Prodromi alla rivista “Il Saggiatore”

Schermata 2016-01-25 alle 18.18.30Qualche tempo fa ho chiesto a quanti sarebbe interessata una rivista culturale fatta seriamente. Risposero in più che seicento persone. Da oggi sto lavorando a questo progetto. La rivista sarà editata presso Il Saggiatore e si chiamerà “Il Saggiatore”. A pensarla e dirigerla sarà un comitato a quattro, composto dal direttore editoriale della casa editrice, Andrea Gentile, dagli scrittori e intellettuali Giorgio Vasta e Giancarlo Liviano D’Arcangelo e dal sottoscritto. Si tratterà di un quadrimestrale cartaceo, accompagnato da un sito ad aggiornamento continuo. L’oggetto cartaceo sarà pensato come un’opera, con fattezze di libro ogni volta concretamente spiazzante, come nel caso di riviste americane a cui si è guardato. I numeri saranno monografici, con interventi inediti di intellettuali e artisti, spesso stranieri, altrettanto spiazzanti. Si porterà avanti il discorso del contemporaneo, che noi intendiamo come presente avanzato, sguardo sul futuro, complessità, discipline divergenti e convergenti in dialogo reciproco e in osmosi continua, dall’intelligenza artificiale all’economia alla nanotecnologia alla letteratura alla neobiologia al cinema ai big data all’arte alla nuova politologia alla musica alle scienze della psiche. La rivista è saggiatoriana anzitutto in questo: esprime il discorso del contemporaneo che stiamo cercando di rappresentare con scelte di catalogo. Sguardi sul futuro e dirottamenti del passato fungeranno da modalità essenziali a un discorso che vuole consistere, vuole avere consistenza: che cos’è il contemporaneo. L’abbonamento annuale ammonterà a una cinquantina di euro per tre numeri e un libro in omaggio. A quota 100 abbonamenti si avrà la sostenibilità del progetto, sul quale inizio da oggi a lavorare, per allestire una realtà di rete che comunichi approccio e rigore dei contributi. Chiederò in un post, prossimamente, una volta volta realizzati alcuni significativi numeri zero, quante persone sono effettivamente disposte ad abbonarsi. Detto ciò, un’osservazione del tutto personale, che non impegna le altre menti al lavoro su questo progetto. Nell’impegnarmi in prima persona su una simile iniziativa, parto dall’insoddisfazione che genera in me constatare da anni che le pubblicazioni italiane, suppostamente di livello, non lo sono affatto. Sarei stufo e stremato dall’indecenza contenutistica che si sta proiettando da anni in un àmbito editoriale, quello delle testate culturali, che, se pure può sembrare non fondamentale, mentre è davvero fondamentale, arreca tuttavia avvilimento per assenza pressoché totale di valore e di adeguatezza culturale. Come detto, è un’osservazione che pertiene me e, giuro, è l’unico momento a carattere *destruens* che mi concedo. La rivista “Il Saggiatore”, e questa è una posizione comune, e dell’editore e dei realizzatori, lavora al positivo, all’espansione, all’analisi e alla sintesi. Fate sapere se la cosa vi interessa e fatelo sapere a chi può essere interessata/o.

da Facebook http://on.fb.me/1OK2f3v

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Miserabile intervista a ‘Blogolo nel buio’

Il ritratto che Tommaso Pincio ha eseguito sul Miserabile Volto[da Blogolo nel buio]

Ciao Giuseppe e grazie di cuore per aver accettato di fare questa piccola chiacchierata qui su Blogolonelbuio. Parto subito chiedendoti quali sono stati i tuoi primi passi da scrittore? Hai mai pensato che quest’attività potesse trasformarsi in un lavoro?

