Gloria a Massimo Bocchiola, poeta e traduttore (anche) di Pynchon

mortalissima_parte_bocchiolaMentre proseguo nella lettura di Contro il giorno di Thomas Pynchon, stupendomi parecchio per i giudizi stroncanti o sminuitivi che ne hanno dato amici miei e gran parte della critica letteraria americana (si tratta di un testo capitale, a mio parere), mi è necessario formulare un ringraziamento e un elogio: a Massimo Bocchiola, traduttore del libro. Si tratta di fatto di colui che, insieme a Vincenzo Mantovani, mi pare il migliore traduttore dall’americano – ma non basta. La precisione e la ricchezza inventiva che Bocchiola impegna nella resa di soluzioni che italianizzano Pynchon senza violarne la lingua – beh, mi pare un miracolo. Non mi pare tale, invece, conoscendo Bocchiola stesso (non lo vedo da anni, ma è uno degli incontri che, a posteriori, mi rendo conto che hanno segnato la mia formazione), il quale è uno dei migliori poeti italiani contemporanei. Peraltro, a mio parere, inclinante assai a certo espressionismo pynchoniano, pur essendo qui dato l’espressionismo in significazione assai particolare.
Pubblico di seguito una recensione di Roberto Deidier (con cui concordo sillaba per sillaba) all’ultimo libro di poesia firmato da Massimo Bocchiola, Mortalissima parte (edito da Guanda), e, in calce, una poesia del libro stesso.
E’ un inefficace modo di ringraziare Massimo per quanto mi sta dando, traducendo ad altissimi livelli il meglio dell’angloamericana contemporanea.
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Tommaso Pincio su “Contro il giorno” di Thomas Pynchon

pynchon_contro_il_giornodi Tommaso Pincio

Sarà di certo una coincidenza involontaria, ma Contro il giorno, il romanzo con cui Thomas Pynchon ha interrotto un silenzio letterario che durava da quasi un decennio, è sbarcato nelle librerie italiane il 16 giugno scorso. Per tutti i patiti di Joyce questa data corrisponde al Bloomsday, vale a dire il giorno in cui lo scrittore dublinese e la sua futura moglie Nora Bernacle si dettero il primo appuntamento nonché quello in cui si concentrano le azioni narrate nell’Ulisse. La coincidenza non consiste semplicemente nel fatto che i due autori vengono spesso accostati per ricchezza linguistica e complessità della loro opera. Per molti versi, Contro il giorno è una sorta di prequel del capolavoro indiscusso di Pynchon, L’arcobaleno della gravità, le cui pagine iniziali contengono similitudini troppo palesi con l’Ulisse per essere casuali. Il legame tra i due romanzi è simbolicamente sancito nell’ultima riga di Contro il giorno: «Inforcheranno gli occhiali affumicati per la gloria di ciò che sta arrivando a dividere il cielo», parole che fanno il verso al celeberrimo incipit dell’Arcobaleno della Gravità: «Un urlo attraversa il cielo». Quale sia il nesso tematico è presto detto. Il romanzo con cui il grande recluso della letteratura americana vinse il National Book Award nel 1973 trovava il suo scenario nel cuore di tenebra del Novecento, i mesi terminali del Secondo conflitto mondiale. L’altro, il più recente, quello che da qualche giorno è possibile leggere nella traduzione di Massimo Bocchiola, racconta gli eventi che hanno preceduto e posto le premesse a quelle insensate violenze.

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