Superamento dell’Apparente Grande Difficoltà

Si può affermare che accadono momenti, nell’esistenza, in cui l’allucinazione che gli umani definisono “realtà” (così stabile grazie alla memoria in stato di veglia, che collega istante a istante e ne desume un senso), si rovescia addosso all’individuo, provocando una dissociazione da quella stessa. Sembrerebbe un’onda anomala o, secondo una metafora alternativa, un enorme nodo da sciogliere. Può capitare che negli individui la percezione di quanto sta accadendo si appoggi a ciò che è stato trasmesso dalla cultura con cui l’uomo abita il mondo, e questo rovesciamento della realtà, che porta con sé il sentore della fine dell’individuo stesso venga in qualche modo nominato: il destino, la mala sorte o la sorte semplice, la disgrazia, l’inatteso, la fatalità. Oppure la percezione interna si dissocia essa medesima dalla dissociazione che la realtà opera sull’individuo, proprio quando questa sembra dirgli addio. L’umano elabora allora una cultura altra, un gesto che propriamente non è culturale e che non ha un’ospitalità certa presso il regno umano su questo pianeta, nonostante sia ripetuto dall’inizio. La sua natura è una certezza che si esprime attraverso esorcismi. Nell’esorcismo sembra esprimersi una speranza, invece si esprime una calma.
Dunque, l’Apparente Grande Difficoltà ha avuto risoluzione. Ciò che ci si attendeva, ascoltando la falsa verità del dato reale, era una smentita del dato reale. Nemmeno ce la si attendeva, tale smentita. Era, in un certo senso, assai logico e naturale che la Grande Difficoltà fosse falsa. Quando sarà oggettiva, si sarà giunti a percepire l’oggettività come un’increspatura dell’indifferenza.
L’Apparente Grande Difficoltà si è scongiurata da sola. Ciò che attende chi per ventura passi per questo stretto dominato dalle Sirene, è fare quanto fece Orfeo o quanto fece Ulisse, che sono figurazioni culturali di un più grande esorcismo, cioè di una più vasta calma. Si sta – in un modo calmo. Si continua a stare.
C’è un sollievo strano, come avere espulso una sostanza tossica, oppure avere vomitato, la pece è stata respinta dal sangue, la traspirazione è misurata, nello standard ci si muove osservando curiosamente se stessi e meditando gravemente sulla leggerezza conquistata, con la vaga vertigine di avere superato una montagna, osservando il profilo di quella successiva che si nascondeva dietro il massiccio appena attraversato, quasi non credendo più, come quando, ebbri per un alcolico ma non del tutto approdati all’incoscienza, si sorride soli al tavolo di una birreria e si saluta senza alcuna pulsione la cameriera che ha portato la bevanda, né grati né ingrati, prima di riprendere il corso dei pensieri.

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