Il nuovo libro in Strade Blu Mondadori


Ierisera, per discutere del romanzo in uscita a maggio, sono stato a cena con il mio editore, accoccolandomi nella calma acuzie della saggezza mondadoriana, stemperata nel blend del moscato, discutendo del testo, degli apparati, della narrazione italiana e straniera in questi anni strani. Mi viene mostrata la copertina del nuovo libro: mi pare bellissima, la grana grossa dell’immagine in bianco e nero, l’incertezza del volto segnaletico, il bollo felicemente fuori giri dell’amata collana “Strade Blu”, uno stupendo font per il titolo a tutta pagina, “La vita umana sul pianeta Terra”, come a dire: il nero, il male, “a sangue freddo”, oggi è questa cosa, “il sangue è randagio”, è questo il “furore” gelido che cova ed erompe nella west land, è questa una possibile meditazione sulle cose morte e sulla vita vivente, sul vuoto che occulta e il vuoto che accoglie. Adesso devo rilavorare sei passaggi che il mio editore evidenzia come distonici o troppo oscuri, e ha ragione, si tratta di lasciti di “Fine Impero”, residui psichici, scie chimiche mentali che si sovrapponevano a ben altro protocollo narrativo e stilistico. Sono dunque fortunato: per me l’editoria è questa cosa che ho sperimentato ierisera. Quell’editoria è stata parte della mia formazione. E continua a osservare le forme, continua a molare, compie ricursioni in me, si esprime a tutt’oggi, ancora ne vedo le spaccature interne, quelle feritoie che mi indussero a pensare che c’era una terza via tra prosa e poesia, tra narrazione e tragedia, tra saggio e finzione, tra apparenza e assenza. Così, volante e tutto sommato priva di conseguenze pratiche, volevo esprimere la mia gratitudine, qui, dove evaporano tante parole e si sta in un continuo vacuum verbale e in una impermanenza emotiva che mi impressiona. Quindi: grazie…

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