La mia formazione è di tipo poetico. Fino ai 26 anni non avrei mai immaginato di scrivere prosa, tantomeno romanzi, tantomeno di appoggiarmi a un genere. Sono cresciuto sotto il magistero del poeta Antonio Porta, proseguito poi con l’esperienza di redazione presso il mensile “Poesia”, che l’editore Nicola Crocetti porta da decenni in edicola, con uno sforzo encomiabile. Il primo nucleo di prosa è nato quando amici poeti contemporanei, Stefano Dal Bianco e Mario Benedetti, mi fecero comprendere quanto fossi inadatto a muovere alcunché attraverso la versificazione. In effetti mi serviva un gesto lungo e frammentato, che poi si è tradotto nella nascita del primo nodo di Assalto a un tempo devastato e vile, ora giunto alla sua terza versione con minimum fax. Non ho mai ritenuto possibile diventare bestsellerista né mi è passato per il cervello di tentare quella via. Non credo che più di 15.000 lettori al massimo possano essere in qualche modo interessati ai miei libri – e sto calcolando davvero per eccesso. Del resto, quasi tutto il mercato editoriale esprime cifre di vendita clamorosamente più basse di quelle che si vantano in giro. In ragione di ciò, mi ha sorpreso riuscire a fare, per due anni, lo scrittore a tempo pieno. Se potessi evitare di lavorare, per dedicarmi allo studio e alla scrittura, lo farei immediatamente. Servirebbe però un mecenate, non vivere a Milano, avere coraggio.
Continua a leggere “Miserabile intervista a ‘Blogolo nel buio’”

Lankelot.eu: sui “Cammelli Polari”

di GIANFRANCO FRANCHI
[da Lankelot]

Le “Operette morali” sono tra le pagine più alte della nostra letteratura. Genna ha deciso di omaggiarle, ed è riuscito nel difficile intento senza scadere nella maniera e senza mostrare nessuna prepotenza. È riuscito, in altre parole, a realizzare un’impresa ciclopica con incredibile naturalezza. Il suo “Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari” (Duepunti, 2010), prima uscita della collana “Zoo-Scritture animali”, diretta da Giorgio Vasta e Dario Voltolini, è uno scritto intenso, immaginifico e commovente. Non è sacrilego dire che sarebbe piaciuto allo sfortunato e immenso letterato marchigiano, niente affatto. Questa operetta morale di Genna sembra ideata dal primo discepolo di Leopardi – e se non del primo si tratta, si tratta d’uno dei più fedeli. E quando il tono scade, perché si fa troppo apodittico, chi legge non ha nessuna voglia di censurarlo o di condannarlo. Perchè s’accorge che quel tono nasconde un’onda di sentimento puro, e di convinzione assoluta.

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Genna racconta fenomeni anomali “nelle vaste rade ghiacee intorno al punto in cui l’asse magnetico fora la terra, e ne fuoriesce in pieno Antartide: il Polo. Il cuore puntiforme, dissoluto e basculare del pianeta”, mai descritti in passato da “viaggiatori scriteriati e visionari”. Uno di questi fenomeni è quello dei Cammelli Polari. Creature misteriose, a volte appaiono ai giovani un momento prima di addormentarsi: incedono bianche, indifferenti a tutto, e sembrano esistere soltanto per avanzare. Vanno, e non sentono fatica. Potrebbero essere composte di luce sola. Genna: “Paiono pattinare, pure ondeggiando con ritmica sollecitudine, sul suolo terreno, non accorgendosi di ciò che spezza il silenzio per chi è sottomesso al giogo dell’udito. Non hanno in odio la percezione, ma ne sembrano immuni, eppure sono capaci di grandi racconti: storie, saghe, aneddoti. Essi infatti sanno parlare” (p. 10).
E questa loro lingua è “nivea”, “ulcerata dalla luce”, canta Genna: è una sorta di ultrasuono che “evoca immagini e intenzioni”. E nella nostra l’artista riferisce un discorso ch’essi c’hanno rivolto, completo di memorie dei tempi antichi in cui il “pianeta risultava incerto” (p. 27). E in questo discorso s’annida la segreta genesi della luna, e la segreta essenza dell’umanità. I cammelli, nella loro infinita saggezza, sanno bene che siamo noi la specie impermanente, noi che soltanto raramente riusciamo a guardare al di là del carcere in cui ci siamo costretti. E vogliono ricordarci che il destino è libertà, niente affatto necessità. E che in fin dei conti non sappiamo che cosa sia davvero un punto. E che se vogliamo vederli, dobbiamo tornare a imparare a guardare.
Perché, traduce Genna, quelli che imparano a vederli “imparano a vedere (poiché, infine, la questione risiede tutta qui: da tempo immemore, da sempre, per chiunque, compresi noi, immateriali battriani, il problema è imparare a vedere)” (p. 42). E chi vuole ascoltare ciò che essi hanno da dire scoprirà un messaggio primitivo e perfetto. Rivolto a noi tutti.

I saggi cammelli ci dicono “tornate alla casa”. E sembrano desiderarlo come lo desiderava Novalis, il poeta bambino che voleva tornare alla casa del Padre. Il messaggio dei cammelli è semplice ed eterno. “Siate amiche e amici. Il bene si sente senza mediazioni. Il tempo è finito sempre. C’è un punto che si supera e tutto siamo noi. […]. Il silenzio è l’origine e la compresenza delle sinfonie tutte”. Infine forse dobbiamo imparare ad ascoltarlo – questo solo.

