Kafka: tre narrazioni

di FRANZ KAFKA

Gli alberi

Perché siamo come tronchi nella neve. Apparentemente vi sono appoggiati, lisci, sopra, e con una minima scossa si dovrebbe poterli spingere da una parte. No, non si può, perché sono legati, solidamente al terreno. Ma guarda, anche questa è solo una apparenza.

***

Due che passano correndo

Quando di notte si passeggia per una via e, già visibie da lontano – perché la strada dinanzi a noi è in salita e c’è la luna piena -, un uomo corre verso di noi, noi non lo agguanteremo, anche se è debole e cencioso, anche se qualcuno lo rincorre urlando, bensì lo lasceremo andare.
Perché è notte, e non abbiamo colpa se dinanzi a noi la strada è in salita nella luna piena, e oltre tutto quei due hanno forse inscenato la caccia per loro divertimento, forse entrambi inseguono un terzo, forse il primo viene inseguito pur essendo innocente, forse il secondo vuole uccidere, e noi diverremmo complici dell’assassinio, forse i due non sanno nulla l’uno dell’altro e corrono a letto ciascuno sotto la propria responsabilità, forse sono sonnambuli, forse il primo è armato.
E infine, non abbiamo forse il diritto di essere stanchi, e non abbiamo bevuto tanto vino? Non ci pare vero che anche il secondo sia ormai scomparso dalla vista.

***

Il rifiuto

Se incontro una bella ragazza e le dico: «Sii carina, vieni con me », e costei passa oltre facendo finta di nulla, con quel suo silenzio lei intende dire:
«Tu non sei un duca dal nome altisonante, non sei un americano massiccio dalla corporatura di un pellerossa, dai quieti occhi orizzontali, dalla pelle temprata dall’ aria delle praterie e dei fiumi che le solcano, non sei mai arrivato sino ai grandi laghi che si trovano chissà dove, né li hai attraversati. Per quale motivo dunque una bella ragazza come me dovrebbe venire con te?»
«Stai dimenticando che non ti scorrazza per le strade nessuna automobile che dondoli con ampi oscillii; né scorgo i signori del tuo seguito in abiti attillati che benedicendoti ti accompagnano formando un perfetto emiciclo; è vero, hai i seni ben raccolti nel tuo corpetto, però le tue gambe e le tue anche sanno rifarsi di quella castigatezza; indossi un vestito di taffetà tutto pieghettato che a noi tutti tanto piaceva l’autunno scorso, eppure ogni tanto sorridi, con questa minaccia di morte impressa sul tuo corpo. »
«Sì, abbiamo ragione tutti e due e, per non rendercene conto in maniera inoppugnabile, vogliamo andarcene a casa – non è così? – ognuno per conto suo».