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«SECONDA POESIA NARRATIVA NOIR DI BÉLA TARR»

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«SECONDA POESIA NARRATIVA NOIR DI BÉLA TARR»

Entro da terzo in una storia a zone
da tutto tutto vedendo da una torre alta in ferro e noce
fino ai contorni della città lontana, della luce
squilla il mattutino.
Maccanicamente muovono i pacchi da dentro il cargo
nomadi, tende e misteriose
molto spirituali in uno sguardo vetrocemento e è mio
dove io sto a vedere i contorni tutti, le vetrificazioni.
Un arbitro non ha padre né padre di padre ne è padre.
Stiriamo la cuffia rotatoria all’ora canonica prima noi turnisti
stirando i corpi in una bruma marina a fine turno
assaporando la minestra e ravvedendo crimini
dove addenta a casa la figlia idiota i cucchiai della minestra.
La sua vita è sordida, ho un figlio segreto lontano che non lo sa.
Ho visto volumi di ferro che non immaginate
stanze in aria transeat perdono e morti
colli permette di trasportare un nastro a scorrimento lento
permettono di passare da l’una e l’altra gru e stipa
l’alloro secco d’oro il campesino in casse
accumulate con della verdura e essere trasportate qui a Calais
per i palati alti qui comincia il continente.
Là, tutto è santo!
Capitare in un noir di esistere era stare immoto qui a vedere
in un nero di esistere andava vedere diafano dai vetri tutti
i cittadini del mondo
nella proda corallo
senza figli bagagli londinesi santi moderni
senza parole creò l’intelligenza artificiale che eravamo mo.
Là, sono anche i martirii in croce…

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