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Alberto Casadei: “Biologia della letteratura”

E’ da oggi in libreria un testo di teoria e critica della letteratura che, a mio parere, ha pochi simili in Italia, perlomeno negli ultimi decenni. E’ “Biologia della letteratura”, di Alberto Casadei, docente a Pisa, e a pubblicarlo è il Saggiatore. Non è questa la sede per un’esposizione rigorosa o particolarmente euristica, ma alcune parole vanno spese, per sottolineare l’eccezionalità dell’analisi che Casadei mobilita. Tra le molte prospettive da cui questo macrotesto va riguardato, credo che la più estrema sia quella di ipotizzare un intero canone, non soltanto o semplicemente occidentale, e però un canone particolare: si tratta delle possibilibilità stesse per cui un canone letterario si impone e, ovviamente, di quali condizioni oggi si disponga per dire che siamo ancora all’interno del fenomeno letterario – a questo proposito è cruciale il capitolo conclusivo sul “Cloud” nella nostra contemporaneità, che, appoggiandosi ad autori come il sempre più fondamentale Sloterdijk, indica lo spazio simbolico in cui si iscrive un fare letterario decisamente stravolto e stravolgente rispetto al passato, eppure capace di vedere all’opera meccanismi ed elementi che persistono nell’essere attivi e nel configurare lo spazio letterario e creativo. Ciò che è classico e perché è classico: come un Wellek rinnovato o risvegliatosi ai tempi dell’intelligenza artificiale, Casadei affronta, mostra negli sviluppi e scioglie gli elementi di uno stile di stili, che non ricorre soltanto attraverso formule formali, ma impatta sui segmenti di visione del dettato letterario, come dimostra la strepitosa analisi di un Dante cinematografico e del tutto alieno rispetto alla sua contemporaneità letteraria. Ciò che si va giocando è anche il senso stesso del “memorabile”, che è l’esito e la ragione della costituzione canonica di un’intera tradizione, in forza del quale vanno depositandosi processi cognitivi ed emotivi, che Casadei assume dalla più recente ricerca neuroscientifica. Talmente denso e ricco è questo “Tractatus” letterario (sia Spinoza sia Wittgenstein sono proprio impliciti all’orizzonte di Casadei), che con “Biologia della letteratura” questo grande critico arriva a restituire, ad altezza di un tempo che sembra disabilitato nell’enunciazione teorica e fenomenologica del comparto estetico e letterario, una riflessione imprescindibile per chi si occupi di letteratura, affrontando temi che non sono semplicemente letterari, ma profondamente politici (si combatte una lotta corpo a corpo con il determinismo e il riduzionismo contemporanei) e attinenti a una disciplina che ancora non ha nome, la quale è capace di sollevare consapevolezza e possibilità eremeneutiche all’impatto che il futuro sortisce, crollando nel presente accelerato e aprendo uno spazio di riconfigurazione assoluta di antropologie che erano sedimentate (al punto da imporre la possibilità di codici universali e archetipi) e di processi che realizzarono su un lungo arco temporale la propria dittatura sul percepito. E’, come dico, un testo fondamentale, un UFO che atterra sulla nostra contemporaneità, un trattato a cui va assolutamente stretta l’origine nazionale e che non mancherà di imporsi in un dibattito ben al di fuori dei nostri confini – sintesi e motore, autoriflessione di un intero tempo e sagomatura delle tradizioni a cui afferimmo per pronunciare la parola letteraria e leggerla alla luce delle nostre antiche lanterne, “Biologia della letteratura” di Alberto Casadei è il maelstrom ordinato e l’avventura sperimentale del pensiero che, in questo nostro tempo nebulare, analizza dinamicamente e agita gli elementali delle discipline più decisive, che contribuiscono all’autorappresentazione di noi davanti a noi stessi: attraverso la letteratura, questa antica sorella a cui è impossibile dire addio.

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