Perennità delle maggioranze silenziose italiche

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E’ giusto che anche i giovani d’oggi si sorbiscano la loro dose di Democrazia Cristiana e imparino che la perennità è una cifra italica, prima che temporale, è un punto cruciale in cui lo spazio nazionale prevale sullo scorrere del tempo. Io mi sono ciucciato di tutto, con i miei coevi, nella vita politica di questa avanguardia dell’occidente, che lo è dal 753 a.C.: i volti dell’attendismo e della rassegnazione più infida, dalla paciosità venefica di Beniamino Andreatta al giovanilismo novantenne di Giovanni Goria, dai tecnicismi dell’immobilità propri di Giuseppe Zamberletti all’accompagnamento in strass di Maria Pia Fanfani, dai lombrosianesimi esercitati sui fratelli Buttiglione ai misteri mortali dei fratelli Bisaglia alle particole di saliva forlaniane ai margini della bocca di Gerardo Bianco, dalla nottata passata sempre di Antonio Gava alle tragedie filiali di Carlo Donat-Cattin, per stare solo ai pesi minimi, una galleria degli orrori e degli afrori, un’immensa sedimentazione del lutto bianco, un’immobilità di tutto e tutti, un’esasperazione che estenua e che riesce a rallentare a 2km/h i proiettili di piombo sparati nei Settanta. Che siate hipster o nativi digitali, 2.0 o adepti del 3D, adesso vi tocca stare come Giona nello stomaco di una mostruosità cetacea, tranquillizzante quanto le benzodiazepine, una specie di Valium o di En ubiquo e sempiterno, la mano del dio cristiano e democratico, una mano morta viscosa e impenitente, uno scandalo che non si solleva mai, non cancellandosi dalla faccia della Terra, ma costruendo un’alternativa più molle e duratura della statua di Lincoln sul seggio al memoriale a Washington. Benvenuti nello zucchero filato che non è dolce ma appiccica ugualmente. Buonanotte con questa favola da bimbi avvizziti e precocemente invecchiati, dalla culla al pannolone in un attimo, un attimo agostiniano, eterno, che sopraffà il tempo, un via col venticello, una “Ricotta”, un racconto infinito di Bassani, un Mulino del Po’ e un Po’, un’ischemia all’intelletto generale, un’acuzie dell’orizzontale, un letargismo delle forze in campo, un campo a maggese eterna, sempre l’altra parte non coltivata, aspettiamo che si riposi e torni feconda: aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo…

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