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Bellissimo. “Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari” è una meditazione sul senso della scrittura e sul ruolo dello scrittore ideata e composta da un artista in stato di grazia. Per quanto mi riguarda questo libretto è un piccolo capolavoro. Felice di averlo incontrato nel mio cammino, giuro che andrò a cercare i cammelli polari un attimo prima del sonno.

L’esigenza drammaturgica

ZweikampfSabato, prima di presentare Il tempo materiale, discorrevo col suo autore, Giorgio Vasta. Lo stimo come uno dei più alti intellettuali con cui posso entrare in dialogo. Alle sue intuizioni, progredienti, di fronte alla spremuta contro l’incipiente influenza che avvertiva arrivargli addosso, osservavo il calo vistoso della mia autostima. Pensavo: questa narrazione perfetta che ha depositato nel suo libro, questa irraggiungibilità, questa perfetta simmetria asimmetrica di lingua eventi personaggi storia ed evasione dalla Storia – cosa devo compiere con la mia estraneità a tutto ciò, con il fallimento che non manifesta più nemmeno un senso per me? “Molto tempo fa ci fu un’epoca in cui i fatti e la memoria erano separati da un abisso metafisico”…
Giorgio Vasta mi parlava dell’aprogettualità della materia, del rombo basso continuo della materia. Io pensavo alla resistenza che si oppone a qualunque fenomeno esista, allo stupro della quiete naturale che viene compiuto dal manifestarsi, dal gigantesco fenomeno, anche fosse minutissimo…
A un dato momento, Giorgio Vasta ha parlato di “esigenza drammaturgica”. Qui la fitta è stata più acuta. Il cuore non è sacro, ma sconta le perforazioni delle sue spine volgari. Il petto mi faceva male, mentre ero colmo di ammirazione per quest’uomo che pensava così profondo, così radicale, davanti a me – e al contempo riflettevo, senza produrre idea, e cioè riflettevo con un sentimento interiore puro, sulla mia insufficienza rispetto all’idea. Tempo fa una critica mi disse: “Tu non sei uno scrittore di stile, ma di idee”. E ora che avverto: io non sono proprio uno scrittore, è tutto finito, questo caleidoscopio, questo diorama, questo ologramma in movimento (ciò non significa che smetto di scrivere – è diverso, intendo altro).
L’esigenza drammaturgica, dunque. Il dràn greco: agire.
Agire significa lasciare una sede in quiete per raggiungere un’altra sede in quiete, vincendo una resistenza nel muoversi (per questo “agire è soffrire” o “subire” secondo Eschilo: si è impotenti a fronte della resistenza che è la catastrofe precipatata anche sulla minima azione – e quindi: dràn pàthein). Agire non significa affatto strutturare un’azione. L’esigenza drammaturgica è l’esigenza di rappresentare un’azione oppure la necessità di strutturare una leggibilità dell’azione (parto, mi muovo, compio, mi fermo)?
E’ dunque qui, fuori dalla parola, fuori dal testo, seppure testualizzabile, indifferentemente danza immagine scultura performance vita, che mi si pone il problema di essere all’altezza di una radicalità artistica, la quale esula da me: è semplicemente se stessa.
Non esiste movimento senza resistenza e, quindi, fatica – a meno che il movimento non sia di amore. Va fatto questo.
E’ possibile. Forse: la cultura ha raggiunto probabilmente un suo confine estremo, la celebrità è una fluorescenza che divora e lascia spazio al buio che deve ancora essere benedetto nuovamente – il che conferisce un ultremo compito alle nostre lingue, ai nostri gesti, alla distruzione dei nostri codici e all’abolizione delle violenze di tutte le norme che abbiamo tollerato e ancora dobbiamo esperire.
Potrei accordare tutto questo gesto, tutto questo movimento alla sete di completezza.

