Il Manifesto su ‘Non toccare la pelle del drago’

L’Occidente di Chinatown
Pechino-Parigi «Non toccare la pelle del drago», il thriller di Giuseppe Genna
di MAURO TROTTA
[da il manifesto del 16.11.03]
Anno 1967, La Cina è vicina di Marco Bellocchio e La cinese di Godard raccontavano ai «buoni borghesi» sotto stress per la minaccia gialla (e rossa) quanto il maoismo contaminasse ampie fette del movimento del `68 e la contestazione alla società capitalistica. Ma la percezione di un «pericolo giallo» da parte della società occidentale, capace di destabilizzarla fin nelle fondamenta, rappresenta da oltre cent’anni una vecchia storia all’interno della cultura di massa. È negli anni Dieci del `900, infatti, che, attraverso i romanzi di Sax Rohmer, si impone il «cattivo» che incarna il mistero e l’astuzia del cinese-tipo, visto come assoluta alterità: il dottor Fu Manchu. Vissuto in numerose incarnazioni al cinema (da Boris Karloff e Christopher Lee al Dottor No di Licenza di uccidere passando attraverso la rivisitazione comica fattane da Peter Seller in Il diabolico complotto del dr. Fu Manchu del 1980) e nei fumetti (dal Mandarino, avversario storico di Iron Man a The Leaugue of Extraordinary Gentlemen scritta da Alan Moore per i disegni di Kevin O’Neill e ora trasformata in film). Oggi l’emergere del gigante cinese come possibile nuova superpotenza mondiale sembra aver rinnovato quel misto di diffidenza e attenzione che l’Occidente ha sempre riservato all’Estremo Oriente. Ed è proprio la visione della Cina incarnata dal personaggio del dr. Fu Manchu, naturalmente con una rivisitazione in chiave avant-pop più al passo con i tempi, al centro del nuovo noir di Giuseppe Genna, Non toccare la pelle del drago (Mondadori, pp. 390, € 15).


A partire da uno strano suicidio – tra un banchiere che si trasforma in torcia umana, sotterranei di un ristorante di lusso, aeroporti in cui si traffica droga e carne, agenti della Cia – si dipanano le avventure di Guido Lopez dell’Agenzia per la Sicurezza Europea, impegnato a svelare il mistero dell’affare «Carne Fresca». Ritorna, così, il protagonista degli altri due thriller di Genna – Catrame e Nel nome di Ishmael che questo nuovo romanzo ricorda molto nella struttura. Ancora una volta la narrazione segue il filo dei vari personaggi: i capitoli non sono scanditi da numeri progressivi ma si aprono col nome del personaggio di cui si seguono le vicissitudini, il luogo, la data e l’ora in cui queste si svolgono. In entrambi i romanzi, inoltre, uno dei filoni principali è dedicato a un americano, in questo caso James Cameron (omaggio al regista di Terminator e di Titanic?) e ci sono riferimenti precisi a fatti dell’attualità. Oltre a riportare integralmente due articoli di giornale, Non toccare la pelle del drago prende le mosse dall’uccisione del banchiere Edmond Jaffa, evidentemente ricalcata sulla vicenda del banchiere libanese Edmond Safra, morto carbonizzato nell’incendio doloso del suo attico di Montecarlo, nel dicembre 1999.
La struttura a rete del romanzo, che non sembra possedere un vero e proprio centro narrativo ma dipanarsi lungo snodi differenti, l’emergere di realtà diverse, o meglio aspetti differenti della realtà, il linguaggio, fortemente visivo, e la tecnica narrativa, che lo rende molto simile a una sceneggiatura, sembrano essere gli elementi centrali della scrittura di Genna. Come centrale è la teoria del complotto: fatti apparentemente diversi risultano unificati da una volontà e da un progetto di potere che si muove dietro le quinte, lucido e determinato a perseguire i propri obiettivi. In questo senso Non toccare la pelle del drago potrebbe essere definito un noir paranoico, nutrito dello stesso tipo di paranoia che è a fondamento dell’opera di Philip K. Dick.

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