Kiefer, CENSIMENTO

Per quanto concerne lo sfondo silenzioso che pervade il romanzo a cui sto lavorando, facevo qui menzione di due poeti. Detto che Wallace Stevens è il primo a essere nominato, il cuore dello sfondo è Paul Celan. Per giungere a Celan, tuttavia, mi è necessario un passaggio, che emblematizza la scelta della Cosa che vado ad affrontare. Si tratta di una visita alla Hamburger Bahnhof, splendido museo berlinese di arte contemporanea ricavato da una ex stazione, nella cui sala principale troneggiano due capolavori di Anselm Kiefer, artista discepolo di Joseph Beuys [nell’immagine ingrandibile a sinistra, l’opera di Kiefer La vita segreta delle piante]. Uno di essi è esplicitamente dedicato a Celan, ma io mi appunto sul secondo, titolato Censimento. In seguito darò conto dell’arco voltaico che unisce Kiefer a Celan. Ecco una delle mie inedite “Installazioni”, dedicata proprio all’opera di Kiefer e a Kiefer stesso, oltre che a Celan.



KIEFER, CENSIMENTO

kiefer_censimento

Hamburger Banhof. Edificio gentile.
Ampia volta della stazione ferroviaria traslata in galleria.
Aria. Attesa cupolare.
Vetri curvi nel soffitto convesso, tramatura d’acciaio nero di traversi a reggere.
E’ una scaffalatura d’archivio cuboidale, si può entrare, attraverso la fenditura vaginale stretta verticale. Volumi immensi in fogli di piombo lavorato, ossidati, andati dischiarendo.
Piombo Saturno.
Saturno ultima meta, la prima. Presiede alle cose dei tempi. Metallo trasformazione. Abbandonate i metalli.
Tra le pagine immense e sbrecciate, incomprensibili i caratteri.
Ricorda qui l’archivio il tentativo di ricordare. E’ il fallimento dello stampo umano.
Giganteschi volumi che trattennero nozioni di storia, agiografia, scienze fisiche e terminali.
Sugli scaffali dominano, compressi e accartocciati, i tomi. Il lascito. Il museo umano. Museo orizzontale. Materia cartacea di metallo, inutile nell’immane combustione che sposta forme sul pianeta. La geomorfica annulla la volta umana.
All’interno: lampadina, pochi watt, le pagine squadernate. A terra, il poliedro della malinconia. Contenente nuovo metallo: camera di gestazione, utero di metamorfosi, lentissimo lavoro umano su di sé non umano, la specie umana che estrae da sé la specie aliena che in verità è.
Spiegare. Dispiegare. Disciogliere in acido discriminante.
Albrecht Dürer, di cui resta a memoria la cosa. Lo spirito, non la lettera, e la lettera si dissolse nell’aria agostana, nei fumi del fall out.
Fuori vista. Entrare in ciò che è fuori della vista.
La polvere evocata per assenza. Erratissimo e condannabile hortus conclusus. Natura morta per quanto l’arco umano sale, sfiora l’apice e declina nella scomparsa tra le sabbie aliene.
Vibra.
Scosse. Sisma. Il corpo, immobile, compresso dal testamento.
Idea di ultimità.
Non è più spazio per inserire un volume ulteriore. E’ completo. E’ compiuto.
Cronoscopia umana. Imminenza del cronosisma.
La storia è vera finché è storia umana. Dopo, è soltanto verità.
Evocazione di potenze aeree. Mondi, ucronie, spazi inesplorati.
Invito a spalancare la porta della coscienza, aria che non è umana.
Anselm Kiefer, memoriale, censimento.
Antimuseo metallico, cui corrisponde il museo celeste, oltre la galassia Seyfert.
La testa di Hegel si sfalda in polvere tarmata.
Prossimità: omaggio al poeta Paul Celan, papavero, memoria, evacuazione verticale: transvolare.
Niente resiste: non resistete, umani!
La testa senza lineamenti di Anselm Kiefer si innalza oltre Seyfert, spirale verticale di aria non umana.

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