Enzo Mansueto sul ‘Corriere del Mezzogiorno’: “Anteprima nazionale”

42_anteprima_nazionalegE’ uscita in edicola una bellissima recensione del critico Enzo Mansueto circa l’antologia narrativa di nove racconti e una prefazione nei tipi minimum fax Anteprima nazionale – Nove visioni del nostro futuro invisibile (laddove il costo si quantifichi in euro 13 e 50 centesimi; e inoltre: 226 pagine – maggio 2009 – ISBN 978-88-7521-222-3), curato il testo da Giorgio Vasta (si sottolinei qui: candidato al Premio Strega per il suo romanzo splendido e importante Il tempo materiale, minimum fax essendone ugualmente editore). La recensione del Mansueto ha ottenuto pubblicazione in una pagina intera che il Corriere del Mezzogiorno ha dedicato a suddetta antologia, con una intensa fotografia di Giancarlo De Cataldo a corredare il pezzo (è infatti uno degli autori partecipanti all’antologia stessa: insieme al sottoscritto e a Tullio Avoledo, Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini, Valerio Evangelisti, Giorgio Falco, Tommaso Pincio oltreché Wu Ming 1).
Quivi pubblico il file in formato pdf della pagina firmata da Enzo Mansueto, scaricabile assai semplicemente con un clic. Ne anticipo lo incipit di seguito qui sotto!

“La parola ‘futuro’ pare non avere più una cittadinanza in una società freneticamente schiacciata dalla soddisfazione di desideri mercificati, dalla ipertrofia del tutto e subito, da un presente iperesteso e globalizzato.”

[PS. Poiché mi è stata fatta notare la sorpresa di un apparente mutamento della di me scrittura, quasi desiderassi parodiare malamente l’Ingegnere o Ippolito Nievo, specifico che tale nonstile verrà indefinitamente adottato finché le viscere detteranno tale inclinazione, per nulla scherzosa!, semplicemente rispettosa di una angolatura della libido epperò in sé e per sé del tutto priva di significazione alcuna o tantomeno offensiva nei confronti di qualcuno o qualche cosa! gg]

Seconda anteprima da “Anteprima nazionale”

42_anteprima_nazionalepCome già scritto nell’àmbito della prima corposa anticipazione, per le cure di Giorgio Vasta minimum fax ha pubblicato Anteprima nazionale. Nove visioni del nostro futuro invisibile (€ 15; la copertina è cliccabile), in cui compaiono racconti di Tullio Avoledo, Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini, Giancarlo De Cataldo, Valerio Evangelisti, Giorgio Falco, Tommaso Pincio, Wu Ming 1 e un racconto mio.
Il mio racconto si intitola: La infinita beltà del programma si vedrà di lontano.
Protagonista assoluto del futuro programma televisivo più seguìto dell’intera storia televisiva italiana, e cioè di una trasmissione che si svolge in non si sa quale tempo ma comunque nel futuro remoto, lo sconosciuto presentatore Enzo Tortora è còlto – in questa anticipazione ulteriore – nella sorpresa della diretta, mentre sta descrivendo una seduta di ipnosi regressiva che il celebre dr. Brian Weiss pratica sull’icona della d.ssa Tirone. Ça va sans dire che i personaggi sono fittizi e i nomi indicano puri ologrammi mediatici di pubblico dominio, che nulla hanno a che vedere con persone fisiche. La foto di corredo è cliccabile per visionare a degna dimensione.

tortora_longarini_mini“[…] Ecco vedete la lingua incomprensibile del dottor Weiss, lingua incomprensibile biascicata, disarmonica, questa lingua di merda anglosassone trasformata da una distanza oceanica dall’isola che l’ha partorita, vedete come distorce la bocca del dottor Brian Weiss, quasi stesse masticando un chewing gum, lingua incapace di poesia, di narrazione, fatta di ritmi che soltanto il sax di un jazzista può nobilitare, questa lingua buccinante e parodistica, questa lingua ironica e filamentosa come certa bava, questa lingua delle scie di lumaconi senza guscio, questo sfrigolare di carne alla griglia strapiena di acqua e mutazioni perniciose in riva a una piscina famigliare piena di cloro e zanzare morte, vedete questa lingua con cui il dottor Weiss domanda alla sua paziente ‘Descrivi la situazione in cui sei, cosa ti sta succedendo’.
E non è una domanda!, è un ordine!, ma io ho fatto finta che fosse una richiesta, la gentilezza abusata diventa ciò che qualunque maschio fa con qualunque femmina, le ultime due comunità formalmente disposte a scontrarsi prima dell’estinzione della specie, crolleranno gli stati, cioè le nazioni e le situazioni immersive in cui siamo psicoemotivamente coinvolt* tutt*, e la paziente, l’indimenticata dottoressa Tirone che si produceva in memorabili televendite ai tempi d’oro che nemmeno riusciamo più a collocare risponde all’ordine, bisogna che questa civiltà faccia una statua d’oro al maestro di tutti noi, Ivan Pavlov, quello del memorabile cane, che gli siano consegnate le chiavi di Roma, ma attenzione!, dalla regia un messaggio a sorpresa!, un dramma per cui siamo costretti a interrompere momentaneamente l’esperimento di ipnosi regressiva, la linea alla regia, eccola, ascoltiamo che ha da dirci:

