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August 13, 2015 at 08:16PM

Dal “Dies Irae” a oggi è avvenuto un passaggio cruciale nella storia umana della tecnica. Assisto a una trasmutazione non dei valori, i quali avevano già dato un secolo prima, bensì di protocolli decisivi: canone, storia, umano, occidente, testo, mondo. In cinque anni, che considero cruciali, si è data una lezione di impermanenza radicale. Un certo futuro mi pare essersi manifestato in questo incrocio di mondo. In questi anni è finito anche l’Ottocento, non soltanto il Novecento. Non esiste un equivalente di Alfredino, non esiste un immaginario in quel senso, che includeva l’evento della storia nel suo sottrarsi al mito, dispiegandosi come immagine interiore e comune, che escludeva la trascendenza. Quindi bisognerà che lavori all’aggiorna del D.I., all’interno del quale troverà collocazione il libro cupo della fantasia plumbea, di cui qualche tratto sta negli album fotografici qui su Facebook, e il tutto verrà chiuso da una cinquantina di pagine tese come “La vita umana sul pianeta Terra”, ma luminose e prive di presenza di male.
Ora la difficoltà è pensare alle storie, ma nel senso che il tempo di cui voglio trattare non è più emblematizzabile da storie, e questa è la differenza specifica rispetto al giorno dell’ira di cui scrissi. Non affabula più storia, paranoia, borghesia andata a male, pauperismo dell’io, pop, teologia e morale. Si va a un ordine altro. Vediamo se riesco a pensarlo esteticamente. 🙂

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