blog · Poesie

“Storia delle storie sempre”: una strana poesia

Era bello avere dove era la casa la casa. Le ore portavano la casa a me papà. Era bello il cibo buono, povero, la didascalia, dove bambina la bambina chiedeva alla fine dei suoi secoli la primavera, papà. Stavo lì con le mani nelle mani e il gusto di stare dietro all’albicocca sotto l’alogena e si generano lì le cose, della bambina: come la masticava, saliva e tutto, la bocca a ciliegia
e luccicare le cose nuove dove non arriva mondo, madre
fino all’inizio della storia che segue la storia allo zero. E quanto buio con la abat-jour e quante coccole. Te la racconto bimba: “Zigolo Zagolo andava nei supermarket e requisiva il gorgonzola. Piaceva un sacco a lui e destinavano ai reparti primonovecenteschi i pazienti che attendevano Zigolo Zagolo con quelle scorte di gorgonzola. La luce si accendeva. Arrivava. Dava loro da mangiare, li aiutava. Avevano ottant’anni, più. Erano esaurite le scorte verso sera a Milano, a Milano non c’era più certezza di avere un pezzo di gorgonzola, lacrimavano per il gelo nei reparti, per l’aria condizionata che andava male. I medici avevano il gelo negli sguardi, gli altri stavano tra degli stracci e il caldo, poco, che potevano permettersi, o bambina”.
Arriviamo ai reparti nelle camerate e stiamo con i nostri polmoni nella luce rada, nella radura verde, ai limiti dell’oscurità. Abbiamo Béla Tarr negli sguardi e la nostra povertà da difendere e da amare, di difendere e di amare. Qui stiamo, nell’incrocio dove non sarà niente di niente andare, se non amare. Stiamo bene e ringraziamo. Ringraziamo gli abeti neri nel parco giardino della Guastalla, tra i guasti che hanno fatto per noi tutto il benedire, dire “No, grazie”
e stare qui senza nessuno e niente se non vedere noi e la bimba tra le tombe prossime e le veemenze, di ieri e di adesso che tace la sirena e è pace dove le cliniche chiudono i tempi e salva è la bimba. Siamo salvi, amore, siamo di amore.

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