Da ASSALTO A UN TEMPO DEVASTATO E VILE (versione 3.0)

E’ appena sbarcata in libreria per i tipi minimum fax, la versione 3.0 di Assalto a un tempo devastato e vile, dieci anni dopo la sua stesura (qui la scheda sul sito minimum fax). Ho già anticipato un piccolo brano dalla nuova parte, che raddoppia il volume di pagine del libro. Qui sotto, dal capitolo “Esaurimenti dei pregressi protocolli”, un brano che giunge dopo una lunga narrazione.
Domenica prossima, 28 marzo (qui i particolari), sarò a Roma a presentare il libro, in una conversazione insieme a Tommaso Pincio e Christian Raimo (quest’ultimo, preziosissimo editor della nuova versione di Assalto). Il 12 aprile, al Teatro Franco Parenti di Milano, il libro verrà presentato insieme ad Alessandro Bertante.

“Ma se fate così a Giuseppe, lo sai, come mangia? Lo sai che non trova lavoro…”
“Sono problemi del ragazzo”.
[…]

Camminando nel gelo, la broncopolmonite, le lastre classiche abbandonate là al pronto soccorso allagato, dove un uomo è entrato con un coltello spianato e incrostato di sangue di una ferita altrui, all’improvviso, urlando, nell’acqua, ecco dunque che l’attenzione ingigantisce il fenomeno gigantesco.
Ogni fenomeno è gigantesco.
Descrivilo.
La foggia dei sogni interrotti.
La guancia pòrta al prossimo che sei tu stesso.
E dunque descrivi cosa sia che si scioglie, affinché io abbandoni il gesto plurale che congiunge il filtro alle labbra, mentre i condensati di catrame ribollono ed esplodono e, scrutando ogni molecola, come supernove in espansione sono pronti a collassare ma emanano il residuo che anticipa, gassoso, né letale né non letale poiché la sua pericolosità eventuale dipende dalla presenza umana accanto al fenomeno medesimo.
Ecco quanto si scioglie e emerge, affinché io non ricorra più semplicemente a una sigaretta, semplicemente, semplicemente, una sigaretta semplicemente!, era tutto semplice!, deve restare semplice!, non può addivenire un fenomeno mentale, complesso e labirintico e sovrastrutturato, e invece lo era a priori; il segreto del gigantismo di ogni fenomeno è questo: è mentale, ogni fenomeno è mentale.
L’amore abissalmente richiesto e percepito non ricevuto.
Il calore che non si è avvertito, l’abbraccio della madre, la stretta del padre.
Il riconoscimento che si esiste, fornito dallo sguardo altrui e dunque negato, negando tutto, soprattutto lo sguardo altrui.
La crescita orrenda dell’attaccamento che sostituisce gli attaccamenti.
La fonte maledicente di ogni attaccamento, che è il mantra infinito e dura dal momento in cui si è esistenti al momento in cui si è ma non esistenti, e dunque: “Io… Io… Io… Io… Io… Io… Io…”.
L’inermità bambina di chi è assetato della requie dalla noia e dal profondo e dal superficiale dolore.
Le folate di rabbia, i sismi della discordia, la furibonda terra interiore che si solleva a singulti geologici, destabilizzando la crosta del pianeta umano.
L’ipotesi della cancellazione di ogni affetto, nel momento inadatto a cercare qualunque affetto pur di sapere con certezza non che si è, ma che si esiste.
L’incapacità, che spaventa, di fronte alla Bambina e al Bambino, ma non di essere padre, non è essere padre: è la fatica di volere, la fatica di amare con fatica, quando amare annulla la fatica qualunque, fa della volontà l’essere al suo stato primigenio.
La distrazione edenica.
Il limite fisico, il colpo, la botta, il sommovimento cellulare, il male organico che fa da bordo e asserisce l’esistenza del corpo e dello spirito con il corpo.
La cultura che si confonde con la natura.
L’insubordinazione emotiva quale ultima verità umana, una falsità a cui l’uomo fonico continua a credere.
La fine della fonazione e quindi l’anticipazione del futuro.
L’autoascolto, la cura di sé, il dondolìo meccanico e incantatorio.
L’atto sciamanico in istato residuale.
La favola che bimbi credemmo non ascoltammo.
La dismissione di ogni guaina, di ogni corpo.
La sospensione delle età e delle ere.
Il recupero della naturale sensazione di essere in qualunque era.
Lo sviluppo di un’altra abilità uditiva.
Il risveglio nell’addormentamento.
L’orgoglio enorme, fisico finanche nei legami strutturali di base.
L’arconte che siamo prima di comprimerci a un tale licello di densità, lentezza e ignoranza.

Tutto era questo l’uomo che fuma.

Concedete il futuro privo dei pregressi protocolli, privo di paradigmi.
Esaurimenti: convergete.

Io emergo da una nebbia, scomposto, alla tempia preme un silenzio dall’interno e un vapore dall’esterno.
Non cancellato, entro nella nebbia, non cancellato nella nebbia mi muovo, sorpasso dunque una nuova barriera di bruma compatta, riesco non cancellato, premo.
Io premo.
Esco da me.
Non sono questo, essendolo diventato.

Annunci