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Osip Mandel’stam: i “Quaderni di Voronež”, a cura di Maurizia Calusio

E’ appena uscito un libro necessario a chi ama la poesia: il primo dei “Quaderni di Voronež” del grande poeta russo Osip Mandel’stam [su questo sito, si veda qui], editi dalla raffinata casa editrice Giometti & Antonello per le cure della bravissima Maurizia Calusio, che al momento è una delle realtà più interessanti di un panorama editoriale molto provato dalla crisi e dal mutamento antropologico. Vorrei insistere sul carattere di necessità dei “Quaderni di Voronež”: ci si trova istantaneamente nell’orizzonte degli eventi di un grande buco bianco, cioè la poesia di Mandel’stam, che è la singolarità novecentesca assorellata ad altre singolarità altrettanto decisive, da Eliot a Pound a Celan a Stevens a Cvetaeva a Rilke. L’intensità veritativa dei versi di Mandel’stam è impressionante. La traduzione di Maurizia Calusio, che già aveva lavorato gli scabri accenti dei “Quaderni” in una precedente edizione uscita per Mondadori nei Novanta, si allinea all’ispida e minerale poesia di questo Mandel’stam lontano dall’acmeismo, ribaltato sulla dura spina dorsale del secolo, nel paese che gli diviene straniero, producendo una reazione a base di sillabe come vertebre, una visione che pietrifica il tempo e lo spazio, nella direzione di un mondo disumanizzato eppure tanto umano. La dura realtà del tempo istoriato, ché “era un giorno a cinque teste”, il silenzio di Dante e la costrizione a “respirare bolscevizzando”, il precipizio dell’universale per un poeta che, schiacciato da una pressione altissima (politica, quindi personale) è in grado di dire che “E non sono depredato, non sono piegato, / ma solo enormemente ingigantito”. Si può desumere da questo Mandel’stam la lezione assolutistica che ci commina il “Meridiano” di Celan o “Il bosco sacro” di Eliot: una poetica che è un’epistemologia e un’ontologia. Siamo davvero nel bosco sacro: esso circonda e penetra la piccola cittadina russa di Voronež, esilio e ingigantimento di una delle grandi menti novecentesche. Non so come dirlo, se non direttamente: fate vostro questo libro urgente, sempre presente. Eccone un testo, nella meravigliosa traduzione di Maurizia Calusio:

Sulle ciglia morte Sant’Isacco è ghiacciato
e sono livide le vie signorili –
morte del suonatore d’organetto, pelo d’orsa
e ceppi altrui nel camino…

Già stana il bracchiere l’incendio,
una piccola torma di break da caccia,
corre la terra – globo ammobiliato –
e lo specchio deforma il saputello.

Nebbia e disaccordo ai piani delle scale,
fiato, fiato e canto,
è ghiacciato nella pelliccia il talismano di Schubert –
movimento, movimento, movimento…

(3 giugno 1935)

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