L’orrendo Mondo Maschio Italiano

Desidero dire qualcosa sul mio presente italiano. Anzi, non desidererei dire nulla. In generale non desidero più dire, vorrei soltanto stare in esperienze emotive e conoscitive, quindi anche artistiche, lavorando a scritture che poi, eventualmente, possono interessare a qualcuno. Però parlare, intervenire, foss’anche su social, in questo periodo, davvero, no: non lo desidererei. Tuttavia deve essere vero che questo presente esercita una dipendenza su di me, come qualunque presente che ho vissuto, quindi, anche se non desidero scrivere di cronaca, cioè di politica, poi non ci riesco e scrivo. Adesso, per esempio, proprio avverto una necessità, che col desiderio non ha nulla a che vedere, di scrivere una cosa sulle donne in questo Paese di merda. Vorrei fare un ragionamento su Patrizia Bedori, candidata sindaco per il M5S, che questo pomeriggio ha ritirato la sua candidatura, dopo pressioni continue, durate mesi, da parte dello staff di Casaleggio e quella brutta roba che è il movimento in cui Bedori milita. Il movimento in cui Bedori milita è orrendo al pari di qualunque altra aggregazione o congrega italiana. E’ il fatto che accade in Italia a dettare la cifra genetica dell’orrore. L’impasto antropologico che è l’Italia contemporanea è, se si vuole, e io penso proprio questo, molto peggio di quell’orrore assassino che ho verificato nei precedenti quadri decennali in cui ho vissuto io questa nazione dalla lingua demoniaca e paradisiaca, ma dall’umanità disumana e dal comparto ideale più avvilente del globo terracqueo. Anni fa nutrivo un odio profondo per quel consorzio vergognoso che fu la borghesia secondonovecentesca in queste lande. La Democrazia Cristiana e il Partito Comunista pasturavano ciò che per me era il censurabile e il censurando: una forma di grettezza priva di pietà, che si nutriva di una macina di carne trita e fresca, continuamente, continuamente, all’insegna di un’ipocrisia stellare, di una mescola di vizi in grado di creare un paesaggio morale ed esistenziale degno di una Caienna per nulla fantastica, ma reale, alla mano. La convivenza minata a priori, in nome della pratica di un egoismo che varcava l’indecenza di qualunque capitalismo – vorrei scrivere “di qualunque follia capitalista”, ma penso che il capitalismo sia una follia in sé, non è emendabile dal male, è il male. Poi sono arrivati gli Anni Zero e il disimpegno sociale è assurto a una follia ultrema, del tutto consequenziale a quell’assetto disumano che si dice “capitalismo”. Il duepuntozero, o il bimbominkismo, l’egoriferimento più generalizzato e detrimentoso, l’assassinio degli altrim grazie a bassissime soglie di attenzione. Certo, questo rinnovamento incivile ha avuto i suoi vantaggi – penso, per esempio, alla sacrosanta battaglia per i diritti a chiunque desideri esprimere la propria sessualità e affettività oltre i generi. Ciò ha mostrato da subito la corda, però: siete a discutere della “maternità surrogata” e non comprendete che entro cinque anni siamo già alla prima gestazione extracorporea. Alcune cose, tuttavia, sono maturate secondo l’allucinante linea di fuga assai tipica per un contesto così incivile e arretrato, ma nutrito di digitalizzazione, con tutto il corollario di cazzate alienative che si è sorbito in poco tempo grazie al cosiddetto “digitale” e alla cosiddetta “crisi economica”. Tra queste mostruosità, sottoposte a modifica genetica, la più spaventosa è la “questione femminile”, una nominazione che anzitutto andrebbe rovesciata in “questione maschile”.
