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December 08, 2015 at 09:35AM

E’ tornato Coolclub.it e mi ha fatto un’intervista su letteratura e critica e Rete e editoria, che viene pubblicata subito dopo un’altra intervista, a Tommaso Pincio. Si può leggere o scaricare da qui, è a pagina 11: http://bit.ly/1QsPoUJ. In questa intervista affermo tra le altre cose: «Non credo affatto che la letteratura sia un esercizio per la memoria, penso piuttosto che la memoria sia un esercizio per la letteratura. Per me sia il fare sia il leggere letteratura è proprio il trascendere la memoria, l’immersione che conduce a sentire concretamente la presenza, la consapevolezza. E’ la fine della lingua a cui la letteratura tende. Ciò, per me. Poi comprendo benissimo il bisogno di storie, una retorica che personalmente odio, perché non si capisce il motivo per cui si dà importanza alle storie piuttosto che alla versificazione, stando appunto ai protocolli di memoria. Perdere tempo è fondamentale per perdersi nel tempo. La versificazione originaria, quella epica o sacrale, è cruciale per divagare e perdere tempo, per stare fuori da qualunque atto mercanitilista o efficientista. Che poi si vada in un tempo nebuloso dal punto di vista della coscienza storica, chiaramente, pone un problema di fact checking e di richiamo della verità storica, che spetta agli intellettuali intraprendere. La memoria è esterna rispetto alla consapevolezza, nel senso che è una forma postuma di consapevolezza: prima viene la consapevolezza e poi la consapevolezza si fa memoria, in quella teologia totale che è il fenomeno umano. Finché non si sente in questo modo, si perde proprio il filo rosso della ricerca conoscitiva. Un compito a cui mi sento di adempiere è quello di centrare il discorso sulla consapevolezza, mentre si sta facendo la ricostruzione storica che permette un atteggiamento morale nei confronti del mondo, delle alterità e di se stessi».

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