MEDIUM – 13 LA MORTE E’ UN MAESTRO TEDESCO

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LA MORTE E’ UN MAESTRO TEDESCO
Mi avvicino, sembra impossessata, ha spasmi facciali, ho acceso la luce ma lei dorme, è come uno stato sonnambolico, è incosciente, mi impressiona quando inarca la schiena. Parla, ininterrottamente. Parla in tedesco, non so il tedesco, e intervalla con espressioni italiane prive di senso…


Todesfuge… Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti… der schreibt wenn es dunkelt nach DeutschlandWir trinken und trinken… Il manicomio… La cella di contenzione, di isolamento, bagnata, l’acqua ricopre il pavimento… Wir schaufeln ein Grab in den Lüften… Una grande bara nell’aria scaviamo, insieme, in catena… Er pfeift seine Rüden herbei… Vedi i fiotti di sangue, Grete?… Se tu sei Gretel, io sono Hansel… Dein aschenes Haar, dann habt ihr ein Grab in den Wonken… La morte è un maestro e parla in lingua tedesca, no parla in lingua italiana e non è la morte ma solo uno strato nero che impedisce di vedere oltre, col suo nero panno e la visione non lo trapassa, vedete anche voi nel nero fluttuare quel volto liquido, che muta i lineamenti e sembra urlare, è il maestro nel senzatempo che ci impedisce di vedere, è lui l’ostacolo, noi lo dissolveremo o lo pregheremo di farci vedere, chissà la visione al di là di… Silber und Silber, Doppelsilber der Tiefe… der menschenher strahlt… Nun aber schrumpft der Ort, wo du stehst: wohin jetz, Schattenentblöß, wohin? Steige. Taste empor… Dünner wirst du, unkenntlicher, feiner! Feiner, ein Faden, an dem er herabwill, der Stern: um unten zu schwimmen, unten, wo er sich schimmern sieht… Ora però si restringe il luogo in cui stiamo, lo vedete anche voi? Dove, adesso, denudati nel buio? Sali. Tasta su. Più sottile diventi, Vito, più irriconoscibile, più fino! Più fino: un filo sul quale vuole scendere lei, la stella, per nuotare giù, più giù, dove lei si vede scintillare… Dove noi abbiamo fine, Vito…”
All’improvviso si irrigidisce. Non oso toccarla. Non toccate chi soffre disturbi nel sonno. Induisti, buddisti, rabbini: per tutti costoro l’anima abbandona il corpo durante il sonno e impiega tempo a rientrarvi. Va nel senzatempo. Senzatempo: Federica ha detto “senzatempo”. Ha pronunciato il nome di mio padre.
Di colpo apre gli occhi.
Apre gli occhi, infastidita dalla luce. Mi vede, mi sorride, impastata di sonno. “Sei tornato?”
Non so cosa dire. “Stavi facendo un incubo…”
“Un incubo? No… Dormivo benissimo, mi hai svegliata tu… La luce… Che ore sono…”
“Mezzanotte passata. Parlavi nel sonno…”
“E cosa dicevo?”, e si solleva, viene ad abbracciarmi. La crisi è rientrata.
“Non so, cose a caso. Pensavo a un incubo…”
“Sognavo. Sognavo del bambino, lo chiamavamo Peter, aveva già tre anni e correva verso uno scivolo, in un giardino che non conoscevo, ma non avevamo paura, era bello…”
Taccio. Sto sforzandomi di memorizzare le parole che pronunciava. Più sottile diventi, Vito, più irriconoscibile, più fino! Più fino: un filo sul quale vuole scendere lei, la stella, per nuotare giù, più giù, dove lei si vede scintillare… Dove noi abbiamo fine, Vito…
Sbadiglia. “Come è andata giù a Roma?”
“Bene e male. Ti è passata?”
“L’incazzatura? Sì. Ora sei qui. Cosa significa bene e male?”. Si alza: “Vuoi che ti faccia del latte caldo?”
Annuisco.
Entra nel bagno.
Nel sonno ha parlato della cella di isolamento, con l’acqua che ricopre il pavimento. E’ l’isolamento nella Kolyma che Mattei mi ha descritto. Come fa a saperlo?
Non mi riprendo.
Penso che ha detto se tu sei Gretel, io sono Hansel. L’orrore delle fiabe pronunciate in falsetto dagli adulti…
Chi è l’uomo che gioca con i serpenti?
Cosa significano le parole in tedesco?
Decido di tacere. Tacere. Lei è due: il piccolo feto cresca senza sapere dell’agitazione della madre.
Ho bisogno di inerzia. Per ottenerla, come al solito, occulto.
Esce dal bagno. “Raccontami di Roma, mentre ti scaldo il latte”. E’ nuda, pallida, nel buio della stanza grande la vedo muoversi come un corpo in ecografia, prima che accenda la luce.
“Mi accompagni in Germania?”
Mi osserva con il naso immerso nella tazza del latte. Mi guarda come se fatalmente si trovasse di fronte a un evento irrimediabile e da tempo previsto. Le ho raccontato della ricerca a Botteghe Oscure, dell’incontro con Mattei, della vita di quel vecchio colossale.
“Ne hai proprio bisogno?”
“Voglio capire. Anche Mattei ha parlato di Stasi. Dice che la lettera poteva essere qualcosa che la Stasi ha dato a mio padre: magari una scusa per una frequente corrispondenza con loro, perché magari li teneva informati…”
“Fammi capire, Genna. Le ipotesi sono: o tuo padre ha avuto una storia d’amore, ha perso la testa per una ragazza della DDR al punto da prospettarle un futuro con lei oltrecortina; oppure tuo padre era una spia della Stasi, un informatore, una talpa nel Partito Comunista. Lo scenario che vedi è questo?”
“Precisamente”.
“Non è invece che tuo padre ha avuto una storia d’amore, si è vissuto giorni belli, ha sbandato, era davvero umano e, quando è morto, tutta la storia tra voi si è ripulita e tu ti senti in pace, ma non riesci a sopportare la pace? Perché devi sospettare a ogni costo? E cosa pensi di trovare in Germania? Sei andato a Roma e hai trovato un vecchio delirante, che ti ha raccontato chissà quante palle… Chissà quanto di ciò che ti ha detto è vero…”
“Non sospetto. So. So che c’è una differenza tra il padre con cui ho vissuto e che ho cercato di abbandonare per anni, e il padre che emerge dopo che ho ritrovato il suo cadavere. Voglio sapere. Mi ripulisce internamente, sapere. Aiutami a sapere. Sei di poche settimane, che tu sia incinta non è un problema ora, puoi muoverti. Mi accompagni in Germania? Non so una parola di tedesco, tu parli tedesco correntemente…”
Sorride. Adoro quando il sorriso le piega verso destra come se si trovasse di fronte a un bambino che non capisce: “Genna, tu non riesci a restare nella pace”.
mediumicoaudio.gif Spegniamo la luce.
Incominciano i sogni neri che si cancellano ben prima del risveglio.
Sento che sogno la morte, un maestro che parla in lingua tedesca.
E una stella discende e noi siamo finiti tutti, Vito…
Finché non beviamo il nero latte dell’alba.