“INFORMIAMO I NOSTRI SPETTATORI CHE E’ APPENA GIUNTA IN REDAZIONE LA FERALE NOTIZIA DELL’IMPROVVISA MORTE DEL NOSTRO PONTEFICE, CHE E’ STATO IMMEDIATAMENTE SOSTITUITO DA IVAN PAVLOV IN UN CONCLAVE LAMPO STRAORDINARIO”

Abbiamo un nuovo Papa ed è proprio Ivan Pavlov!, sono gli inconvenienti della diretta!, festeggiamo l’incredibile notizia dell’elezione del nuovo pontefice abbattendoci nel lutto per la morte del precedente!, alziamoci e facciamo un minuto di silenzio per la morte del precedente mentre al contempo urliamo tutti il nostro giubilo per l’elezione del nuovo al soglio di Pietro, quest’uomo fatto di pietra su cui hanno eretto tutto, non di sabbia, ma di pietra, senza tondìni e senza carpenteria, fondamenti di roccia come ai bei tempi andati chissà dove, tempi che addirittura precedono quelli già incollocabili del Medioevo, abbracciamo questo Papa inutile ma a cui teniamo tutti tantissimo non credendo più all’anima, alla redenzione e fortunatamente all’inesistente Dio, facciamo la hola per la memoria dell’inesistente Dio, che noi occidentali abbiamo confuso con il limite e con l’errore della morte non comprendendo cosa fosse il dolore, non scavando nel nesso che allaccia amore e solitudine,
Ma non perdiamo tempo, sentiamo ora il racconto della dottoressa Tirone agli ordini del dottor Brian Weiss, che è il Sostituto Di Tutto Il Cristianesimo, perché è in grado di interagire con il nostro vero passato adulatorio in quanto ingannatore in quanto finto ma moralmente tale e oscenamente spiattellato per il nostro desiderio di erigere un limite da abbattere, la mente non ha confini, noi esondiamo, siamo l’onda anomala che spacca qualunque schermo, siamo l’abbraccio incondizionato, siamo il gratis et amore dei, cioè di chiunque al plurale, e ascoltiamo la dottoressa che ci racconta della sua vita passata con smorfie di dolore che non sente, questo è il paradiso che abbiamo tanto sognato!, provare dolore non sentendolo!, ed ecco la risposta, eccola “

Avviso agli eventuali lettori diretti a Torino: la Miserabile assenza

Mi scuso in anticipo con chi, eventualmente, trovandosi al Salone del Libro di Torino, fosse interessato alla presentazione di Anteprima nazionale, antologia minimum fax curata dal candidato al Premio Strega Giorgio Vasta (non si finirà mai di raccomandare la lettura del suo folgorante Il tempo materiale, uno dei libri più profondi usciti in Italia in questi anni e su cui interverrò prossimamente). Alla presentazione è previsto che partecipi il Miserabile sottoscritto. Tuttavia, in quanto Miserabile, miserevolmente egli sarà impossibilitato a recarsi sotto la Mole sabato. L’evento, annunciato in varie sedi, e dall’Editore in primis, va dunque corretto in corsa, così come qui di seguito. A me tocca scusarmi per l’assenza con organizzatori e lettori nel caso interessati – vivo un momento piuttosto travagliato e davvero non mi è possibile spostarmi. Ecco la segnalazione della presentazione:

SABATO 16 MAGGIO

Stand R 119 del Circolo dei Lettori – Padiglione 3 – ore 18

APERITIVO CON ANTEPRIMA NAZIONALE

Gli autori, il curatore, gli editori di Anteprima nazionale e Antonella Parigi, la direttrice del Circolo dei Lettori, incontrano il pubblico.
Per informazioni: www.circololettori.it

A seguire: Sala Gialla – ore 19 –minimum fax, Italia 150 e Circolo dei Lettori presentano:

Anteprima Nazionale. Immaginare l’Italia da qui a vent’anni

Intervengono: Tullio Avoledo, Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini, Giorgio Falco, Tommaso Pincio, Giorgio Vasta. Modera Michele Serra