Dispaccio ANSA sul Dies Irae

ansa.jpg[Questa, davvero, non me l’aspettavo. Ringrazio per la segnalazione Stefano Porro, che passa molto del suo tempo a controllare le notizie d’agenzia, sopportando con stoicismo gli altri 72 incarichi che ricopre.gg]
GENNA RACCONTA IL DIES IRAE D’ITALIA /ANSA
MAGMATICO, FLUVIALE ROMANZO SUL NOSTRO PAESE DA ANNI ’80 A OGGI

ROMA
(ANSA) – ROMA, 22 giu -(di Paolo Petroni) – GIUSEPPE GENNA, ‘DIES IRAE’ (RIZZOLI, pp.762, 17,50 euro). Sono appena passati, il 12 giugno, i 25 anni dalla tragedia di Vermicino (quando il piccolo Alfredino cadde in fondo a un pozzo artesiano e per due giorni, in diretta tv, tutto il paese assistette ai tentavi vani di tirarlo fuori vivo) e questo romanzo-fiume in piena di Giuseppe Genna inizia proprio ricostruendo quella storia, come spartiacque tra l’Italia del passato e quella che sarà berlusconiana e televisiva, prima di raccontarci tutto il resto, dagli anni ’80 sino al 2006. Oltre settecento pagine, un sommarsi e incrociarsi di vicende e materiali, per farci malinconicamente, drammaticamente intendere che la nostra storia, forse la nostra vita in genere, e’ una spy-story senza speranza e che chiederci cosa ci sia dietro ogni cosa è uno sport nazionale, ma anche una sorta di esigenza esistenziale e di necessità per tentare di capire il mistero che tutto avvolge e ci priva della possibilità di essere felici.


Così anche la vicenda di Alfredino come acme mediatico ecco che diventa un diversivo colto al volo e montato ad arte dai servizi segreti americani, per distrarci da ciò che di poco pulito stava avvenendo, a cominciare dalle rivelazioni sulla P2 e la fuga di Gelli, il processo per la morte di Calvi, trovato appeso a un ponte di Londra. E cosa di più emblematico per mostrare l’insinuarsi del male in ogni aspetto della nostra realtà, ormai resa virtuale dal mezzo televisivo, in cui, alla fine, i Mondiali di Spagna con Pertini presente alla vittoria, la costruzione di Milano 3, Tangentopoli e la caduta del Muro e così via, finiscono per essere la stessa cosa? Lo testimonia, suggerisce Genna stesso, che si propone come io narrante e assieme come personaggio-testimone, che, parallelamente all’analisi delle vicende losche del paese, conduce un’analisi su se stesso e la propria vita, oltre che su altre che incrocia. A cominciare da quella di Luigi Darida, in contatto con i servizi segreti (come pare accadde in passato allo stesso Genna), sino a Paolina C. e Monica B., emblematiche di due diversi atteggiamenti davanti alla vita, la prima che la sfida e ne subisce tutta la violenza, dallo stupro infantile sino alla droga, borghese, danarosa, moglie di produttore televisivo, che progetta un programma sull’Italia ‘Dies Irae’, come questo romanzo di Genna e come quello che, in esso, lui figura di scrivere. Un libro magmatico, eppure con una sua chiarezza, che assomma storie e ragionamenti, riflessioni intellettuali sulla letteratura, notazioni sociali, momenti di cronaca, brani di giornali, come in un flusso di coscienza continuo e assieme continuamente interrotto, dirottato. Un romanzo impervio e ambizioso, che non retrocede davanti a nulla (e qui è il suo punto debole), cercando un approccio globale (e qui è un suo punto di forza), mancandolo per eccesso, forzandolo, imperniandolo su alcune pagine riuscite e che conservano una propria veemenza originaria che non ha travolto la qualità della scrittura. Un’accusa alla società dei padri (in queste pagine tutti biechi o falliti), alle disillusioni del sogno postbellico e di quello sessantottino: tutti ingoiati dal profondo, nero, emblematico pozzo di Vermicino, luogo della disperazione e della pietà, in cui la sofferenza è viva e la speranza l’ultima a morire. (ANSA).