Correggere le bozze de “La vita umana sul pianeta Terra”


Correggere le bozze de “La vita umana sul pianeta Terra” è esaltante e orrendo. L’ultimo libro che scrivo sul male affatica la revisione e gli occhi sono stanchi, bendati di stanchezza. Tutto è compresso e sospettabile. Cautamente vanno suturate le ferite del testo e aperte altre lesioni. Vanno inflitti colpi, che provochino ematomi. Tutto ciò è secondario, impercettibile quasi, ma alimenta un clima del testo. E’ esaltante infliggere tagli, estrusioni dell’io, rimpolpamenti. Il regno del testo è un’esperienza intensa. E’ un libro breve, compatto, va affrontato a sangue freddo. Il sangue testuale è fatto di ritmi e immagini, di allusioni e silenzi, una fonica mentale che è in contrappunto alle strutture. E’ bello e fa schifo. La pena trascina avanti la lettura, alcune volte si aprono chiari di bosco, nella selva del testo. E’ ciò che di centrale ho nel mondo qui e ora, e mi spinge ad abbandonarlo. Strano nomadismo, strana permanenza…

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