“Non siamo più nella cristianità! Non più!”

Sono rimasto sorpreso, una volta di più, cioè una volta di meno, dalla resilienza del giornalismo italiano, ma direi dell’editoria italiana tutta, il quale ama parole come “resilienza”, per potere perdere meglio lo specifico del momento storico e annidarsi nella resilienza del nulla, a cui sono votati tutti coloro che sempre perdono il momento angolare del proprio tempo. Dunque due giorni fa il Pontefice, quello in carica, ha pronunciato parole che scuotono i millenni e la cosa è stata ripresa poco e male, così come fu compresa poco e male la ventura a cui espose il mondo il predecessore dell’attuale Papa, quando si dimise. Ha detto Francesco. “Non siamo più nella cristianità! Non più!”. E’ come se un uomo fosse salito sulla vetta più alta dell’universo, per scuotere le atmosfere dei pianeti, con un gong e uno tsunami cosmico. Il principio storico viene disappropriato e la cristianità esce momentaneamente dall’arco della vicenda umana, questa routine disastrosa, questo impiego del tempo per non annoiarsi da qui alla fine dei giorni, questo escamotage per soffrire meglio, per soffrire tutti. Il predecessore aveva sollevato la propria carica dall’ingarbuglio con la storia dei giorni. Il successore solleva il popolo di Dio dalla preoccupazione del dominio temporale, del presidio dell’epoca, per affrontare un discorso più alto, che è quella dell’era: le ere infatti non sono epoche. Il coraggio di questi due umani, nudi di fronte al Cristo, lascia sgomenti. La percussione potente che impongono allo “io”, non soltanto il proprio, ma quello più largo e corale della Chiesa, sbalordisce. I mediatori culturali del momento mancano il momento e la mediazione culturale. I riverberi di simili parole saranno tornado in un imminente futuro. Lo choc al tempo storico apre a un tempo spirituale: è forse meno vero Cristo, se l’époque non è belle? Chi non è nemmeno battezzato, come me, come può esimersi dall’ascolto di un giudizio che sembrerebbe storico, mentre consiste in una chiamata alla vocazione generale di tutto il tempo riassunto in Cristo? Quale era in realtà la domanda, a cui le parole di Papa Francesco danno risposta? Il nostro passaggio in questo mondo, storicamente accertato, è qualcosa di immensamente misterioso, se non siamo più nel canone comodo di una Chiesa plenipotenziaria della progressione dei giorni. Questo Papa, come il precedente, è apocalittico. Questo tempo è apocalittico. Disvelare il tempo significa aprirlo alla sua verità, che appare in forma di mistero. Entriamo nel mistero.