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November 11, 2015 at 11:14AM


Togliete Shakespeare dall’umano e avrete quella che continuano a definire la “generazione” a cui apparterrei. Una popolazione vasta di larve in citrinità, impegnate al pianto più deplorevole che si possa condensare in lacrime artificiali: quello su se stessi, per incapacità di reggere la rabbia nei confronti del mondo, da cui ci si sente esclusi. Ha escluso da sempre qualunque generazione, il mondo, questa vasta bacinella di acqua per il risciacquo dei piedi sporchi, a cui viene aggiunta a priori una quantità indecente di molecole lisergiche, del tutto quintessenziali quanto inadatte alla vita per come la “generazione” concepisce la vita. Questa “generazione” non pensa la morte, sente l’amore concluso, sbraita sull’eroismo che non c’è più e si sente in colpa per non essere mai stata eroica, nell’istante in cui celebra i propri ricordi, quelli che erano attualità in un “tempo che fu” francamente di letame. E’ persino inesistente dal punto di vista dei protocolli epistemici di base: non esiste infatti nessuna generazione, nel momento in cui evapora qualunque canone storico. Obiettiva quanto un calciatore e grave quanto una passacaglia suonata come sigla di una trasmissione televisiva, tale “generazione” vive con fatalismo inconcludente e di fatto inconsapevole il proprio momento angolare, che è tragico: sarà l’ultima generazione biologicamente umana, per come il fenomeno biologico umano è stato conosciuto in almeno due millenni occidentali. Nel migliore dei casi filologizza e nel peggiore se ne fotte non tanto allegramente, trascinandosi nello spaesamento, nell’assenza di qualunque radicalità, nell’incapacità profonda di vedere che il paesaggio è da anni un semplice orizzonte degli eventi, che prelude a un salto tuttora inimmaginabile. Non è cultrice del testo, perché la generazione precedente ha lavorato con supponenza e assenza totale di profondità ai testi, costruendo le premesse umanistiche più prevedibilmente votate alla conclusione, che è l’attuale nichilismo realizzato. Non sa stare. Questa torma di ex giovani, poiché è da Neanderthal che gli umani sono ex giovani, è impreparata alla ferita e quindi non è pronta alla sutura. La sua sofferenza è astratta, è borghese nel transito in cui non esiste alcuna borghesia. La sua proposta non è umanistica in alcun grado, poiché basta la sorprendente e vituperabile potenza tecnologica a vicariare qualunque fatica e qualunque importo di stanchezza che il rispondere umanisticamente alla realtà comporta. Odia senza ghignare, persino il male per il male la trova inadatta e trascurabile. Pensa alla guerra, allo spettacolo e a quanto è difficile fare i papà. Miliardi di contadini, che hanno calcato con fatica il suo stesso territorio nei secoli che precedono la comparsa di un simile pallore, la prendono a calci nel culo, con un’indignazione in cui consiste del tutto naturalmente il peso della storia. Tu dici loro “no” e sbagli, poiché è il mondo stesso, che è appunto la storia, almeno fino a questi giorni, a incaricarsi di un simile ingrato compito. Le forme che ha elaborato, artistiche o politiche, sono comprese all’interno di uno spettro che va dall’ignominia all’accidia. La luce, questa “generazione” a cui apparterrei, la vede sempre “in fondo al tunnel”, mentre l’oscurità è sinonimo di follia. L’oscuro non lo tollera se a pronunciarlo è un essere umano, mentre accetta con rassegnazione meschina che lo pronunci il secolo. Come esorcismo stanco e sempre meno efficace nel suo esito apotropaico, evoca il trauma quale monoteismo: la sua piccola divinità dovrebbe giustificare lo choc, la paura e l’impotenza, che è l’autentica esperienza che essa “generazione” ha fatto dell’universo. I suoi vizi sono identici a quelli delle generazioni precedenti, a cui aggiunge il criminale diniego a vivere, eventualità che i predecessori non prendevano nemmeno in considerazione. Incapace di rivoluzioni, è essenzialmente reazionaria. Il suo è un fascismo della materia e delle emozioni, e a questo fascismo fornisce l’apparato più idiota che si possa elaborare: il bando implicito e il silenzio mai attonito. Poiché la singolarità storica è sempre più vicina, la “generazione” di cui farei parte si perde addirittura il momento spettacolare con cui si assiste a un helter skelter dietro lo schermo televisivo: lo stupore è identico al beotismo, per questi miei supposti coetanei, italiani, occidentali, non so quanto terrestri. Non gestendo l’illusione del paradiso e avendo una paura fottuta dell’inferno, che sono fantasie bollate come psicosi inaccettabili nel comparto sociale, tale “generazione” si limita a scuotere la testa a fronte delle cazzate sesquipedali con cui vive la prima autentica “generazione di mezzo” della storia occidentale, che è quella degli attuali venti/trentenni, tutti presi dalle isterie dei padri che non lo sono più e dall’inadeguatezza in cui li confina un mondo pronto ad allargarsi in strutture mobili e dinamiche, poliformi, che aboliranno la muraglia tra ciò che attualmente si pensa reale e ciò che attualmente si pensa virtuale. Tale “generazione di mezzo” ispira una tenerezza sconfinata a chiunque abbia sentito sulle sue carni il morso della storia metallica che l’occidente si è scelto prima del passaggio fatale a cui si è votato e che va a realizzarsi nei prossimi decenni. Adesso la supposta mente “mia” “generazione” inizia ad ammalarsi e dà adito al rimpianto di qualcosa che non è mai stato, esattamente come faccio e farò sempre di più io, sebbene in altro modo e con altro senso e con ben differenti prospettive. La considerazione che non solo non è possibile passare il testimone, ma che quel testimone non lo si è mai avuto per sé, schianta i miei coetanei con una dolcezza ipnotica e un dramma sottilmente sentito e mai effettivamente realizzato.
A fronte di questo stato di cose, mi sento dare sempre più spesso del nichilista. Non ho nessuno con cui condividere la prospettiva dell’imminenza, sapendo perfettamente cosa riserva storicamente l’ultimo futuro della storia. Ciò mi capitava in precedenza, quando la “mia” “generazione” era più giovane e a me davano incredibilmente dello spiritualista, se non di peggio.
In tutto ciò verifico che non si sposta di un millimetro il fluido fondamento metafisico, che è sempre ovunque sia io e perlomeno a me è evidente che io sono sempre io e quindi non so assolutamente cosa sono.
Buonanotte, ex bambini.

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