Il caso Moosbrugger

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C’è un criminale: è Moosbrugger. Egli ha una complessione spaventosa, è gigantesco, teme chi si prende gioco di lui, in un cantiere su un’impalcatura due suoi colleghi operai stanno per fargli uno scherzo tremendo, ma lui si scaglia anzitempo contro di loro e ne lancia uno dal secondo piano. Era un falegname e non mancava di forza bonaria e di buona volontà. Aveva ucciso una prostituta con trentacinque coltellate una notte. Era contraddittorio. Un caso morale, psichiatrico, filosofico. Un buon selvaggio che è cattivo. Queste personalità attirano l’interesse e, a volte, la simpatia delle borghesie. Così per Moosbrugger, ma per altri e più eclatanti motivi anche per il Lacenaire amato da Hugo e Debord. I margini che mirano ad aggredire il centro, contraendosi con virulenza, spaventano la zona mediana e, si sa, ogni spavento nasconde un piacere proibito e, se non immediato, certamente vibrante e in qualche modo segreto ma collettivo. Moosbrugger è *la* causa occasionale in presenza della quale Robert Musil fa muovere la macchina umana del suo capolavoro, “L’uomo senza qualità”. Un’intera civiltà ha il suo crollo scatenato dall’apparizione di un folkloristico angelo sterminatore, preternaturalmente innocente anche se è un assassino. C’è Kafka, in tutto questo. Quel movimento dell’immane macchina umana occidentale non esaurisce il suo valore sotto il risguardo politico: c’è di più e quel di più è Kafka. Ecco come Musil racconta il racconto criminale di Moosbrugger – è tutto lì e c’est fini. Moosbrugger è in Kafka almeno quanto la prostituta e la fine limbica in cui incappa il corpo di lei, slogato, stracciato, aperti i lembi. Un’universalità che ignora il prezioso incombe da sotto la vicenda narrata della condanna a Moosbrugger. In quella universalità si è mosso finora l’esistente occidentale, ma ha saputo scovare delle ragioni ben superiori e apparentemente immorali per cavarsi da questo impiccio, così da potere riprendere la sua navigazione omerica, accettabilmente narrabile, epicamente ignota, foriera di molte impersonali soddisfazioni.