Dies Irae su ‘Il Secolo d’Italia’

dalema.jpg[Mi sia data l’occasione per essere, almeno una volta, perplesso. Godo di più larghe intese di Massimo D’Alema: fatemi presidente della Repubblica. gg]
GENNA, INCUBI E SOGNI DEGLI ANNI OTTANTA
“Dies irae”, una controstoria tra cronaca e romanzo degli ultimi 25 anni. Dalla tragedia di Vermicino, dell’81, fino ai giorni nostri, passando per la caduta del Muro di Berlino, Mani Pulite e la guerra irachena
di SALVATORE SANTANGELO
[dal ‘Secolo d’Italia’ – clicca qui per scaricare la pagina originale in pdf]
Lo scrittore Giuseppe Genna è nato a Milano il fatidico 12 dicembre del 1969, lo stesso giorno in cui esplodeva la bomba nella Banca dell’agricoltura, la bomba di Piazza Fontana. Giorgio Galli direbbe che siamo di fronte a una «coincidenza significativa».


Genna ha lavorato a Montecitorio sulle carte della P2; qui sarebbe entrato in contatto con i Servizi Segreti, che gli avrebbero detto: «Per proteggerti, o taci su tutto o racconti tutto». Lui afferma di aver scelto la seconda opzione. Potrebbe sembrare un semplice escamotage per vendere più copie, ma, ad onor del vero, all’interno dei suoi romanzi si trovano (sebbene affastellate) davvero cose assai interessanti, in particolare nella sua ultima fatica Dies Irae, recentemente pubblicato da Rizzoli nella nuova collana “24/7”: «L’affresco vivo, ironico, disperato, di venticinque anni di storia collettiva e individuale. Di personaggi che si aggirano appena fuori dalla storia o dietro le sue quinte, di generazioni che hanno rotto il patto che le lega e cercano disperatamente di restaurarlo». Quanto meno nella sua ricostruzione Genna ha tenuto presente che la ricerca storica (seppur romanzata) non somiglia tanto a un’indagine giudiziaria (che riguarda le responsabilità personali ed è retta da un rigido regime delle prove), quanto al metodo dell’intelligence, che si occupa di tendenze, di fenomeni e di attività pubbliche e collettive. E, si sa, l’intelligence costa, consuma vite e risorse.
Il romanzo prende il via dal giugno 1981, quando Alfredo Rampi, 6 anni, rimane incastrato in un pozzo artesiano a Vermicino; 18 ore di diretta televisiva raccontano la sua drammatica fine, trasformandolo in un’icona mediatica: Alfredino. «È l’alba di una nuova Italia, rammodemata e corretta. Da chi? Ignara delle proprie ombre,la nazione-Titanic vara il suo decennio più patinato, gli Ottanta. Sulla scia, sballottati dalla Storia che nei decenni successivi stravolgerà il mondo 1981/2006: la caduta del Muro, Tangentopoli, l’Iraq – galleggiano i personaggi di questo romanzo».
In particolare la drammatica esperienza di Mani Pulite appare come un gelido e chirurgico atto di belligeranza: una deliberata soppressione della rappresentanza: «È indubbio – scriveva il parlamentare socialista Sergio Moroni prima di suicidarsi (il testo è riportato nel romanzo) – che stiamo vivendo mesi che segneranno un cambiamento radicale sul modo di essere nel nostro Paese, della sua democrazia, delle istituzioni che ne sono l’espressione. Al centro sta la crisi dei partiti (di tutti i partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo. Eppure non è giusto che ciò awenga attraverso un processo sommario e violento, per cui la ruota della fortuna assegna a singoli il compito delle “decimazjoni” in uso presso alcuni eserciti, e per alcuni versi mi pare di ritrovarvi dei collegamenti. Né mi è estranea la convinzione che forze oscure coltivano disegni che nulla hanno a che fare con il rinnovamento e la “pulizia”».
Genna ha definito Dies Irae come «un romanzo storico, borghese, sotto proletario, horror, metafisico», in cui due immaginari si incrociano, si sovrappongono e interagiscono tra loro: «Da un lato c’è la storia reale, che è però un immaginario, in quanto viene contratta in eventi simbolici e filtrata attraverso la letteratura: dal quarto di secolo che la narrazione del romanzo copre, figure storiche vengono fatte risaltare, mentre altre cronache vengono occultate o richiamate per allusione. Sulla sponda opposta c’è un immaginario che i personaggi coltivano e da cui vengono travolti, che s’interseca con l’immaginario letterario dell’autore: simboli, icone, allegorie, comparse di una storia eterica che soltanto la narrativa può ospitare e sulla quale centrare un’attenzione morbosa o salvifica – dipendendo la scelta dai singoli punti di vista».
Come nel romanzo che ne ha decretato il successo, Nel nome di Ishmael (Mondadori), anche in Dies Irae Genna adombra il sospetto che nella nostra società vi siano persone di comando, con responsabilità politiche o culturali molto importanti («A coprire questi emissari, un livello politico altissimo»), che operano all’interno di cerchie non democratiche, alle quali si accede non perché qualcuno ti ha votato, ma per cooptazione. E per essere cooptati in queste camarille bisogna pagare un prezzo, sostenere prove iniziatiche (o, meglio, contro-iniziatiche), commettere quel peccato che per Dante era il più grave di tutti, un peccato contro coloro che si fidano: Bruto che uccide Cesare, Giuda che tradisce Cristo, vengono collocati da Dante nel nono cerchio, nella bocca di Lucifero, che a sua volta aveva tradito Dio.
A questa categoria appartiene certamente il pedofilo, la cui eccitazione deriva dal piacere – chiaramente satanico – di violare un’innocenza fiduciosa.
Nei romanzi di Genna si suppone che eventi particolarmente rilevanti, veri e propri salti di paradigma all’interno di una società, vengano annunciati con efferati omicidi rituali, che hanno per vittime proprio i bambini. «Avevano toccato il livello politico con l’inchiesta sul traffico di bambini. C’era il rischio che le indagini venissero insabbiate. ( … ) I bambini andavano a Bruxelles». Fin qui la fiction, ma la quotidianità spesso ci apre a scorci ancora più orrendi e drammatici.
Talvolta ciò che si scrive serve semplicemente a dar forma ai propri sogni (o ai propri incubi), o – se l’operazione riesce – a conquistare celebrità e a guadagnare denaro. Spesso, sotto forma di romanzo, si scrivono cose che non possono essere raccontate diversamente: e che valgono a lanciare dei segnali.

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