Patrizia Bedori è una disoccupata di 52 anni e fa schifo all’italiano medio, in quanto non è figa. Per italiano medio intendo non tanto quello che ho ammirato in una lunga sessione di pronto soccorso: il diseredato che appartiene alle cosiddette “fasce basse” e non è affatto povero, però è molto aggressivo e non ha consapevolezza della lotta di classe, ma nemmeno ha consapevolezza di se stesso. No, per me l’italiano medio è quel genio del male che, per fare un esempio, si annida in una redazione di quotidiano, cartaceo o online, e interpreta o costruisce il sentimento medio di un popolo. Qualche tempo fa è stata uccisa una trentenne americana a Firenze e abbiamo dovuto, siamo stati costretti proprio, ammirarla in gallery cartacee o digitali: era bionda, era figa, c’era il sesso. Poi è stata uccisa la professoressa Gloria Rosboch, nel Canavese, per niente figa e zitella nell’anima e nel corpo – il trattamento è stato molto diverso. Per trattamento intendo: la pietà e l’emozione, foss’anche finta, espressa laddove la pubblica opinione avrebbe sede, nei bar e nei giornali e ovunque. Questa è la pressione indebita, vergognosa e criminale di un mondo maschio che io, da maschio, misuro nella sua aberrazione da quando sono stato iscritto alle elementari. Questo mondo maschio sta esprimendo una sua retorica, isterica al femminile, per come quell’abisso maschile ritiene che sia il femminile e l’isterico. Tipo: gli piace lo hashtag e fa tutto con e sullo hashtag, per anni. O ci si accorge che la retorica occidentale è un’espressione totale di quell’incombere dell’Uomo Nero, e quindi è il mondo maschio nella sua accezione deteriore, oppure non si va da nessuna parte. Uno dei campioncini e dei rappresentanti in vista di questo mondo maschio è il per nulla giovanotto che fa da premier. L’enfasi sulla comunicazione e la piacioneria è proprio uno dei caratteri distintivi di questa melma orripilante che fa il genoma italico e che qui chiamo: mondo maschio. La sua continuità con Berlusconi sta anzitutto in questo e, quindi, nella sua accettazione del modello capitalista, che è una macroespressione del mondo maschio. E Patrizia Bedori paga questo: una persona normalissima, che con poche decine di voti on line ottiene una candidatura a governare una delle più importanti città europee, per conto di un’aggregazione politica che rappresenta un quarto dell’intero elettorato nazionale: non può , la si schiaccia, non va bene – e non va bene perché non è figa, si veste male, non sembra smart, ricorda una versione aggiornata di quella femminilità antisessuata che secondo il mondo maschio veniva incarnata da Tina Anselmi o Rosi Bindi. Non ho letto un intervento che sia uno, da parte delle cosiddette femministe, queste genialità che non hanno mai capito nulla di strategia e tattica politica e che dovrebbero andare sempiternamente a lezione da chi ha condotto la battaglia LGBT. Non ho letto un intervento che sia uno da parte degli osservatori ben più pregiati del sottoscritto. Non ho letto niente. Sono anche cazzi (cioè: problemi – qui la nominazione mi pare funzionare perfettamente…) della signora Bedori, che aderisce a una delle più angoscianti legioni che l’occidente abbia partorito negli ultimi decenni: si svegli e, nel caso, faccia la battaglia politica, che non fa. Ella accusa la macchina del fango, la quale non è macchina, ma soltanto fango: un sostantivo maschile, cioè. Quel movimento è un patriarcato totale e inguaribile, gestito in rappresentanza di una gestione che non è affatto la democrazia o l’idealità: è semplicemente il mondo maschio. Io non so, francamente, come si esca da questa situazione che definirei “endemica”, la ravvedo da sempre. La violenza implicita e sempiternamente esplicitata verso le donne; l’enfasi sulla sessualità e la pratica orripilante degli italianissimi “tre minuti e mezzo di rapporto sessuale medio” (andate a cercarvi i rapporti e non fate finta di stupirvi); l’istruzione recepita all’ultimo ganglio del sistema nervoso e impartita dal sistema che alleva i cuccioli della nazione, ovvero dal mondo maschio – tutto questo, davvero, io non saprei come superarlo di colpo, se non con una dittatura marxista di stampo curdo che, sinceramente, da anni mi auguro conquisti il Paese e lo trasformi.
Buonanotte, bambine.

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