Sul libro collettivo intorno a “La vita umana sul pianeta Terra”

Schermata-2014-04-07-alle-12.41.03Questo che scrivo è dedicato a coloro che si sono detti interessati al progetto di un libro collettivo che mappi una costellazione letteraria a partire dall’occasione offerta dall’uscita de “La vita umana sul pianeta Terra” (se interessati: http://bit.ly/1ft31hM). Non si tratta di promozione, marketing, vendita. Specifico qui di cosa si tratta. Anzitutto, amiche amici: grazie! Siete molti più di quanto mi aspettassi! Esiste una idealizzazione, anche in termini quantitativi, della cosiddetta “condivisione” e VENTI PERSONE CHE HANNO VOGLIA DI PARLARE DI LETTERATURA oggi sono in realtà tantissime. Davvero vi ringrazio. Puntualizzo qui alcune questioni che emergono, circa l’operazione di creare un discorso collettivo in Rete che è destinato a diventare libro..
Non si tratta ovviamente di glosse a “La vita umana sul pianeta Terra”: figurarsi se sono così deviantemente narcisista! E nemmeno si tratta di promozione. Si tratta invece di un duplice processo, che tenta di modificare la forma-romanzo (o la forma-libro) mediante un’esperienza di senso. Io non sono allenato a fatiche sensate e politiche come il collettivo Wu Ming, che secondo me in questi anni ha agito alla perfezione sulla “distribuzione”, cogliendo la forma politica che essa ricopre in maniera centrale nel nostro tempo (si pensi che per “L’armata dei sonnambuli”, appena uscito da Einaudi, sono calendarizzate 100 presentazioni, il che non è marketing). L’altro modello di mutazione della distribuzione lo sta praticando Aldo Nove con il suo “Tutta la luce del mondo” Tour (il libro è appena uscito da Bompiani) e si tratta di questo: distruggere lo “spettacolo” a favore dell’esperienza di bellezza. Non dispongo dei contatti per organizzare un simile apparato itinerante e cerco di cogliere da Aldo il nucleo generativo di questa iniziativa, che proprio non è marketing: si tratta dell’esperienza di senso e di bellezza. Ora, quello che ho sperimentato da quando lavoro sul Web (1995) è che proprio attraverso la Rete è possibile non costruire il falotico, l’illusorio o lo spettacolare di nuova specie, bensì un’esperienza di tipo diverso, che può anche essere profondamente emotiva e intellettuale. Mettendo gratuito “Medium” su Lulu.com, per esempio, io concentro il perimetro di questa esperienza nel ring doloroso e gioioso della morte di mio padre e le risposte arrivano lì, anch’esse cercano l’incontro nello spazio “morte del padre”: centinaia di mail, inviti a incontri con gruppi di lettura di “Medium” in carcere, incontri con persone – un abbraccio per me memorabile, un’esperienza continuativa (dura ancor oggi, sia pure con minore intensità, risalendo al 2007 il libro). Non è la vendita di un romanzo e nemmeno la promozione che qui contano: direi anzi che esse diventano veicolari di un’esperienza, perdono centralità. Quindi l’idea che “La vita umana sul pianeta Terra” sia causa occasionale (proprio in senso aristotelico: ciò alla presenza del quale avviene qualcosa) di una discussione letteraria tra teste stimate e/o amate, beh, mi sembra l’unica risposta che io nel mio piccolo possa dare a un’esigenza di “allargamento” e ricentralizzazione del discorso e, quindi, del testo – un testo che non coincide con il testo del libro, il quale funge da pretesto, essendo stratificato in un certo modo: c’è il cerchio del “nero” letterario (Breivik come rappresentazione oscena in genere “nero”) e quindi c’è la questione dei generi; c’è il presente in dialettica con il testo; c’è il sociologico come nemico letterario; c’è l’ingaggio poetico contro le norme dei “topos” romanzeschi; c’è l’opzione metafisica – e così via. Non intendo affermare che il libro sia bello o complesso o riuscito: è secondario, questo, appartiene al regime del gusto. Intendo dire che i “luoghi” in cui mi sono disposto a scrivere sono in realtà quelle stratificazioni, che ci sono non come questioni di esiti estetici, ma in qualità di nodi problematici. Non è un romanzo a tesi, però certe tesi mi interessano e vorrei discuterne. Infine, se il libro va in edizione tascabile, sarà possibile inserire come appendice la discussione tra di noi? Questo mi interessa come “modificazione della forma editoriale”, la quale è esistita qualche decennio del Novecento ed è percepita dagli addetti ai lavori quale “forma unica e nobile” del processo editoriale. Chiedo perdono per la lunghezza della risposta, ma forse è il caso di chiarire bene che non intenderei proporvi nulla di mercantilistico o promozionale…
Vorrei anche dire a tutte tutti di non menarsela circa le proprie competenze, è fondamentale scartare questioni di autostima, è proprio il lavoro sull’io che si cerca di fare. Pensate alle competenze emotive e non cognitive, pensate a quello che vi interessa e all’eventuale incontro con la costellazione che fomenta un testo occasionale come LVUSPT.

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