Futurologia spiccia: cosa sta per accadere al fenomeno umano

Ecco cosa prevedo per il fenomeno umano entro i prossimi sei decenni. Poiché il mondo, ovvero la modalità di starci, è divenuto insintetizzabile, almeno nelle zone a più ampio e profondo sviluppo tecnologico, e poiché ciò si accompagna alla perdita di valore del lavoro, si entrerà in una zona storica senza precedenti, in cui il politico sarà molto giocato sul tema dell’accesso, alle tecnologie che curano e nutrono e pensano. In questa zona storica verrà fatalmente toccato il fenomeno umano dal punto di vista biologico. Il sistema nervoso non è per natura all’altezza di quanto gli si richiede in questi anni accelerati e reagisce con l’affanno, l’abbassamento delle soglie di attenzione e una sensazione diffusa di impotenza. L’ambiente dell’infosfera è prodigo di dati e stimola algoritmi a cui il cervello biologico non arriva. Il crollo dei saperi e dei canoni storici si deve essenzialmente a questa deflagrazione di dati e di inviti all’algoritmo, che è la forma con cui gli umani hanno pensato e stanno pensando un’intelligenza extrabiologica. Tale intelligenza extrabiologica diventerà biologica. Si costituirà un sistema nervoso 2.0, capace di aggiornarsi in continuazione, connesso stabilmente, capace di essere all’altezza della velocità di calcolo richiesta da un itinerario della mente nella macchina e della macchina nella mente. Nanotecnologie e intelligenza artificiale collaborano e corroborano questa ipotesi, rendendola non fantascientifica e facendone una prospettiva storica. Questo fatto sarà il più ragguardevole salto di specie dai tempi del passaggio di sapiens sapiens ed è il motivo per cui, nel passaggio che viviamo, la storia va a zero, quanto a percezione ed esercizio e deposito. La fusione tra organico e inorganico annulla il progresso storico e la percezione collettiva di una marcia a lenta evoluzione dell’umanità. Non so se e quando si provvederà a downloadare la psiche su supporto extracorporeo. Sono dell’avviso che prima o poi accadrà. Io e i miei coetanei costituiamo una delle ultime generazioni a morire precocemente. L’umano muta in questi decenni e ci si può fare poco, anche raccontarlo è cosa vana, anche elaborare un’epica della fine e del nuovo inizio è inutile, essendo già stato fatto. Non viene toccato da tutto questo movimento della specie il nucleo metafisico, che è la verità della realtà e rispetto al quale anche le macchine cerebrali in emersione avranno a che fare, non essendo detto che, prescindendo esse eventualmente dal comparto emotivo, non si mettano a meditare, ritenendo la realizzazione spirituale il momento necessario a chi in questo universo sente, in qualunque modo senta.

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Domande aperte sul futuro: un mio intervento su CheFare

Recentemente ho allestito una pagina sul tema della singolarità, dove sono aggregate diverse fonti da Twitter che si prefiggono di comunicare i risultati e le ultime notizie di quella che è accelerazione tecnologica: il segno fondamentale dei nostri tempi occidentali. Che la singolarità e l’accelerazione siano anzitutto tecnologiche, non ci piove. Tuttavia mi pare di vedere che, almeno in Italia, siano in pochi a interpretare queste potenze in emersione anzitutto laddove esse si esprimono: nella totalità della vita umana sul pianeta Terra. Utilizzo questa espressione, perché è il titolo dell’ultimo mio lavoro narrativo, il quale verteva proprio su questo punto, che ritengo cruciale: è necessario, se non pensare, almeno accorgersi della totalità che viene emergendo con l’accelerazione. E’ un tema che seguo da anni, ma sono convinto che soltanto dal 2010 si veda in modo storico ed effettivo: si va a un salto, la vita e la storia vanno a un salto: l’umano va a un salto.
Segnalo qui un mio intervento intorno a futuro, accelerazione tecnologica e umanesimo sul network CheFare. E’ il secondo di una serie (il primo era questo). Non so come ringraziare i responsabili di CheFare per l’invito e l’occasione. Per me la militanza culturale si traduce, in questi anni, soprattutto nell’impegno a pensare forme e modalità rispetto al tema del futuro che è collassato nel presente. Il fatto che mi venga offerta una sede per questa militanza, davvero, innesca in me una gratitudine immensa. E’ in questo incrocio che si dà la percezione del politico, dell’economico, dell’artistico, del biologico, del filosofico che già c’è e sta per deflagrare in forme quantitativamente più visibili e, a mia detta, spesso drammatiche.
Tutto va a trasformazione, ad autotrascendimento. La storia impenna in modo non del tutto umano, se per umano teniamo presente ciò che è stato percepito nei secoli passati. Però forse l’umano era proprio un’altra cosa e non lo si era visto in modo univoco e certo. Adesso tu, che leggi qui, non puoi non vederlo. Leggete, finché ancora sarà questione di leggere, in quanto, come scriveva Burroughs: la parola cade. Ecco: è già caduta.

Tomas Saraceno
Tomas Saraceno

Innovatevi culturalmente – un mio intervento su cheFare

Su cheFare c’è un mio intervento sull’ideologia odierna della “innovazione culturale”. Bisognerebbe scrivere un saggio, piuttosto complesso, circa la trasformazione radicale di paradigmi che comporta una certa accelerazione della tecnologia, che non può più evidentemente essere considerata unicamente un fatto tecnologico. Come prevedibile e di fatto previsto, si entra in contatto con una sostanza umana assai differente, rispetto a quanto certe anime candide novecentesche nemmeno intuivano, ma propalavano come un automatismo. Mi limito in questa sede alla semplice constatazione che il futuro non è più futuro: è presente – è uno smottamento interessante e coinvolgente, nel senso che ne siete interessati e vi coinvolge.

Verso l’Intelligenza Artificiale Forte

Questa notizia è pazzesca, ma in pochi mi pare che se ne accorgano e traggano le dovute conseguenze, che sono profonde e tutt’altro che coincidenti con la paura delle macchine. Va sottolineato che è Google ad avere prodotto questa strepitosa accelerazione, su cui farebbero bene a meditare le anime candide che, da quanto vedo, si dedicano alla lettura. In pratica un software ha battuto l’uomo con lo schiacciante risultato 5-0 nel Go, il gioco cinese simile alla dama. Nemmeno un anno dopo essersi cimentata nel primo videogioco e dopo aver dimostrato di saper valutare un testo meglio di un uomo, l’intelligenza artificiale raggiunge un altro traguardo grazie al programma chiamato AlphaGo, che ha conquistato la copertina della rivista Nature. E’ stato messo a punto dall’azienda specializzata in intelligenza artificiale, la DeepMind di Londra, acquisita da Google nel 2014.
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