La Potenza Femminile in Evangelisti: VERACRUZ

Al momento Valerio Evangelisti ci ha consegnato una “diade”, piuttosto ambigua dal punto di vista narrativo, sulla congrega piratesca dei Fratelli della Costa: Tortuga prima e Veracruz poi. Sono due libri invertiti e inscindibili: prima il sequel e poi il prequel, prima la fine e poi ciò che prelude alla fine. L’ambiguità narrativa è un insieme di allusioni, in cui emergono nuclei di riflessione che possono essere connessi alle dinamiche di azione dei personaggi oppure consistere come apparenti impressioni, eventualmente rilevabili con accurate incursioni testuali. Non sono un critico e non compirò questo lavoro. Intendo soltanto, e brevemente, esprimere alcune considerazioni personali su Veracruz, prescindendo dai suoi rapporti con Tortuga, romanzo che, se letto, a mio avviso conferma le considerazioni che vado qui facendo.
E’ possibile leggere la diade sui pirati di Evangelisti come ennesima conferma (ma davvero: ne ha ancora bisogno, quest’autore così complesso sub specie secreti mentoris?) di certo salgarismo. E’ vero, è indubitabile: un piano della narrazione di Evangelisti (autore che struttura più livelli di lettura e di senzienza) è salgariano. Un salgarismo particolare, però.
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Il tempo inadeguato alla narrativa

[questo intervento è apparso sulle pagine di Carmilla]

In un intervento che considero abbastanza centrale e che ho qui ripubblicato, Valerio Evangelisti pone una questione importante sui rapporti tra letteratura, immaginario e realtà, partendo da considerazioni politiche e rimettendo in discussione lo statuto della cosiddetta letteratura “bianca”, geneticamente minimalista per trasformazione sua propria in questo tempo. Sulla natura della contrapposizione tra minimalismo e massimalismo effettuata da Evangelisti, va precisato che si tratta di affrontamento di temi cruciali della realtà e della psiche, cioè dell’àmbito biopolitico, non escluso l’immaginario stesso. Da una parte il minimalismo è una reductio ad stilem supportata da una psicologizzazione o una reductio ad realitatem non supportata da una forma adeguata ai tempi. D’altro canto c’è il percorso massimalista, accidentato, ma bene emblematizzato da un genere letterario, la fantascienza o meglio il fantastico, la cui estensione tenterò di determinare.
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