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April 23, 2015 at 04:44PM

Sono giorni di pace, di vento, di bellezza semplice nell’aria aperta, di amorosa ostentazione dei glicini e dei tubi di scappamento. Era bello, dunque, non avendo niente da fare, come in tutte queste giornate, che sono libere da impegni, andare nell’aria del sole azzurro in un pavé così così, con il motorino senza specchietti retrovisori, che dei birbantelli devono avere sottratto furtivamente qualche sera o notte fa. Stupenda azzurra Milano in questo sole di primavera estiva, ché tutti lavorano o sono indaffarati e io no, quindi, da percorrere per perdere placidamente le ore, addirittura i minuti, assaporando l’aria tenue primaverile tra i glicini e me, tra i glicini e la marmitta. Incontravo le persone, belle, che conoscevo e continuo a conoscere, c’era un poeta adesso con i capelli bianchi e un completo nizzardo che mi piaceva tanto, un mio datore di lavoro anni fa che, giovane ancora, con i peccatucci di quell’età in cui ancora si è scavezzacolli, aspirava un fumo aromatico in un vapore di nicotina buona, da un marchingegno elettronico raffinatissimo, “metà americano e metà russo, è la sigaretta elettronica più bella che c’è”, davanti alla nuova Darsena, così, tutta mattoni di cotto e non antico, sì, cotto, bensì moderno, contemporaneo direi. Pensare a quanto sono buoni i pici quanto fa bene, pensare. Queste piazzole ampie per parcheggiare ogni tipo di veicolo! Più avanti, un chiosco di pesce fresco che è stato fritto, con allegria di studenti universitari tutti d’attorno, stava lì come messo a caso lì da sempre. E io andavo, non avendo niente da fare, niente a che fare con chiunque ed era bellissimo guardarli, i chiunque, perdendo attimi preziosi da assaporare di attimo in attimo, senza editorie e culture, senza pensieri, spensieratamente. In una infinità azzurrina tutta neve di pollini adesso ch’è primavera stavo, andando, di qua di là, con curve morbide, nelle stradine di questa città Milano, privo di quelle preoccupazioni che fanno indaffarata e interessante la vita, e pursempre io, andavo, tra i miei addii salutando questi o quest’altro.
Nella sola Milano ogni pietra parla.

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