Houellebecq: Mondo supermarket

di Michel Houellebecq

houllebecq2I miei personaggi non sono né ricchi né celebri; non si tratta di emarginati, di delinquenti o di esclusi. Si trovano nelle mie pagine segretarie, tecnici, impiegati statali, quadri aziendali. Gente che talvolta perde il lavoro, che talvolta cade in depressione. Quindi, gente che in definitiva è media e che a priori ha ben poco del fascino romanzesco. È senza dubbio questa presenza di un universo banale, raramente oggetto di descrizione (anche perché il più delle volte pressoché sconosciuto agli scrittori) che ha sorpreso nei miei libri – in particolare nel mio primo romanzo. In effetti sono pervenuto alla descrizione di quelle menzogne abituali e patetiche che la gente si racconta per riuscire a tollerare l’infelicità della propria esistenza.

Viviamo da sempre istanti inesplicabili, di un’enorme densità, per i quali la poesia si costituisce come mezzo di traduzione naturale e immediata. Quello che è tipicamente moderno è che questi momenti sono divenuti scarsamente inseribili in una continuità che abbia e trasmetta senso. Ecco una cosa che molti avvertono: per brevi momenti, vivono; ma la loro vita, se considerata nel suo insieme, non ha direzione né senso. È per questo motivo che è divenuto assai difficoltoso scrivere un romanzo onesto, denudato dei cliché, nel quale però sia possibile realizzare una progressione romanzesca. Non sono per nulla sicuro di avere trovato una soluzione; ho piuttosto l’impressione che si possa procedere attraverso iniezioni brutali di teoria e di storia nella materia del romanzo.
Ciò che si chiama “liberazione sessuale” soddisfa piuttosto i maschi, che vi ravvedono l’occasione per una moltiplicazione degli incontri sessuali. Ne è seguita una dissoluzione della coppia e della famiglia – vale a dire le ultime comunità che separavano l’individuo dal mercato. Credo che questa sia a tutti gli effetti una catastrofe umana; e anche che siano le donne a soffrirne di più. In situazione tradizionale, l’uomo evolveva in un mondo più libero e aperto di quello delle donne: cioè un mondo più duro, competitivo, egoista e violento. Secondo i canoni classici, i valori femminili erano improntati all’altruismo, all’amore, alla compassione, alla fedeltà, alla dolcezza. Anche se valori simili sono oggi sottoposti allo scherno, bisogna dirlo senza indecisioni: sono valori di civilizzazione superiori, la cui sparizione costituisce un’autentica tragedia.
Dopo il settembre 1992, quando abbiamo commesso l’errore di votare il sì a Maastricht, un nuovo sentimento si è diffuso nei paesi: il sentimento che gli uomini politici non potevano fare nulla, non avevano alcun controllo sugli eventi e che ne avrebbero avuto sempre meno. Per un’obliqua fatalità economica che pare inesorabile, la Francia ondeggia lentamente verso la zona delle nazioni medio-povere. Ciò che il popolo prova nei confronti del ceto politico, in simili condizioni, è un evidente disprezzo. I politici lo avvertono, e si disprezzano essi stessi. Assistiamo a un gioco truce, malsano, funesto. Di tutto questo è difficile prendere coscienza.
Se l’arte pervenisse a dare una rappresentazione abbastanza fedele del caos attuale, credo che già quest’opera sarebbe enorme; e che non si potrebbe chiedere di più. Se uno si sente capace di esprimere un pensiero coerente, è perfetto; se si hanno dei dubbi, va bene ugualmente. A titolo del tutto personale, mi sembra che l’unica prospettiva sia di continuare a esprimere, senza compromessi, le contraddizioni che mi lacerano; sapendo che queste contraddizioni appariranno, con tutta probabilità, rappresentative della mia epoca.
Sebbene sia dolorosamente cosciente della necessità di una dimensione religiosa, quanto a me sono fondamentalmente a-religioso. Il problema è che nessuna religione è attualmente compatibile con lo stato delle conoscenze; ciò di cui avremmo bisogno è una nuova ontologia. Simili problemi potrebbero apparire esageratamente intellettuali e tuttavia credo che comporteranno conseguenze enormi e assai concrete. Se non si giunge a produrre qualcosa su questo versante, a mio avviso la civiltà occidentale non ha futuro.

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