Lulu.com: intervista su Medium e print on demand

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logo_luluint.gifEleonora Gandini, addetto stampa italiano di Lulu.com, mi ha contattato per un’intervista relativa alla pubblicazione, in print on demand, di Medium. Ne sono uscite considerazioni generali sull’editoria attuale e sul possibile futuro che il POD lascia intravvedere. Riproduco qui di seguito l’intervista, spedita ai moltissimi utenti della newsletter di Lulu.com.


Giuseppe, Lei è un autore affermato e ha parecchie pubblicazioni alle spalle. Recentemente ha pubblicato il romanzo Medium su Lulu.com. Cosa l’ha portata a questa scelta e perché?
Tre ordini di considerazione. Anzitutto Medium è un romanzo estremamente intimo: l’incipit coincide con il ritrovamento, effettuato da me e da mia sorella, del cadavere di mio padre a un giorno dalla sua morte; da quel fatto choccante sviluppo considerazioni estremamente intime, che hanno però la pretesa di riguardare chiunque affronti una perdita importante, e tale intimità non volevo venisse filtrata da alcun editore – desideravo rimanesse sorgiva, tant’è vero che ho pubblicato il testo nella sua versione prima, senza mettere il numero di pagine e lasciando intatti i refusi, il che un editore non avrebbe concesso. La seconda considerazione è un’implicazione della prima: cercavo una modalità di pubblicazione che mantenesse alta l’intensità dell’intimità e dell’universalità del tema, e quindi ho dato vita a un progetto che si sostanziasse di tre piani: una pubblicazione integrale digitale shareware; una pubblicazione a feuilleton con ipertestualizzazione sul sito; un’edizione cartacea in print on demand</a dove io avessi la possibilità di non guadagnare un euro (e così sono approdato a Lulu.com). La terza considerazione è prettamente editoriale: solitamente un autore al decimo libro non ha difficoltà a trovare un editore, ma io desideravo proprio un gesto simbolico di salto a piè pari dell’editoria cosiddetta tradizionale, poiché a mio parere essa non sta cogliendo le opportunità che i nuovi canali e i nuovi veicoli comportano.
Quale è stato il percorso che Lei ha affrontato per diventare uno scrittore affermato?
Mi pare esagerato definirmi autore affermato: non sono un bestsellerista. Ho soltanto avuto la fortuna di pubblicare in età abbastanza precoce per la media dei tempi in cui esordii. Poi va detto che sono cresciuto nell’ambiente editoriale, già a diciott’anni collaboravo con un piccolo editore. Direi che si tratta di casualità, di fortuna e poi di tenacia coriacea, più che di vocazione, visto tra l’altro che, ai tempi dell’esordio, il mio interesse principale era per la poesia, non per la narrativa.
Lulu ha un sistema di divisione dei diritti che si chiama 80/20, ovvero l’80% su ogni copia venduta viene dato all’autore, mentre il 20 è la commissione che Lulu prende per ogni copia venduta. In poche parole Lulu guadagna solo quando l’autore vende delle copie delle proprie opere e l’autore rimane nel possesso dei diritti di ogni copia pubblicata. Ritiene questo modello concorrenziale e quanto, secondo lei, questo potrebbe spingere autori affermati a spostarsi verso tali proposte per la pubblicazione di alcuni dei propri libri?
La spinta di propaganda che l’autore deve imprimere alla pubblicazione da vendere su Lulu.com è enorme. Bisogna mobilitare una intensa campagna su Web o via mail, perlomeno. Poi può intervenire il passaparola, se il testo è significativo e intercetta qualcosa di profondamente comunitario. Lulu.com non raggiungerà mai le cifre di vendita che certi titoli ottengono dalla pubblicazione presso editori ortodossi (diciamo la fascia 500.000/1.000.000 di copie vendute). Da questo punto di vista non posso realmente dire alcunché sui compensi editoriali, che mi sembrano equi. Lulu.com non dà anticipo, gli editori del comparto tradizionale invece sì, e molto spesso tali anticipi esorbitano il guadagno effettivo derivante dalla vendita di un libro, ma l’editore non chiede indietro l’anticipo stesso. Il rapporto 80/20 vale come gancio di marketing e come reale strumento per chi non ha ancora accesso alla pubblicazione presso l’editoria tradizionale, che comunque resta un’aspirazione comune, almeno a quanto mi pare di capire. E questo avviene perché Lulu.com non effettua alcuna scelta di valore su ciò che è pubblicato, mentre l’editore la compie: questo è un valore aggiunto imprescindibile, l’essere valutati e scelti ha una presa solidissima sul naturale narcisismo di molti aspiranti autori, per non dire di autori anche affermati.
I sistemi POD vengono da molti considerati come concorrenti delle case editrici tradizionali quando, invece, essi potrebbero essere dei canali distributivi differenti o dei bacini dai quali attingere per trovare nuovi talenti. Secondo lei esistono in Italia delle case editrici che abbiano già compreso le potenzialità di questi nuovi strumenti (al di là delle offerte di ecommerce)?
Piccole realtà crescono e comprendono, in anticipo sul gruppone editoriale, che questa è un’immensa opportunità. Non si può pretendere che grandi aziende abbiano o esprimano l’agilità delle piccole case editrici. E’ finito il tempo in cui la grande casa editrice faceva avanguardia. La può ancora fare sui contenuti, sui mezzi è difficile: esistono all’interno di una grande azienda sistemi informatici e marketing consolidati, blocchi divisionali, pochissimo tempo per esplorare. A oggi si è già sbloccato qualcosa che prima era impensabile: gli editor incominciano a desumere autori dai blog personali e collettivi, e mi sembra già tanto, visto che un editor è sommerso da manoscritti di aspiranti. Tuttavia si tratta a mio parere di una questione di tempo: tra dieci anni, l’editoria grande avrà una sensibilità verso i sistemi di podcast di ogni genere, salvo il fatto che tra dieci anni il Web si sarà spostato ancora più avanti e Lei potrà farmi una domanda equivalente a quella che mi pone.
