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Il futuro è il presente: affabulazione universale

Quando scrivo o dico che la categoria “futuro” è l’attuale e lo sarà per molto tempo, almeno fino al momento in cui il fenomeno umano vivrà identificato con lo “stato sottile” o “corpo di sogno”, il che oggi potrebbe essere scambiato per fantascienza, bisogna comprendere che l’unica affabulazione possibile in questo segmento che andiamo ad affrontare è questa attualità in cui collassa nel tempo in forma di futuro. Il futuro è il futuro, non è il presente: al massimo può essere nel presente, non può essere il presente. Ecco, questa fu la cifra novecentesca. Ora è che il futuro è il presente: strana forma, strana percezione, strana azione che forse non è più un’azione, in quanto l’azione si svolge nel tempo. E quando mai il tempo è andato in fuga da se stesso e in sé stesso? Molte volte: la deità, la storia mestra della vita, l’ideologia, l’evoluzione – tutte forme in cui il futuro non è qualcosa che agisce dentro il presente, ma è proprio il presente stesso. Soltanto in questo senso l’arcaico è il futuro. L’opponibilità del pollice non è interessante per il pollice, bensì per l’opponibilità. Il pollice dà origine a determinate storie, indefinte ma non infinte; l’opponibilità è in tutte le storie e, in quanto è così, non c’è proprio il paradigma della storia nel momento in cui si è nell’opponibilità. In questo modo gli stati cancellano le storie, poiché le storie nascono dentro e dopo gli stati, che sono abnormità di potenze. Prendiamo questa acquisizione definitive: un pianeta tipo Marte ha colpito il pianeta Terra ai primordi e dallo scontro ne è nata la Luna e ne è nata la Terra stessa. E’ fantascienza? E’ la teoria folle del nazista Hanns Hörbiger? No: è la verità fattuale. Il che dice molto del nazismo e della sua vittoria perpetuamente postuma. Ecco dunque in che modo la storia degli esordi è indistinguibile dalla fantascienza, cioè dal fantastico. Vi viene qui raccontata una parabola, una storia, una profezia o una leggenda del passato? Tutto quanto si può raccontare e non si può raccontare. Ecco i fatti. La Luna si è formata molto probabilmente in seguito all’impatto di un corpo planetario delle dimensioni di Marte contro la Terra ancora in fase di formazione. Tre nuovi studi pubblicati sulla rivista “Nature” chiariscono ora alcuni particolari importanti di questo evento: documentano che il bolide potrebbe aver avuto una composizione chimico-fisica simile a quella terrestre e definiscono in che modo la formazione del nucleo e del mantello terrestre furono influenzati dalla gigantesca collisione. La composizione della Luna è un piccolo enigma scientifico. Dalle simulazioni del gigantesco impatto da cui ha avuto origine risulta infatti che la maggior parte del materiale di cui è formata proviene dal corpo che colpì il nostro pianeta invece che dalla proto-Terra. D’altra parte, campioni di roccia recuperati sulla Luna hanno una composizione simile a quella del mantello terrestre, in particolare per quanto riguarda l’abbondanza dei diversi isotopi, e diversa da quella degli altri corpi planetari del sistema solare. Nel primo studio, Alessandra Mastrobuono-Battisti, dell’Israel Institute of Technology ad Haifa, e colleghi dell’Università di Bordeaux hanno condotto una nuova simulazione di collisioni tra protopianeti nel sistema solare primordiale e confrontato le composizioni dei diversi oggetti che si sono formati in seguito all’evento. Dalla simulazione è emerso che sebbene i diversi protopianeti abbiano una composizione varia, esiste una buona probabilità, – tra il 20 e il 40 per cento – che la collisione avvenga tra oggetti planetari di composizione simile. Il risultato può dunque spiegare perché la composizione della Terra e della Luna sono simili tra loro ma diverse da quelle degli altri pianeti. L’impatto da cui ha avuto origine la Luna ha influenzato anche la distribuzione dei diversi elementi negli strati interni della Terra. Secondo i modelli più accreditati, il nostro pianeta si è formato dall’aggregazione di materiale condroitico, simile cioè a quello degli attuali asteroidi. Durante la fase di accrescimento è iniziata la differenziazione planetaria, cioè di separazione progressiva degli elementi costitutivi che ha dato origine al nucleo, dove poi si sono accumulati gli elementi siderofili – cioè i metalli di transizione che tendono a legarsi col ferro – tra cui il tungsteno. La differenziazione planetaria, però, avrebbe dovuto lasciare il mantello e la crosta terrestre relativamente poveri di elementi siderofili, che invece sono abbondanti. Questo potrebbe essere l’esito di un processo traumatico, come il gigantesco impatto che ha dato origine alla Luna. Se questa teoria fosse vera, la Terra e la Luna dovrebbero avere due diverse abbondanze di tungsteno: la differenza è stata rilevata per la prima volta da due studi tra loro collegati, il primo firmato da Thomas Kruijer della Westfaelische Wilhelms-Universitaet a Muenster e colleghi e il secondo da Mathieu Touboul dell’università del Maryland. I due gruppi hanno analizzato le rocce lunari rilevando un eccesso dell’isotopo tungsteno-182 rispetto a quanto si misura nel mantello terrestre, il che confermerebbe il ruolo cruciale dell’impatto del corpo planetario con la Terra.
Questa vicenda non la racconto “io”.

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