Il romanzo Hitler al Tg1

gennatg1.jpgPresentato da Gianni Riotta, è andato in onda, domenica nell’edizione notturna del Tg1, il servizio che la bravissima giornalista culturale Gianna Besson ha realizzato sul romanzo Hitler, insertando alcune mie dichiarazioni e compiendo una perfetta sintesi critica del libro. Sono grato al direttore Riotta e a Gianna Besson, la cui professionalità e capacità di sintesi quasi chirurgica è davvero una consolazione, per la possibilità concessami e per l’attenzione e la cura che hanno dedicato a Hitler.
Qui sotto oppure cliccando sull’immagine a sinistra, il link per downloadare il file video del servizio [1.56M].
Il servizio del Tg1 su Hitler

Il romanzo Hitler per la terza volta sul “Corriere”: su Primo Levi nel romanzo

hitlercovermedia.jpgTra tutte le critiche formulate intorno all’esito, alle intenzioni autoriali e alle meditazioni che fanno il romanzo Hitler, l’osservazione di Paolo Fallai, sul Corriere della Sera di sabato 16, è la più profonda e decisiva. E’ una critica penetrante, che scuote davvero le fondamenta e l’architettura del romanzo. A questa osservazione vorrei rispondere, perché la questione messa in gioco da Fallai è talmente decisiva da un punto di vista etico che, davvero, mi pare irrinunciabile l’assunzione di responsabilità da parte mia e l’espressione delle ragioni per cui non sono d’accordo con quanto Fallai vede e rileva. Tuttavia mi sia consentito questo giudizio: quando la critica è così radicale e penetrante l’oggetto, la “cosa” del romanzo, allora a qualche esito si è giunti e, nel caso l’autore abbia errato, è felice di ammetterlo, perché il critico gli è stato di aiuto ed è stato d’aiuto alla “cosa” stessa del libro.
Mi sia dunque permesso di ringrazia Paolo Fallai e Antonio Troiano, quest’ultimo responsabile delle pagine culturali del
Corriere, per l’attenzione rinnovata al “discorso” del romanzo Hitler.
La critica di Paolo Fallai sul Corriere della Sera

Genna e l’uso di Primo Levi per raccontare Hitler

di PAOLO FALLAI
C’è un assunto agghiacciante posto a premessa, apparentemente incontestabile, del romanzo dedicato da Giuseppe Genna a Hitler. «Considerate se questo è un uomo»: l’autore pone le parole di Primo Levi in epigrafe, insieme alle citazioni di Emil Fackenheim, Claude Lanzmann e Ron Rosenmbaum. Poi la frase torna nell’incipit stesso del romanzo, appena introdotta da un perentorio «Confrontatevi con lui. Considerate se questo è un uomo». È difficile contestare la domanda essenziale che continuiamo a porci di fronte al male assoluto.
Che uomo è Hitler? A quale umanità appartiene? È il tema della ricerca che Genna svolge, con il suo stile, scegliendo la forma di romanzo biografico al punto da superare l’uomo Hitler per concentrarsi sull’idea Hitler, «una non-persona, un punto di vuoto» come ha scritto Franco Cordelli. Ma quelle parole di Primo Levi non indicavano un’idea: hanno rappresentato carne, sangue e sgomento delle vittime. Sono forse, insieme a quelle di Robert Antelme, lo sforzo più compiuto per dare a noi la misura concreta dell’indicibile.
È possibile accostare quelle parole al carnefice? E siccome non di Hitler ci preoccupiamo ma della fertilità del male, se e quanto rischia di essere fuorviante usare in questo modo la dolente affermazione di Primo Levi? Forse, non dovrebbe essere proprio usata, ma lasciata allo stato puro di testimonianza: «Sono di nuovo in Lager, e nulla è vero all’infuori del Lager. Il resto era breve vacanza, o inganno dei sensi, sogno: la famiglia, la natura in fiore, la casa». È l’ultimo paragrafo de La tregua scritto da Primo Levi sedici anni dopo il ritorno da Auschwitz.

