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June 11, 2015 at 09:42PM


Siccome un altro anno è passato, continuo annualmente a volere tanto bene a Enrico Berlinguer: questa posa, questa capigliatura, i capelli brizzolati, questa complessione fisica, questa cifosi tenera, queste grisaglie, queste cravatte, questa soppesata nonchalance nei confronti della realtà, questa responsabile facilità dell’assumersi la responsabilità, questi colori, questo simbolo, questo microfono, questa fede al dito, questa calma in pubblico che sfiora la riottosità ed è pudica, questa memoria sedimentata che sapeva che “noi comunisti abbiamo sessant’anni di storia alle spalle e in galera con gli operai ci siamo stati noi; sui monti con i partigiani ci siamo stati noi; nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi; con le donne, con il proletariato emarginato, con i giovani ci siamo stati noi; alla direzione di certi comuni, di certe regioni, amministrate con onestà, ci siamo stati noi” – questo prussianesimo comunista italiano, questa indefettibilità ovunque e sotto ogni aspetto, questo rigore, questa sciammannata nevrosi contro tutta la psicosi che ribolliva sotto, questo dolore, questa sofferenza del mondo e di se stessi: io li ricordo: erano di Enrico Berlinguer e di mio papà, e di moltissimi altri, in un tempo.

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