Il romanzo Hitler contro l’inganno del segreto di Hitler

hitlercovermedia.jpgHo già affrontato la sgradevolezza (che sul piano etico è ben più che tale) della spiegazione magica ed esoterica con cui si è tentato e si tenta di dare una forma di giustificazione e un rapporto causa-effetto alla sagoma vuota di Hitler. Questo errore fatale, a cui la storiografia hitleriana sembra consegnarsi nella sua quasi totalità, avviene perché la storiografia non intende minimamente accompagnarsi a una visione metastorica della vicenda umana. Così facendo, tratta Hitler come l’umano e tratta l’umano come una variabile determinabile da un complesso sistema di causa-effetto. Il risultato è sempre il medesimo: la necessità di approdare a una spiegazione, quasi che la storia fosse un’equazione e che oltre il segno “=” ci dovesse essere il disvelamento, la verità oggettuale e chiusa che rassicura. Nel caso di Hitler, le cose vanno molto diversamente rispetto alle analisi usuali: qui non si tratta di spiegare Napoleone a Waterloo o la guerra contro gli Imperi Centrali. Ne deriva che la sommatoria di spiegazioni storiografiche, che darebbero conto dell’elemento differenziale che portò Hitler ai vertici dell’orrore, è sbalorditiva. Una simile sommatoria di spiegazioni non è solo immorale, nel suo intento di giustificare ragionevolmente la figura di Hitler e quindi Hitler stesso, ma compie un danno che i cinquant’anni post-bellici hanno scontato e stanno scontando: ciò che resiste a tutte le spiegazioni, ciò che innesca l’interpretazione infinita, ciò che esorbita dalla somma delle prospettive diviene istantaneamente mito – è il mito,anche se si tratta di un antimito. E’ sconcertante che in pochissimi hitlerologi abbia presa l’urlo di Lanzmann, che esige l’impossibilità della categoria di spiegazione, cioè di giustificazione, a proposito di Hitler: ne avverrebbe l’oscena deresponsabilizzazione e, conseguentemente, la mitizzazione.
Addirittura c’è un’intera area interpretativa, all’interno della totalità delle molte prospettive che tentano di spiegare Hitler, e cioè quella psicologica. Essa punta spesso morbosamente sulla morbosità sessuale dell’uomo che diede putrida vita al Terzo Reich. Sullo sfondo, però, c’è una spiegazione che richiama l’inconscio collettivo e che come conseguenza ha che Hitler sarebbe semplicemente un captatore di movimenti tellurici psichici. L’iniziatore di questa fallimentare e dannosa teoria è un testimone d’epoca: Cal Gustav Jung. Si sorvolerà sulle eventuali simpatie naziste del celebre psicanalista: basterà mostrare in che modo avviene la giustificazione (in Jung parla: interviste e incontri, edito da Adelphi):

jung.jpg“Nella società primitiva c’erano due tipi di uomini potenti. Uno era il capovillaggio, fisicamente possente, più forte di tutti i suoi rivali; e l’altro era lo stregone, che non era forte per se stesso, bensì in ragione del potere che il popolo proiettava su di lui… Orbene Mussolini è l’uomo della forza fisica… ha la psicologia del capovillaggio. Alla stessa categoria appartiene Stalin… Stalin è un predatore; non ha fatto altro che prendersi quello che Lenin aveva creato per affondarvi i denti e divorarlo… Hitler è tutt’altra cosa… Non c’è dubbio che Hitler rientri nella categoria dello sciamano… La caratteristica segnatamente mistica di Hitler è ciò che lo spinge a fare cose che a noi sembrano illogiche, inesplicabili, stravaganti e irragionevoli… la svastica è una ruota che forma un vortice ruotante incessantemente verso sinistra: il che nella simbologia buddhista ha un significato appunto sinistro, infausto, diretto verso l’inconscio. E tutti questi simboli di un Terzo Reich guidato dal suo profeta sotto le insegne del vento e della tempesta e del vortice incessante alludono a un movimento di massa che, in un uragano di emotività irrazionale, trascinerà il popolo tedesco sempre più verso un destino che nessuno può predire, tranne il veggente, il profeta, il Führer, e forse neppure lui… Il potere di Hitler non è politico: è magico… Il segreto di Hitler è duplice: primo, in lui l’inconscio ha accesso in maniera eccezionale alla coscienza, e secondo, egli se ne lascia dirigere. Possiamo paragonare Hitler a un uomo che ascolta attentamente il torrente di consigli che gli vengono sussurrati da una fonte misteriosa e che poi li mette in pratica… La sua Voce altro non è che il suo inconscio, sul quale il popolo tedesco ha proiettato il proprio essere: vale a dire, è l’inconscio di settantotto milioni di tedeschi. È questo che lo rende potente. Senza il popolo tedesco, Hitler non sarebbe quello che ora ci appare.”

E’ proprio la distorsione che con il romanzo Hitler ho tentato di frenare grazie alla narrazione: è la narrazione (non il repertorio tradizionale della letteratura) che può fermare il delirio di spiegazione e di giustificazione della non-persona. Essa va fatta agire vuotamente – questo esige l’invenzione di una forma che non sia invenzione finzionale. Conta maggiormente l’irradiazione di vuoto che la sagoma hitleriana emette piuttosto che l’atto che ne è solamente il sintomo.