Videointervista sul romanzo Hitler

Il Web del libri Mondadori, recentemente rinnovatosi, propone, a partire da YouTube oltre che nella gallery del suo sito, due brani di una videointervista al Miserabile sottoscritto: che, avendo contratto un herpes che scorre nel sangue come gli pare e piace, al momento non corrisponde in nulla all’immagine che si può visionare (il volto è obitoriale e le capacità mentali pure, sic stantibus rebus). Per chi avesse interesse a ricordare il Miserabile com’era un tempo o ad ascoltare considerazioni dell’autore sul romanzo Hitler, ecco i due stralci da YouTube:

Tre pagine sul romanzo Hitler su Mucchio Selvaggio

hitlercovermedia.jpgDevo ringraziare la direzione e lo staff tutto del mitologico mensile Il Mucchio, che mi annovera da tempo tra i suoi affezionati lettori. In questo numero appaiono infatti una splendida recensione al romanzo Hitler (con motivate perplessità incluse) e uno speciale/intervista di tre pagine. L’intervista è frutto di una lunga telefonata con il critico Alessandro Besselva, che si è sobbarcato in tempi record la lettura del romanzo e mi ha posto domande che considero decisive per l’autore del libro e, spero, siano utili ai lettori interessati. L’intervista di Alessandro Besselva è tra le più belle e complesse che mi siano state fatte in Italia da quando pubblico: a lui rivolgo complimenti e ringraziamenti, perché non so come sia riuscito a estrarre un pezzo tanto preciso e stilisticamente bello da un flusso logorroico telefonico come quello che ho emanato.
Purtroppo non dispongo della versione digitale della recensione del
Mucchio. Qui sotto, la versione pdf delle tre paginate di intervista.

Autori – Giuseppe Genna

ilmucchio.jpgOpera dalla monumentalità quasi metafisica e di grando impeto morale, di difficile classificazione e a lungo meditata, Hitler (Mondadori) di Giuseppe Genna cerca di disgregare il mito del dittatore nazista attraverso una grande fede nel potere della letteratura. Operazione ambiziosa e riuscita che indaghiamo attraverso le parole dell’autore
di ALESSANDRO BESSELVA AVERAME
Le tre pagine del Mucchio

Intervista a “Grazia” sul romanzo Hitler

hitlercovermedia.jpgDue pagine su Grazia dedicate a un’intervista che la critica Silvia Bergero ha fatto al Miserabile sottoscritto. Ore di conversazione con una giornalista che esorbita per sua natura la professione giornalistica e che mi ha sottoposto a domande spiazzanti, paralleli illuminanti, osservazioni che mi hanno dato molto da riflettere. Poi il tutto va condensato, come è ovvio, in un articolo. Sono perciò in debito con Silvia Bergero per quella che non è stata un’intervista, bensì un’esposizione di prospettive diverse e di sguardi che tengono presente uno spettro amplissimo, esito evidentemente di una sommatoria di letture ed esperienze esistenziali a dire poco invidiabili. Il mio ringraziamento a Silvia Bergero e alla direzione di Grazia, per l’attenzione e l’interesse dedicato al romanzo Hitler.
Qui sotto, la prima parte dell’intervista, che è visionabile in jpg nella sua integralità e impaginazione originale cliccando i due link qui sotto.
La prima pagina dell’intervista a Grazia
La seconda pagina dell’intervista a Grazia

«HITLER È SEMPRE STATO HITLER»

