Assalto a un tempo devastato e vile · blog

‘La Bambina’ – un capitolo da “Assalto a un tempo devastato e vile”

“[…] e la Bambina non dorme, piange e interrompe il sonno sette volte, anche otto o nove, ogni notte, ogni notte. E’ normale? E’ normale o si può fare qualcosa?”
“Non c’è niente da fare. E’ normale. Ogni bambino ha i suoi ritmi…”
“Però la pediatra è lei, lei ha l’esperienza, io no, io non… La Bambina non dorme…”
“Lei non si deve preoccupare. Non esiste una rieducazione al sonno, i bambini non sono laboratori sperimentali. Non sono il cane di Pavlov…”
“Certo, la Bambina non è un cane…”

Invece è un cane la Bambina.
Erige i suoi riti incomprensibili se non a lei e alla madre, alla madre dopo qualche ripetizione o frazione di secondo, e tuttavia non è nessun io e nessuna cultura che li impone.
Il cane è libero e cerca un padrone, è disposto al servaggio pur di ottenere la sopravvivenza: ma sono io che vedo e connoto il servaggio, per il cane non esiste alcun servaggio, il cane è un’angelologia che smentisce il fenomeno umano, la sua cultura, il suo virus che è linguistico.
La Bambina smentisce me che sono un fenomeno umano.

Disse: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite. Perché, vi dico, il Regno dei Cieli appartiene a coloro che assomigliano a loro”.
Come si assomiglia alla Bambina? Come posso assomigliarle?
Il Regno dei Cieli è dei cani, dei bambini e di chi assomiglia a loro.

La Bambina fa la cacca guardandomi mentre gioca (ma non gioca) esattamente come fa la cacca il cane guardandomi al prato lercio di viale Sabotino. Non c’è cultura, non è elaborazione. E’ che è così. Arriverà in seguito la culturalizzazione, la morale, il tabù, la rottura del tabù: allora la Bambina non sarà più tale, prima o poi dovrà tornare ad assomigliare ai bambini, affinché il Regno dei Cieli sarà suo.

Sulle Ninfe scrisse Giovanni Boccaccio: “Egli è vero che tutte son femine, ma non pisciano”. La Bambina non è infatti una Ninfa, bensì è transitoriamente nell’unità che gli umani definiscono divina: e fa la pipì.
E’ una incompletezza delle Ninfe, più distanti dal divino di quanto sia la Bambina, il fatto che esse non piscino.

Scrive il filosofo italiano Giorgio Agamben: “Nel novembre del 1972, Nathan Lerner, un fotografo e designer che viveva a Chicago, aprì la porta della camera in 851 Webster Avenue in cui era vissuto per quarant’anni il suo inquilino Henry Darger. Darger, che aveva lasciato la camera qualche giorno prima per trasferirsi in un ospizio per persone anziane, era un uomo tranquillo, ma certamente strambo. Era sopravvissuto fin allora al limite della miseria lavando i piatti in un ospedale e i vicini lo udivano a volte parlare da solo, imitando una voce femminile (una bambina?). Usciva di rado, ma, nel corso delle sue passeggiate, era stato visto frugare nella spazzatura come un barbone. D’estate, quando a Chicago la temperatura si fa improvvisamente torrida, sedeva sulla scala esterna della casa, con lo sguardo fisso nel vuoto (così lo ritrae l’unica fotografia recente). Ma quando Lerner, in compagnia di un giovane studente, penetrò nella stanza, si trovò davanti a una scoperta inattesa. Non era stato facile farsi strada fra i mucchi di oggetti di ogni genere (gomitoli di spago, bottigliette vuote di bismuto, ritagli di giornali); ma, accatastati in un angolo su un vecchio baule, vi erano una quindicina di volumi dattiloscritti rilegati a mano che contenevano una sorta di romance di quasi trentamila pagine, dal titolo eloquente In the Realms of the Unreal. Come spiega il frontespizio, si tratta della storia di sette bambine (le Vivian girls), che guidano la rivolta contro i crudeli adulti Glandolinians, che schiavizzano, torturano, strangolano e sventrano le fanciulle. Più sorprendente ancora, fu rendersi conto che il solitario inquilino era anche un pittore, che per quarant’anni aveva pazientemente illustrato in decine e decine di acquarelli e pannelli cartacei lunghi a volte fino a tre metri il suo romanzo. Qui paesaggi idilliaci, in cui le bambine ignude, in genere munite di un piccolo sesso maschile, vagano assorte o giocano tra fiori e meravigliose creature alate (i serpenti Blengiglomean), si alternano (a volte sullo stesso foglio) a scene sadiche di inaudita violenza, in cui i corpi delle fanciulle sono legati, battuti, strozzati e, infine, aperti per estrarne le viscere insanguinate.
[…] Ma l’analogia con Warburg è ancora più essenziale. I critici che si sono occupati di Darger hanno sottolineato gli aspetti patologici della sua personalità, che non avrebbe mai superato i traumi infantili e presenterebbe tratti indubbiamente autistici. Assai più interessante è indagare il rapporto di Darger con le sue Pathosformeln. Certamente egli è vissuto per quarant’anni totalmente immerso nel suo mondo immaginario. Come ogni vero artista, egli non voleva però semplicemente costruire l’immagine di un corpo, ma un corpo per l’immagine. La sua opera, come la sua vita, è un campo di battaglia il cui oggetto è la Pathosformel “ninfa dargeriana”. Essa è stata ridotta in schiavitù dai malvagi adulti (spesso rappresentati in veste di professori, con toga e berretto). Le immagini di cui è fatta la nostra memoria tendono, cioè, nel corso della loro trasmissione storica (collettiva e individuale), incessantemente a irrigidirsi in spettri e si tratta appunto di restituirle alla vita. Le immagini sono vive, ma, essendo fatte di tempo e di memoria, la loro vita è sempre già Nachleben, sopravvivenza, è sempre già minacciata e in atto di assumere una forma spettrale. Liberare le immagini dal loro destino spettrale è il compito che tanto Darger che Warburg – al limite di un essenziale rischio psichico – affidano l’uno al sui interminabile romanzo, l’altro alla sua scienza senza nome”.
E non riescono nell’opera.
Poiché la Bambina non è una Ninfa, è una manifestazione divina, e dall’esterno si crea la necessaria illusione della cultura.
Chi deve liberare la propria immagine (l’immagine di sé) dal suo destino spettrale è la Bambina quando non sarà più tale.
Al momento, la Bambina interrompe qualunque opera: sta fuori dalle immagini, dai codici, dai linguaggi.

