLa sera del 12 aprile 1989, diciannovenne, io ero a una riunione della rivista poetica milanese Schema. Erano altri tempi, rispetto a questi. La poesia contava socialmente, sebbene il declino transitorio (ma drammatico, se visto con lo sguardo di chi fa del presente una verità oggettiva ed eternizzabile) fosse già avvertibile. C’erano riviste, iniziative, incontri. Esisteva MilanoPoesia. Milano pulsava. Giunto a quella riunione di Schema, un amico mi disse con aria frivola e svagata: “Lo sai?, è morto Porta”. 
Antonio Porta era il mio appiglio edipico, l’unica persona che in quel momento potevo e in futuro non avrei smesso di chiamare “maestro”.  All’annuncio effettuato con frivolezza vagamente morbosa, mi congelai. Avvertii un freddo interiore, un antartide viscerale.
La riunione si spostò a casa di uno dei due direttori di Schema, Franco Manzoni. Un consesso assurdo, in cui parlavano di ciclismo. Io non riuscivo a pronunciare parola. In quel consesso emerse uno dei tanti ignorabili poeti del sottobosco, peraltro più musicista che scrittore, appartenente alla fauna parassitaria che sfrigola la sua esistenza minimale e muschiva nel basso e nell’invisibile, senza che nessuno se ne accorga, nonostante l’unico desiderio del paramecio sia che qualcuno si accorga di esso. Tale ente, dotato di parola disumana, pronunciò una frase che mi si stampò nell’intimo e che innescò il primo conato di una nausea che mi sarei portato addietro per vent’anni, fino all’altro giorno – dicendo esso organismo: “Beh, possiamo dire che la Porta si è chiusa”. Continua a leggere “La Porta è ancora aperta: per il ventennale di Antonio Porta”

Nanni Balestrini: “Istruzioni per l’uso della Signorina Richmond”

di NANNI BALESTRINI

[da Le ballate della Signorina Richmond, illustrate da Gianfranco Baruchello, Coop. Scrittori, Roma 1977, uscite a puntate su “Linus” quand’ero bambino e le leggevo incantato. gg]

manosNettatela squamatela infilatele nel ventre
le erbe odorose fissatela allo spiedo
con un sottile filo metallico o con uno spago
umido grigliatela alla carbonella accesa

cospargetela con rosmarino e alloro
lasciatela riposare per un’ora così che
tutti gli aromi la penetrino poi scuoiatela
e pulitela tagliatela in grossi pezzi

infilzatela ben unta d’olio sullo spiedo
e praticatele qualche taglio sulla pelle
perché non abbia a screpolarsi fatela cuocere
a fuoco moderato spruzzandola di sale

tagliatela a dadini potatela a bollore
mescolando senza interruzione cuocetela
a fuoco scoprto molto dolce per 20 minuti
colatela attraverso un setaccio sottile

ponetela in una casseruola che la contenga
appena copritela con acqua fredda e portatela
lentamente a bollore toglietela dal fuoco
e lasciatela immersa nel liquido per 10 minuti

pulitela conditela con sale e pepe
immergetela nel latte passatela nella farina
fatela saltare nel burro e in olio
finchè sia ben dorata da ambo le parti
ammollatela nel latte per 24 ore
immergetela infarinata nella padella
con l’olio che fuma friggetela
e sgocciolatela dorata e croccante

fondete il burro in una padella pesante
e fatevela saltare finchè sia tenera fatela
dorare senza che prenda troppo colore se diventa
troppo asciutta aggiungete un po’ di vino

spennellatela con burro sciolto e ponetela
sulla griglia riscaldata e unta
cuocetela per 7 minuti rivoltatela
spennellatela con altro burro e grigliatela

tagliatela a fette di un centimetro
abbondante di spessore pepatela e battetela
con un pestacarne di legno fatela rosolare
finchè prenda colore sopra e sotto

allargatela sul tagliere e battetela
sino a ridurla dello spessore di 1 centimetro
arrotolatela e legatela con un filo grosso
fatela rosolare a fuoco vivo coprendola

cuocetela a fuoco dolce da 45 a 60 minuti
è pronta quando la carne si sfalda facilmente
con una forchetta aiutandovi con la garza
sollevatela con delicatezza slegatela e affettatela

con un grosso ago da calza o con le punte
di una forchetta punzecchiatela qua e là
poi portatela lentamente a bollore deve
rimanere morbida e avere la pelle intatta

pestatela con una mazza di legno
pulita spellata e privata della vescichetta
e degli occhi ponetela in una pentola capace
e fatela bollire per due ore coperta

strofinatela con un tovagliolo bagnato
legatela ponetela in una pentola capace
portatela a ebollizione scolatela sciacquatela
ripetete più volte l’ebollizione con cura

disossatela dalla testa alle spalle salatela
all’interno e ricucitela con cura dandole
ancora la sua forma legatele insieme
le gambe anteriori e quelle posteriori

sventratela spellatela rimuovendo con un
coltellino la pelle sul dorso cominciando
dalla coda e tirandola indietro di colpo
sul ventre la pelle non si toglie ma si raschia

tenetela a bagno per 12 ore in acqua
fredda spesso rinnovata poi fatela bollire
scolandola non appena è tenera poi
toglietele delicatamente la pelle

immergetela in acqua non troppo calda
dopo averle chiuso l’ano con un pezzetto
di sughero o altro fatela bollire 15 minuti
sgocciolatela spaccatela per il lungo

appogiatela voltata sul dorso sopra un
tagliere e tagliatela nel senso della lunghezza
con un pesante coltello spruzzatela
con un poco di burro fuso e servitela calda

ponetela sul tagliere fatele un’incisione
fra le gambe posteriori e l’ano
rovesciatele la pelle e tiratela verso l’alto
liberate le gambe davanti fino alla testa

toglietele la testa e le interiora
squamatela apritela lungo il ventre
mettete da parte le uova dall’aspetto corallino
e togliete la lisca lavatela asciugatela

passatela alla fiamma e raschiatela
bene con la lama di un coltello
per togliere i peli praticatele un taglio
nel ventre e toglietele le interiora

pulitela molto bene svuotatela anche
dei polmoni e ghiandole passatela alla fiamma
lavatela asciugatela infilatele nell’apertura
naturale le erbe aromatiche sale e pepe

cospargete le cavità interne con un poco
di sale e pepe fiammeggiatela con cognac
ponetela in forno dolce e fatela arrostire
per circa un’ora innaffiandola frequentemente

pulitela all’interno e all’esterno spalmatela
internamente con burro ammorbidito cucitela
avvolgetela in una sottile fetta di lardo
e arrostitela in forno dolce per circa 1 ora

pulitela e riempitela con la farcia
legatele le gambe cucitele l’apertura
ponetela nel forno con un poco di vino bianco
e burro servitela nel tegamino caldissimo

lasciatela marinare per 2 giorni
copritela con vino rosé e chiudete il recipiente
con carta oleata cuocete a forno basso finchè
la carne sarà cotta ma consistente

adagiatela su un foglio di carta oleata
a forma di cuore praticatele tre tagli trasversali
cospargetela con brandy chiudete il cartoccio
mettetela in un tegame e infornate per circa 1 ora

sfornatela cospargetela di succo di limone
ponetele una piccola mela rossa in bocca
guarnitele le orecchie con rametti di prezzemolo
e adagiatela sopra un letto di crescione