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Imminenza del passaggio storico e metafisico della specie

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Il tempo che state vivendo, come ogni tempo del resto ha fatto, vi insegna la metafisica – però questo tempo, cioè quello che sta arrivando e in parte è già qui, ve la insegna un poco di più. Il tempo che giunge è eminentemente metafisico, poiché si è giunti a toccare il punto fondamentale del vivere umano sul pianeta Terra. L’umano è un fenomeno che appartiene anche, e non soltanto, all’universo fisico, che è quello che viviamo quando siamo svegli. Tuttavia l’umano non è affatto destinato unicamente al regno transitorio che ha installato sul pianeta Terra. Se nei secoli e negli anni passati questa affermazione poteva sembrare strana o azzardata o spiritualista o fantascientifica, è ora la realtà umana stessa a incaricarsi di farla divenire una constatazione ordinaria. I ritmi dell’evoluzione tecnologica hanno varcato una soglia di velocità che è storicamente fatale. Fino a qualche anno fa gli spiriti più distratti, tra cui il mio, che è sempre stato interessato alla storia quanto basta e cioè molto poco, potevano pensare che si avanzasse verso il futuro secondo una traiettoria lineare; non è vero: si è all’interno di una curva esponenzialmente pazzesca, a una progressione impressionante. Ciò conduce inevitabilmente alle questioni di metafisica, che sono da affrontarsi, per la prima volta nella storia dell’occidente, come questioni pratiche e quotidiane. Già oggi e più ancora nei prossimi anni si porrà, per via tecnologica, la questione di cosa si è. E’ imminente quello che gli spiriti disinteressati alla metafisica chiamerebbero salto di specie, poiché la specie si considerava biologica e organica e riteneva che il fenomeno vivente fosse unicamente biologico e organico, mentre non lo è, addirittura nemmeno è soltanto materiale. Da un lato sta per avvenire un’integrazione sempre più completa, se non totale, tra umano e macchina (i nanorobot entreranno nel nostro corpo nei prossimi decenni, a curarlo e parzialmente sostituirlo); d’altro canto, sempre nei prossimi decenni avverrà che la macchina diventa cosciente, per la definizione che l’occidentale contemporaneo dà della coscienza attualmente, e cioè consapevole di sé ed emotivamente attiva (la coscienza non è questo, ovviamente: è il senso di presenza a prescindere dalla memoria, dal cognitivo e dall’emotivo, è la sensazione di essere, anche non essendoci: è esattamente la sostanza “sensitiva” di essere, dall’essere non potendo uscire). L’altro giorno una macchina ha passato il test di Turing: sarebbe una notizia sconvolgente, anche se in pochi qui sembrano badarci. Ciò che la genetica, la nanotecnologia e l’intelligenza artificiale collaborano a realizzare è il trascendimento del biologico. Una cosa simile la specie umana non ha mai sperimentato: è un primum, è un novum. Avverrà gradualmente, ma è certo che avverrà storicamente e avverrà a breve. Tra breve si porrà uno dei problemi metafisici fondamentali del fenomeno umano stesso: ovvero cosa sia “io”. La sostituzione del corpo biologico con parti meccaniche che vanno a integrarsi avverrà, entro pochi lustri, in contemporanea alla retroingegnerizzazione del cervello, i cui pattern verranno scansionati e duplicati, nei minimi particolari (gli stessi neuroni, gli stessi ricordi, gli stessi schemi di personalità). Per un breve tempo sarà dunque storica la questione: che cosa sono io? Cioè: una copia di me è me? Ciò avviene da sempre per l’umano, questo deve essere chiaro, anche se stolidamente non è mai visto. I nostri neuroni cambiano le loro molecole nel giro di un mese: nel giro di un mese i nostri neuroni non sono gli stessi. Lo schema trascendente resta lo stesso, ma le parti sono sostituite. L’emivita di un microtubulo, ovvero il filamento di proteina che fa la struttura di un neurone, ammonta a non più di dieci minuti. I filamenti di actina nei dendriti sono sostituiti ogni quaranta secondi. Ogni ora sono sostituite le proteine che danno energia alle sinapsi. I recettori NMDA nelle sinapsi restano costanti non più di cinque giorni. E quindi cosa è il me stesso che io sento continuamente, cioè con continuità, di essere? E’ evidente che la questione della coscienza, nel momento in cui si tocca il biologico o, meglio, l’organico, emerge come punto nodale. Tuttavia la questione sarà posta in questi termini, ovvero radicalmente materiali, non per lungo tempo. Ciò che gli “io” potranno in un futuro sperimentare, seguendo la linea evolutiva del fenomeno umano-macchina che sta chiaramente manifestandosi, sarà una realtà che oggi si direbbe “virtuale”, ma tale (tali) realtà sarà vissuta internamente, sarà integrato tutto il macchinico col sistema nervoso: sarà una connessione di “io”, che già ora è nelle cose, ma di cui nessuno si accorge. Le “coscienze” saranno a prescindere dal corpo, esattamente come ora le macchine stupide sono in rete, e i confini tra “me” e “altra mente da me” saranno ancora più labili e sfumati, vivendo lo stesso stato, nello stesso stato. Il che avviene appunto anche oggi, sia pure fuori dall’attenzione generale che il fenomeno umano pone a se stesso e al mondo. L’umano, che generalmente non ha inteso sperimentare consapevolmente la metafisica, sarà costretto a compiere un passaggio di forzatura metafisica. Ciò non è né un bene né un male. Come diceva qualcuno, il Budda dorme tra le cellule tanto quanto tra i transistor. Ovunque sempre è io, il vivente.

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