di SILVIA BERGERO
grazia_mini.jpgUna bolla vuota, una non-persona, il non-essere, Hitler. Giuseppe Genna, al suo dodicesimo libro, dopo il
noir – d’autore e esorbitante il genere – dopo le trame e le stragi del nostro passato, le sette, i complotti internazionali che sono stati sostanza della sua narrativa (Catrame, Nel nome di Ishmael, Non toccare la pelle del drago, Grande madre rossa, Mondadori), dopo L’anno luce (Saggiatore) e Dies Irae (Rizzoli), affronta l’inaffrontabile: quell’ombra nera e lunga che ha scavalcato il secolo breve (e tre generazioni, altre guerre e genocidi), senza che la coscienza dell’Occidente l’abbia elaborata o superata. E l’affronta non da storico o biografo, da narratore (Hitler, Mondadori). Racconta una storia, Genna, dove sono ammessi salti cronologici, dotato di una potentissima lente d’ingrandimento, messa a fuoco su una persona, un episodio, li guarda con l’immaginazione, li vede, li “sente” e li restituisce con le parole della sua poetica.
Perché Hitler?
«Perché non bisogna concedergli nessuna vittoria postuma, neppure come male assoluto, nessuna mitologia, neanche negativa. Nessuna giustificazione psico-sociologica: il padre violento, la povertà, la frustrazione delle sue velleità artistiche perché significherebbe deresponsabilizzarlo. Hitler è una non-persona, il vuoto, non prova emozioni, nessuna empatia, finge di provare, di piangere. È solo gelo. Io non lo spiego, l’ho guardato in faccia: è l’unica cosa da fare»….

Mariarosa Mancuso su RTSI: audiointervista al Miserabile sul romanzo Hitler

hitlercovermedia.jpgMariarosa Mancuso, critica letteraria e cinematografica, firma de il Foglio e Panorama, tiene sulle frequenze della Radio Svizzera italiana un’ascoltatissima trasmissione dedicata ai libri, dall’inquietante sigla che si accompagna al titolo della rubrica, Libridine. Mancuso, che ringrazio per l’attenzione e l’onere che si è presa nel leggersi a tempi record le 630 pagine del mio libro, mi ha intervistato a Libridine, ponendomi domande che non esito a definire decisive per l’impostazione con cui ho affrontato la stesura del romanzo Hitler, e concedendomi un accredito critico che mi consola. Purtroppo, nella registrazione on line, manca la premessa della giornalista, intuibile comunque dalla prima domanda e dalla mia risposta. La registrazione è ascoltabile cliccando qui sotto e disponendo del software Real Player (scaricabile qui).
Ascolta l’intervista (11’28” – Libridine su RTSI2)

Il romanzo Hitler già in seconda edizione!

hitlercovermedia.jpgA nemmeno una settimana dalla sua uscita in libreria, il romanzo Hitler è già in seconda edizione: Mondadori ha deciso oggi di farne una nuova tiratura. E’ per me un dato importante, non tanto dal punto di vista autoriale o dal punto di vista dell’eventuale vendita del libro – è per me importante che ci sia diffusione della “cosa” che Hitler affronta. Francamente sarei felice se altri scrittori affrontassero la materia, magari criticando la mia personale prospettiva, ma comunque contribuendo al tentativo letterario (finora rimosso) di disgregare la mitologia e l’immaginario (non la memoria) che si sono eretti sul fondamento del carnefice del Terzo Reich. In un periodo di devastante dilagare di revisionismo e di pubblica incoscienza e dimenticanza di quanto è stato e quanto continua a essere, ritengo che l’opera letteraria debba esprimere una valenza politica, che sta proprio nel lavoro sull’immaginario: da un lato si tratta di costruire un immaginario, dall’altro – ed è il caso di Hitler – di decostruirlo. Poiché il mio Hitler affronta la prospettiva storica e la prospettiva metafisica secondo i dettami della teologia della Shoah, sarebbe importante (e il successo estero di Littell lo ha confermato) che oggi venisse praticata la disgregazione, la deviazione e la dissoluzione di un periodo storico la cui lezione stenta a essere recepita a tutt’oggi e che questo venisse letterariamente fatto affrontando la traiettoria sociologica, quella storica pura, quella documentale e, al di fuori di Hitler ma non del nazismo, quella finzionale. Del resto, ho informazioni che proprio intorno a queste tematiche stanno lavorando alcuni dei migliori scrittori italiani. Se il contagio letterario si allarga, sono felice in quanto intellettuale. Per questo la seconda edizione di Hitler è per me un onore. E per questo voglio ringraziare tutti coloro che finora hanno letto e dedicato attenzione al libro.