L’incredibile silenzio intorno al matrimonio Marchionne-De Benedetti

2a2ee61b2c0c8df120c149aa145a04ea3faec4e06d518c7198338e68L’uscita dell’ex Fiat dall’azionariato del Corriere della Sera, con l’incredibile confluenza nel gruppo Espresso e conseguente concentrazione la Repubblica-La Stampa, non ha sortito affatto il generale, quanto generico, stracciarsi le vesti che si è ammirato in occasione dell’acquisizione di Rizzoli libri da parte di Mondadori. Eppure la cosa non soltanto è più grave, nonostante le quote di mercato non richiedano l’allarme dell’Antitrust nel caso del matrimonio tra De Benedetti e gli eredi Agnelli. La questione è ben altra. Mettiamola dal punto di vista dei fatti storici. Lasciamo perdere il atto che, nel suo allucinogeno comunicato, l’ex Fiat rivendichi di avere salvato per tre volte il gruppo RCS dal fallimento: questo semplicemente non è vero, basta consultare la Rete per accertarlo, nel caso non lo si ricordi o non si fosse nati ai tempi di questi tre presunti salvataggi, che invece corroborarono il ruolo di controllo dell’opinione pubblica da parte di uno dei più devastanti protagonisti del comparto indecente che fu definito “capitalismo famigliare italiano”. Restiamo invece proprio alla vendita del settore libri da parte di Rizzoli a Mondadori e teniamo presenti le reazioni di intellettuali e scrittori e editoriali a quell’operazione.
Da dove parte questa vendita, che fa valere la storica e gigantesca casa editrice il prezzo del calciatore Ibrahimovic? Parte dalla necessità di coprire un buco finanziario, per fare fronte al quale un certo management RCS si è alienato asset impressionanti, tra cui lo storico palazzo di via Solferino, oltreché la divisione libri. Chi aveva contratto quell’esposizione finanziaria che gli analisti hanno etichettato come voragine? E’ stata l’illuminata guida di un altro management rizzoliano, che ha compiuto scelte scriteriate, come l’acquisto a prezzi folli del gruppo spagnolo Recoletos. Fu un’operazione da lasciare allibiti gli esperti economici. I giornalisti del Corsera la denunciarono e nessuno li ascoltò. Intervenne la Consob a multare RCS, con una cifra che definire simbolica è addirittura eufemistico: 200mila euro di multa. Il motivo della sanzione? Il management rizzoliano aveva contatti profondi con quello della controparte in trattativa. L’operazione valse 1.1 miliardi. Soltanto in Italia poteva accadere che non fosse scandalo. Nessun intellettuale, ovviamente, denunciò la cosa. Non credo nemmeno che ciò avvenisse per pavidità, la quale presupporrebbe la conoscenza dei fatti – secondo me nessun intellettuale si informò o badò a una vicenda centrale per la vita di una democrazia. In Italia va così, come si diceva. L’allora amministrato delegato Rizzoli, un manager molto esperto di nome Vittorio Colao, non avallò quell’operazione e perse il posto. Fu l’ex Fiat a determinare questo stato di cose. E chi ha venduto Rizzoli libri a Mondadori? Un manager messo lì dall’ex Fiat, che si chiamava Pietro Scott Jovine. Alienata la proprietà del cruciale e storico competitore della Mondadori in àmbito editoriale, il tizio se ne è andato. Quindi se ne è andata anche l’ex Fiat. Non soltanto se ne è andata: ha deciso di corroborare il principale e storico competitore di RCS nel campo dell’informazione. Ciò che a me stupisce è la sempiterna evanescenza di chi dovrebbe controllare i controllori, a ogni livello. In particolare mi irrita l’atteggiamento dei miei supposti colleghi intellettuali: sparate retoriche e prive di una benché minima conoscenza dei fatti, ignoranza e atteggiamento imbelle quando il gioco si farebbe duro. Chi ha mai denunciato lo stato di cose della distribuzione libraria, quando si fece la joint venture Messaggerie-Feltrinelli, con la creazione di un colosso che detiene una quota di mercato del 55-60%, come ha quantificato l’Antritust? Per capirci: la soglia oltre la quale si a delinea una posizione dominante nel mercato è stabilita intorno al 40%.
Auguri sinceri al Corriere della Sera, ai suoi lavoratori e ai suoi lettori. Auguri di diverso tipo agli italiani, che vivono senza accorgersene uno scandalo ben peggiore di quello che avvenne in occasione dello scontro tra De Benedetti e Berlusconi sulla proprietà Mondadori a fine anni Ottanta. Nessun augurio invece al management FCA, cioè l’ex Fiat: è gente che ha condizionato la vita di una nazione per quasi un secolo e continua a farlo in modo che a mio avviso è insostenibile da parte di qualunque tessuto sociale.

Advertisements