“Settantadue – #DialisiCriminale” di Simone Pieranni

Foto del 02-03-16 alle 13.23

Esce per i tipi di QuintoTipo, la collana curata da Wu Ming 1 per Edizioni Alegre, un testo, che definirei *decisivo*, di Simone Pieranni (su Facebook è Nedo Ludi, su Twitter è @simopieranni). “Si intitola “Settantadue” e il sottotitolo è decisivo come tutto nel e del libro: “‪#‎DialisiCriminale‬”. Lo reperite in Rete qui. Da quando ho la sensazione che sia finalmente emersa la questione del futuro che è presente, e di cui consequenzialmente sto scrivendo con indefinite reiterazioni, mi pare di riuscire a dire che il futuro è una luce sul presente: è, cioè, anche buio ed è anche presente. Ecco la prospettiva del futuro sul presente che è per me cruciale: è il politico. Il politico è il multiverso abitato e l’abitabile: è l’umano, un’angelologia in forma demonologica. In un libro che, sciaguratamente, Mondadori intitolò con una finta formula maoista, accennavo a questo incrocio che, letteralmente, è dunque cruciale: lì si parlava di un supposto affaire suppostamente thrilling, di nome “Carne Fresca”, ma si intendeva quanto Simone Pieranni fa qui ben meglio di quanto potessi fare e in effetti feci io. Per testimoniare quanto è decisivo questo libro, che è di battaglia, e si tratta di una battaglia che è una Grande Guerra, riproduco qui la quarta di copertina, stesa da Wu Ming 1: ecco, questa, a mio parere, è la letteratura, non è un’aletta: è la letteratura:

«Reparto di nefrologia, dal greco *nephròs*, νεϕρός, che sarebbe il rene. Quando lo mangi, lo chiami *rognone*.
In questa stanza bianca si riunisce una società segreta. Appesi alla Macchina che filtra il sangue, uomini e donne stringono legami all’insegna di un’obliqua *camaraderie*.
Simone è un giornalista. In tre anni ha fatto 1.728 ore, dieci settimane, settantadue giorni di dialisi. Nello spazio chiuso dell’ospedale ha incontrato una Roma marginale, occulta, non raccontata.
In mezzo a un crocicchio di storie che rimandano alla Banda della Magliana, alla connection criminale che da quarant’anni controlla la Capitale, a delitti irrisolti e trascorsi inconfessabili, non è stato facile decidere quale strada percorrere.
Con l’olfatto del cronista e la tigna dettata dal tormento, Simone ci offre un’inchiesta informale nel passato di alcuni compagni di dialisi, mentre viaggia a ritroso nei propri ricordi: dalla città natale di Genova alla fuga in Oriente, nella Cina rutilante del nuovo capitalismo, fino ad approdare all’origine della malattia.
E si sa, *qualunque* origine è convenzione, mitologia, fiction.
Settantadue intreccia racconto autobiografico, indagine giornalistica e prosa onirica.
State per affondare i denti nella carne cruda.
Fratelli umani, questo è sangue di rognone.»

Advertisements