“True detective”: fine della serie. Prime impressioni

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Ho visto l’episodio finale di “True detective”, dunque. Si tratta per l’appunto della cosa più pazzesca a cui abbia assistito personalmente in epoca digitale. Questo parere consiste, ovviamente, in una prospettiva del tutto soggettiva. In ogni caso è per me arte. Nell’epoca del piccolo schermo, sta accanto a “Twin Peaks”, che resta inarrivabile, quanto a formazione dell’immaginario e risultati non soltanto estetici. Però oggi mi pare che si viva un epoca post-immaginario, se l’immaginario è quella cosa novecentesca. Si tratta dunque di opere radicalmente diverse, sebbene una omaggi la precedente, più o meno inconsapevolmente e inconsultamente. Tra qualche giorno, quando non rischierò di rovinare la visione ad alcuna e alcuno, scriverò più compiutamente.
Esiste un’intervista a Nick Pizzolatto, creatore della serie, in cui emerge la consapevolezza che la chiave della “storia” sia metafisica (qui l’intervista integrale). Tra il Grande Sì e il Grande No si pone un mutamento di coscienza, simile a quanto si sperimenta quando ci si risveglia. Provenire da un’indifferenza per proseguire avvertendo l’unità che era quell’indifferenza stessa: ecco l’esito di qualunque genere di narrazione. Riporto direttamente le parole dell’autore di “True detective”:

«Quando il detective Cohle torna alla vita dopo avere compiuto un’esperienza prossima alla morte, non è che muti credenze, non si tratta di credenza: sta parlando di un’esperienza. E non accenna a una riconciliazione oltremorte con le persone amate. Se si ascolta con precisione cosa dice, le parole sono: “Ero sparito. Non esisteva ‘io’. C’era soltanto amore… e allora mi sono risvegliato”… Il che significa soltanto: considera con attenzione le storie con cui hai a che fare…»

E’ per questa intensificazione della consapevolezza che, a mio avviso, uno dei punti più impressionanti della narrazione risiede nella manifestazione del Grande No, che è assai piccolo all’apparenza: compare il Mostro, l’Oppositore, l’Avversario e dice quanto qualunque oppositore esprime con la sua semplice esistenza: “No”. Ecco il momento di questa vertiginosa apparizione, che non ha alcuna pregnanza se non in relazione ai sette episodi e mezzo che la precedono e al mezzo episodio che segue:

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