Alcune persone dichiarano che un libro stampato tramite la tecnologia POD non potrà mai essere della stessa qualità editoriale di un prodotto passato sotto l’occhio critico di una casa editrice tradizionale e di un editor, con tutte le trafile ad esse collegate. Il modello di Lulu, afferma che, nell’era attuale, sia il mercato a dover decidere quali siano i prodotti meritevoli di ottenere visibilità. Cosa ne pensa?
Non riconosco lo statuto intellettuale degli operatori di una casa editrice oggidì, fatte salve alcune luminose eccezioni, e quindi la domanda sarebbe da subito smontata: l’intervento editoriale è opportuno in certi casi, in altri no, e comunque un autore già pubblicato e formato dispone di interlocutori extraeditoriali che gli concedono la garanzia di uno sguardo oggettivo, colto e disciplinante. Tuttavia quelle luminose eccezioni operanti oggi in editoria mantengono viva una tradizione dei saperi e della letteratura che, in molti casi, viene ignorata da chi pubblica e ancor di più da chi aspira a pubblicare. Il punto cieco del sistema dei saperi in Italia è che moltissimi scrivono e pochissimi leggono, ancora meno studiano. La letteratura non s’inventa. Lei può allestirmi un negozio virtuale di statue scolpite da artisti non affermati, tra cui posso rintracciare eccezionali creazioni e allora, in quanto operatore del mercato artistico, tenderò a contattare l’artista geniale che il medesimo mercato non aveva intercettato, né l’avrebbe intercettato in assenza di una vetrina digitale importante come Lulu. Però gran parte delle altre creazioni risulteranno a dir poco impressionistiche. Oggi è in voga l’idea dello sfogo di sé e del successo possibile (quasi divistico), senza pensare all’idea delle tecniche e dei filtri sapienziali che fanno una tradizione. Del mercato, così concepito, non m’interessa granché, perché rimane una potenzialità ambigua, a cui manca una pedagogia: bisogna che chi si affaccia sul cosiddetto mercato sappia farlo con brillantezza e cognizione di causa. Preferisco parlare di comunità: le comunità elaborano culture di gruppo che automaticamente finiscono, con consapevolezza più o meno intensa, nel solco delle tradizioni, le quali sono vie dinamiche, variabili, che chiedono esse stesse uno stravolgimento di sé non folklorico, ma uno strappo che si sente necessario.
Quanto al prodotto finale, devo dire che Medium ha un formato che supera di gran lunga, per qualità materiale, i libri che finora mi sono stati pubblicati.
Dal suo punto di vista, quanto i sistemi di print on demand e le comunità ad essi correlate, sono utili per gli autori esordienti? Possono essere considerati come una sorta di “palestra”, ovviamente laddove il talento sia presente?
E’ esattamente il discorso che stavo facendo alla risposta precedente. Bisogna vedere quanto queste comunità si organizzano, come, e soprattutto se emerge una necessità dell’espressione letteraria singola e collettiva. L’esempio forte, in Italia, è costituita dal progetto Wu Ming e dal corollario che ne è stato irradiato.
Come è venuto a conoscenza di Lulu.com?
Cercando su Google. Ho comparato tra i vari printer on demand non tanto le spese, visto che comunque il progetto prevedeva che io non guadagnassi un centesimo, quanto l’affidabilità nella composizione, nella formattazione, nella spedizione, nei materiali.
Cosa l’ha sorpresa e le è piaciuto di Lulu?
L’estrema flessibilità e semplicità del sistema di uploading del testo, l’apparato grafico che di default viene messo a disposizione (nonostante potessi intervenire graficamente, la copertina di Medium è ricavata dal catalogo che Lulu.com offre), la velocità di spedizione, l’abbattimento delle spese postali, la gentilezza e la disponibilità e la competenza dell’helpdesk italiano.
Cosa Lulu ha reso possibile, rispetto all’editoria tradizionale?
Per esempio, la vendita all’estero di Medium: uscirà in Bulgaria, mentre Francia e Germania si stanno interessando e l’Inghilterra incomincia a muoversi. E’ una componente fondamentale di un progetto più vasto che implicava un’autocommento on line attraverso ipertestualizzazione e proposta di supporti sonori.
Inoltre Lulu.com è un validissimo mezzo per potere pubblicare opere che l’editoria tradizionale non accetterebbe mai: lavori di avanguardia estrema o saggistica teorica che non ha mercato.
Ha qualche progetto attualmente “in cantiere” da raccontarci, magari collegato a Lulu?
Sì. Intanto ho già pubblicato un kaddish per le vittime della Shoah, che si intitola APOCALISSE CON FIGURE (acquistabile qui: http://www.lulu.com/content/763641) e che è una sorta di “installazione” a cui tengo molto e che non avrebbe trovato asilo presso alcun editore. Poi ho in mente un vastissimo e colossale progetto, che richiede che accanto a me operino altre persone, di cui però è prematuro parlare ora – valga il fatto che, con gli interlocutori che stanno decidendo se procedere nella direzione che ho proposto, è assodato che la cosa si farà su Lulu.com.

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