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Perennità italiana

Lo spettacolo è finito, essendo iniziato. L’unico spettacolo renitente alla fine è quello che non inizia. Poiché tutto inizia, sarà necessario rintracciare una zona in cui l’inizio è dimenticato, una zona insondabile anche con le armi della scienza storiografica. Questo inizio impossibile risiede nelle origini di quel fenomeno umano che volgarmente si dice Italia e che rappresenta il futuro della specie. Se gli Stati Uniti ancora agiscono spettacolarmente, mostrando il portavoce della Casa Bianca scortato dalle truppe dell’Impero del Male di “Guerre Stellari”, le quali peraltro diedero la stura alla nominazione della bufala con cui il presidente statunitense Ronald Reagan abbattè il colosso sovietico, un tale utilizzo dei protocolli spettacolari determina l’ingenuità della razza nordamericana: una fatalità. Non esiste infatti grammatica all’interno del cortocircuito, esiste grammatica unicamente nel processo che determina il cortocircuito. La cortocircuitazione tra l’imperatore Palpatine e il presidente Obama è una critica non soltanto vieta, ma è soprattutto ininteressante per le nuove generazioni, che non conoscono le grammatiche, l’idea stessa delle grammatiche, e agiscono cognitivamente in modo trasvalutativo: ogni istante si slega dal precedente e dal successivo. Anche le vecchie generazioni sono sature di critica spettacolare e abbozzano il sorriso che si oppone al fenomeno patetico, quando sono raggiunte da immagini che conoscono prima ancora di conoscerle, poiché alle elementari hanno appreso ciò che c’era da apprendere circa la forma stessa e i rapporti potenziali che determinano le immagini. Al confronto con questo impacciato e reiterato protocollo d’uso, che dai memi alla viralizzazione sta esprimendo il suo esausto desiderio di finire e trasvalutarsi, l’Italia oppone sempre l’eccezione alla norma, ovverosia la trasformazione e il trascendimento di eccezione e norma: non esiste critica possibile, si sta soltanto nell’àmbito della memorabilità continua, dell’esotismo come continuità di sé. Se stessi non è qualcosa di esotico, apparentemente: siamo noi stessi, sappiamo sempre di esserlo. Tuttavia non lo conosciamo. Ecco dunque il simbolo ultimo, che è anche l’iniziale in quanto è permanente, di una storia eterna, espressione che mostra l’ossimoro italiano, il futuro passato che governa il regno italiano sul pianeta Terra, ab origine et in saecula saeculorum: l’indistinzione, la sostanzialità fatta etere, la qualificazione inqualificabile, l’eremo collettivo, la lontananza più prossima, l’abisso luminoso, la luce tenebrosa, la contemporaneità atemporale, l’umano disumano, la risata che annichila, la morte che ride, il messia ignorato, l’evenienza che si allontana, il maschio femmineo dei primordi futuri, la sapienzialità ignorantissima, l’eradicazione dell’eradicabilità, l’ingredior come exitus, l’avvento come apocalisse, la specie non specifica, il genere ingenerato, la radiazione immobile, la destra sinistra, il sinistro che offre il destro, l’estro noioso, lo sbadiglio allucinogeno, la povertà del molto, la nudità in abiti regali, il bimbo è nudo, la speranza afflitta. Ciò spiega Cicerone, Ottaviano Augusto, Pietro, Giotto, San Tommaso, Dante, Michelangelo, Michelangelo Merisi, Giordano Bruno, Galileo, Metastasio, Leopardi, Pascoli, Lucio Fontana, Carmelo Bene, etc: non li spiega, li dispiega, etc, etc…

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