E’ talmente onnipotente la Bambina, che tende la piccola mano, microscopica, e io non posso fare a meno di darle il dito da stringere. Quella che appare debolezza è una potenza immane, irresistibile: magistrale, e del tutto inconsapevole.

Per quanti anni io non ho realizzato cosa fosse il corpo, il desiderio e il piacere e lo stare nell’effettiva beatitudine… Per quanti anni ho lavorato con la cultura a denudarmi dalla cultura…

Che, come dice Virgilio, l’Amore vince ogni cosa è talmente vero che ancora non ho compreso e realizzato cosa sia Amore, poiché sono sopraffatto da ogni cosa.
Quindi mi serviva l’insegnamento e poteva concedermelo chi è puramente Amore: e qui e ora è la Bambina.

La notte piange, si sveglia sette volte, spesso anche otto e nove.
Entro nella stanza buia e provengo dal buio: la vista è adattata.
E’ tutto nero e bianco fosforescente.
La Bambina è in piedi, si è sollevata, si appoggia al bordo imbottito di stoffa del suo piccolo letto con le sbarre, carcerario.
E’ un piccolo spettro.
E’ una creatura che manifesta ciò che è: terrore, reclamo, desiderio, amore, rabbia, sonno, pretesa, riduzione, comando, ultimatum, allarme, piacere, volontà, potenza, frustrazione. Si potrebbe analizzare all’infinito e in ciò risiederebbe il fallimento dell’opera. Il mio Labirinto è sconfitto dalla sua Colonna infinita.
E’ uno spettro: bianca nel buio, le pupille nere dilatate occupano l’intero globo oculare, tende la minuscola mano, urla piangendo, la bocca semiaperta e poi spalancata, è come fosse priva di sangue, un’apparizione, è terribile, è dittatoriale, induce a qualunque specie di tremore.
Mi chino e la sollevo, la tengo in braccio, immediatamente infila il piccolo pollice in bocca e con l’altra mano si carezza la nuca, giochicchia con i capelli, siamo nel buio e vedo tutto.
Di colpo la piccola mano libera, caldissima, si posa sulla mia nuca, costringe la mia testa a inclinarsi, la sua testa minuscola si accomoda sulla mia spalla, aderisce la sua nuca alla mia guancia, è calda, e si addormenta.
Io nel buio e la Bambina che con la mano minucìscola ha trainato l’intera storia mia fuori dal suo ossessionante cerchio.
Chiedendo ha dato.
E’ impossibile da dirsi, però è stato.
La Bambina sblocca.
Pace ovunque nella terra coperta di paura, terra interiore.

Si legge nel Vangelo di Tommaso:
«Gesù vide alcuni neonati che poppavano. Disse ai suoi discepoli: “Questi neonati che poppano sono come quelli che entrano nel Regno”.
E loro gli dissero: “Dunque entreremo nel regno come neonati?”
Gesù disse loro: “Quando farete dei due uno, e quando farete l’interno come l’esterno e l’esterno come l’interno, e il sopra come il sotto, e quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l’uomo non sia uomo e la donna non sia donna, quando avrete occhi al posto degli occhi, mani al posto delle mani, piedi al posto dei piedi, e figure al posto delle figure allora entrerete nel Regno”».

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