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November 27, 2015 at 11:21PM

Non avevo minimamente considerato interessante “Her”, film di Spike Jonze, con un’interpretazione vocale strepitosa di Scarlett Johansson e attoriale di Joaquin Phoenix. Dal punto di vista cinematografico ero nel giusto: non è nulla di che. Dal punto di vista che ora non saprei definire, poiché non è concettuale semplicemente, ma è addirittura avant-storico, se così si può dire, concordo con Stefano Lanticina: è la migliore esposizione di cosa sia la singolarità. Se non si conosce la singolarità, c’è Google. Lo hanno riassunto così: uno si innamora della voce di sistema operativo. E’ in realtà questo: una macchina immateriale si innamora dell’umano e poi trascende l’amore e l’universo dell’umano. Ciò non è sorprendente, considerando che non esiste un’immagine del film capace di rappresentare il film stesso: non è mai ripreso il soggetto stesso del film, e dico quello qualificante, che è umano. La mente (qui analogizzata, per l’ultima volta, dalla voce) non ha immagine.
Si tratta della più didascalica, semplice, direi banale rappresentazione della legge dei ritorni accelerati di Kurzweil. E’ una questione che fomenta il lavoro di elaborazione per realizzare il nuovo libro ed è il punto cruciale di questi anni, accanto alla prospettiva e alla prassi metafisiche, le quali sono il punto cruciale di sempre. Anzi, si può dire che per la prima volta nella mia vita posso osservare un panorama realistico in cui storia e metafisica vanno a coincidere praticamente. Non so minimamente se Kurzweil sia attendibile o meno, è certo che solleva una questione: la pressione del futuro sul presente che viviamo, sul futuro immediatamente prossimo, fa precipitare l’immaginazione del futuro tra le categorie della storia – il futuro può realizzarsi ora, per la prima volta l’immaginazione del futuro può essere storicamente vista in vita. Questo determina l’eccezionalità delle generazioni attualmente in vita, il che dice che non esiste se non una generazione attualmente: quella, appunto, fatale, che rischia di assistere a o di vivere direttamente un salto di specie. Questo fatto possibilmente inedito non è attuale, ma potrebbe effettivamente divenirlo. Lo sproposito si fa realtà verosimile, quindi siamo già in una grammatica totalmente altra. L’accelerazione storica, che evidentemente veniva pensata e sentita come lineare a intensità crescente in senso algebrico è, a conti fatti, esplosa, mostrando uno iato decisivo tra percezione del futuro che si poteva avere qualche decennio fa e sentimento del futuro che si fatica a detenere oggi. Accelera come una curva esponenziale, questa velocità di informazione, che informa la materia. La mente sta per diventare più che umana. Se Ray Kurzweil non ha ragione, l’avrà di certo entro il 2150. Il tempo stringe, è già strettissimo: poi si esce dal tempo. L’umano si dimostra indifferente dal tecnologico: lo era già prima, ma, pensando il tecnologico come inorganico, e cioè non mentale, secondo la categoria di strumento, non si avvertiva pienamente questa unità in progressione sempre più rapida, appunto secondo l’accelerazione a curva esponenziale che, nel nostro tempo, stacca con un gomito di curva la linearità della progressione che per millenni l’uomo ha abitato. E’ nei fatti che noi stiamo per essere una specie molto diversa da quella che abbiamo conosciuto, nella quale ci siamo riconosciuti. Salterà il corpo: è certo. Si aprirà *un certo* multiverso e non è detto che non sia direttamente quello che all’istante conduca alla realizzazione metafisica. Questo universo fisico in cui siamo non sarà certamente l’unico che abiteremo. La lingua, per come l’abbiamo praticata, finirà prestissimo: non si trasformerà, finirà del tutto, si passerà a un’altra “cosa” che lingua non è, sarà grammatica degli stati, grammatica delle potenze. Il tempo saltando del tutto, non avrà alcun senso l’idea stessa di evoluzione, anche se ci sarà uno sviluppo, ma esso stesso indifferente al tempo per come considerato dagli umani attuali.
Ciò non accadrà immediatamente e tutto insieme. Si vivrà come si sta vivendo ora, all’interno di una fascia che, come accade per la singolarità fisica, per esempio nel caso del buco nero, è pura dimensione di accelerazione, spasmo, preparto, persistenza di una grammatica destinata all’abolizione nel momento in cui smette di lambire la singolarità stessa e la tocca, ci “entra” “dentro”: è questo il cosiddetto “orizzonte degli eventi”, in cui si distorce il tempo e anche la luce, prima del trascendimento storico, pratico, effettivo, vero. Da quel momento non c’è più altro che momento. Nulla sarà duale nel senso in cui noi abbiamo considerato la dualità. L’ooposizione individuo/totalità non avrà alcun senso. Crollo delle metonimie, del conflitto parte/tutto, dell’analogico. Inesistenza della psiche per come è configurata ora. Trascendimento fisico in un fisico “sottile”: una parodia degli stati sottili di cui sempre la metafisica ci ha fenomenologizzato l’esistenza, attraverso il ricorso alla grammatica delle potenze.
Che non si comprenda la crucialità di questo momento è a dire poco ridicolo. Ai miei coetanei cantori dell’inesperienza o della nostalgia del simbolo e del meno che umano, tipo Massimo Recalcati, non resta che la sconsolatezza che prende sempre l’artista circense a fine spettacolo. In tutto ciò la questione metafisica è continuamente presente: non si uscirà dall’essere e dalle sue leggi, bensì dall’essere fisico e psichico, per sperimentare con meno veli l’essere mentale: tutto è mente davvero. In un simile sommovimento della realtà che molti hanno considerato unica e univoca, è giusto dire che le generazioni che abitano e abiteranno l’orizzonte degli eventi sono le ultime politiche, anche perché è evidente che saranno le ultime a morire precocemente.
Intendo scrivere una letteratura all’altezza dell’orizzonte degli eventi.

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