Ustica: 36 anni dopo

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Il 27 giugno 1980 un aereo di linea Douglas DC-9 della compagnia italiana Itavia decolla dall’aeroporto di Bologna in direzione Palermo, ma improvvisamente scompare dai radar verso le 21. Si scoprirà più tardi che il velivolo è esploso in volo e si è inabissato nel braccio di mare compreso tra le isole tirreniche di Ustica e Ponza. Questo ricorda il “Corriere della sera” in una sua gallery. La ricostruzione è piuttosto vaga, sia pure del tutto in linea con gli accertamenti giudiziari. Io ricordo che c’è chi, come il giornalista della medesima testata Andrea Purgatori, contestò e contesta il fatto che l’aereo sia esploso in volo e anche che si sia inabissato “spontaneamente”. La verità su Ustica non è mai emersa nitidamente, come emersero invece i cadaveri delle vittime, privi di scarpe e con i calzoni arrotolati all’insù o addirittura tolti, il che prevedeva, se ricordo bene, la tecnica di sbarco passeggeri in situazione di ammaraggio. Nel frattempo sono trascorsi 36 anni, il mondo è cambiato, non è più come quando ero piccolo io, che sapevo cosa aveva firmato Diaz o combinato Scelba: così come di Moro, ai ragazzini in genere probabilmente Ustica frega molto poco. Si è consumata una frattura del tempo, il crollo di un canone del tempo, durato assai, forse più che due secoli. Un po’ fa impressioni, un po’ fa sentire molto vecchi a 46 anni.
Però io ricordo e ricordo che fino alla fine vi farò il culo letterariamente, voi che ordiste nell’ombra e non siete morti e e anche voi che ignorate o non ve ne frega niente.

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